L’avvertimento è chiaro: il quartiere non è turismo. Nella notte tra mercoledì e giovedì 11 giugno le keybox di 153 appartamenti turistici nelle aree di Puente de Vallecas, Villa de Vallecas, Latina, Lavapiés, Carabanchel e Tetuán nella città di Madrid sono state sabotate a colpi di martello e con la colla da militanti impegnate nella difesa del diritto all’abitare. Si tratta della seconda operazione di disobbedienza civile portata avanti da un gruppo di attiviste con l’obiettivo di protestare contro la turistificazione e la conseguente gentrificazione di un numero sempre maggiore di quartieri popolari della capitale spagnola.
Intervistate dal giornale eldiario.es, le autrici del gesto hanno dichiarato: «se i nostri nonni dicevano che la terra è di chi la lavora, noi diciamo che le case sono per il quartiere e le sue vicine». A pochi mesi di distanza dalla prima operazione del febbraio del 2026, il problema di quella che in Spagna è divenuta la preoccupazione [1] principale della cittadinanza, ovvero la difficoltà di accedere ad una casa, non ha visto alcun tipo di miglioramento. In special modo, la situazione nella Comunità di Madrid (di cui la città di Madrid è capoluogo) si è fatta particolarmente critica, nonostante i pochi tentativi del governo di mettere una pezza su una questione che, al momento, sta dimostrando essere il principale fallimento per il governo Sánchez.
Secondo l’Instituto Nacional de Estadística (INE), la Spagna nel 2025 ha ospitato 96,8 milioni di turisti internazionali e più di 9 milioni hanno visitato la città di Madrid. Secondo le stime, nell’agosto del 2024 le piattaforme per la prenotazione di alloggi Booking, Airbnb e Vrbo gestiscono circa 400.000 strutture [2] in tutto il paese e segnalano una netta crescita rispetto alle 238.000 dell’estate del 2018. A crescere, però, non è soltanto il numero degli appartamenti destinati al turismo: la conseguenza più netta del trasferimento di case dal mercato locale allo sfruttamento turistico è la riduzione dell’offerta e l’aumento dei prezzi degli immobili e delle stanze. A Madrid, dal 2015 al 2023 si è registrato un aumento medio del canone d’affitto del 34%, da 615 euro al mese, a 825 euro.
L’esecutivo spagnolo ha provato a rispondere allo strapotere delle piattaforme online applicando restrizioni basate sulle licenze e, nel maggio del 2025, il Ministero dei Diritti Sociali e del Consumo ha imposto il blocco di più di 65.000 annunci illegali di appartamenti pubblicati su AirBnb. In quest’occasione, inoltre, il ministero ha avvertito e preteso [3] al comune di Madrid dell’esistenza di 15.200 alloggi turistici fuori norma, rispetto al migliaio di licenze concesse dalla comunità autonoma in quel momento. Nonostante ciò, nella comunità autonoma della capitale governata dalla stella del Partito Popolare Isabel Díaz Ayuso, la legislazione comunitaria non esige [4] la licenza per inserire nel mercato turistico un immobile e le denunce avanzate dal ministero si sono concluse in un nulla di fatto. «Non è solo per le case, ma anche per il quartiere» hanno affermato alla stampa le attiviste. «Un turista non va né dal ferramenta, né in una merceria. Ci sono sempre meno vicine e sempre più attività pensate per chi è di passaggio».
Il 24 maggio all’incirca centomila persone hanno partecipato alla manifestazione organizzata dal Sindacato delle Inquiline ad Atocha per protestare contro la «dittatura della speculazione» e denunciare una situazione ormai insostenibile. «Questa crisi è causata e continua ad essere alimentata da speculatori immobiliari, società immobiliari, fondi, banche, insieme a governi e istituzioni che hanno favorito questo modello» si può leggere sul manifesto [5]. Sebbene la capitale vanti il primato della città [6] con più annunci su AirBnb dello stato spagnolo (16.249), la situazione nelle principali metropoli del paese resta critica. In Catalogna si è tenuto un macrosondaggio sul diritto all’abitare organizzato dai collettivi impegnati nella causa, che ha rivelato che il 91,2% delle persone intervistate sarebbe a favore di una legge che riduca i canoni d’affitto. Da qualche mese i sindacati e le associazioni attive nella lotta hanno manifestato l’intenzione di organizzare uno sciopero generale per abbassare il prezzo degli affitti e, secondo il sondaggio, l’82,2% dei partecipanti si è dimostrato favorevole all’iniziativa.
Come è avvenuto in diverse città italiane [7] nel dicembre del 2024 prendere d’assalto le keybox, divenute ormai simbolo della turistificazione delle nostre città, è un modo per dimostrare nettamente il dissenso inascoltato che emerge dai quartieri. Manifestazioni, scioperi, disobbedienza civile e sindacalismo, sono gli strumenti che mostrano che al disinteresse dall’alto, la popolazione risponde con l’organizzazione dal basso.