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Biolaboratori in Ucraina: i documenti desecretati riaprono il caso su Hunter Biden

«Hanno mentito al popolo americano». Con queste parole, la direttrice dimissionaria dell’Intelligence nazionale USA, Tulsi Gabbard, ha accompagnato la desecretazione [1] di documenti che confermano l’esistenza di oltre 40 biolaboratori (su 120 nel mondo) finanziati da Washington in Ucraina e riportano sotto i riflettori una vicenda che per anni è stata liquidata come “disinformazione”. Dal nuovo dossier emerge anche il nome di Black & Veatch, principale contractor del Pentagono per numerosi programmi biologici. Ed è proprio qui che torna a ripresentarsi sullo sfondo la vicenda di Hunter Biden. Black & Veatch collaborò, infatti, con Metabiota, società biotech che nel 2022 finì sotto i riflettori per un investimento da 500 mila dollari ricevuto da Rosemont Seneca Technology Partners, fondo associato al figlio dell’allora presidente Joe Biden.

I documenti desecretati non provano un coinvolgimento diretto di Hunter Biden nei laboratori ucraini, ma riportano al centro della scena quella rete di finanziamenti e società private, che per anni è stata liquidata come una “teoria del complotto” e che oggi riaffiora nelle stesse carte pubblicate dall’intelligence statunitense. Le slide [2] dell’Office of the Director of National Intelligence offrono una fotografia dettagliata dell’infrastruttura biologica costruita in Ucraina con fondi statunitensi nell’ambito del Cooperative Threat Reduction Program, il programma avviato dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica per impedire la proliferazione di materiali e competenze legate alle armi non convenzionali. Secondo il dossier [3], gli Stati Uniti hanno sostenuto oltre 40 laboratori e strutture di ricerca distribuiti sul territorio ucraino. Le carte mostrano che numerosi centri erano autorizzati a lavorare con quelli che vengono definiti «patogeni particolarmente pericolosi», tra cui antrace, tularemia, peste, Ebola, Marburg, SARS e MERS. In uno dei passaggi più significativi si afferma, inoltre, che Washington ha finanziato attività di ricerca genetica sull’influenza aviaria altamente patogena e su altri virus ad alta trasmissibilità. Uno degli aspetti più interessanti del materiale pubblicato riguarda la dimensione economica dell’operazione. Le tabelle contenute nelle slide riportano i costi di progettazione, costruzione e allestimento di numerose strutture finanziate attraverso il Dipartimento della Difesa statunitense.

A emergere è soprattutto il ruolo dei grandi contractor privati. Black & Veatch compare ripetutamente come uno dei principali soggetti incaricati della realizzazione delle strutture e della fornitura delle tecnologie necessarie. La società [4]avrebbe coordinato progettazione, costruzione ed equipaggiamento di diversi laboratori attraverso una rete di subappaltatori locali. Tra i progetti citati figurano il laboratorio diagnostico di Kherson (1,7 milioni di dollari), l’Istituto di Medicina Veterinaria dell’Accademia nazionale delle scienze agrarie (2,1 milioni), il Central Reference Laboratory di Odessa, il più costoso con quasi 3,5 milioni di dollari, e il laboratorio diagnostico della Transcarpazia, finanziato con circa 1,9 milioni. È proprio la presenza di questi attori privati a rendere la vicenda particolarmente delicata, perché mostra come il programma biologico ucraino sia stato sviluppato attraverso una complessa rete di appalti, subappalti e partnership pubblico-private.

Il legame con Hunter Biden era emerso già nel 2022, quando alcune e-mail provenienti dal laptop del figlio dell’allora presidente, pubblicate dal Daily Mail, comprovate dal Washington Post [5] e riprese da diversi media internazionali, avevano riportato l’attenzione sui rapporti tra Rosemont Seneca Technology Partners e Metabiota, società impegnata in programmi di ricerca sulle malattie infettive finanziati dal Dipartimento della Difesa statunitense. Le stesse comunicazioni mostravano inoltre tentativi [6] di coinvolgere Burisma in un progetto scientifico in Ucraina collegato alle attività di Metabiota. Documenti federali mostrano che tra il 2014 e il 2017 il Dipartimento della Difesa statunitense assegnò a Metabiota contratti per circa 18,4 milioni di dollari, inclusi 307.091 dollari destinati a «Ukraine research projects». Nello stesso periodo Black & Veatch operava come principale integrating contractor della DTRA per il programma di riduzione delle minacce biologiche in Ucraina. Nel marzo 2022, Igor Kirillov, responsabile delle forze russe per la difesa radiologica, chimica e biologica, sostenne che «il fondo Rosemont Seneca di Hunter Biden ha finanziato il programma militare biologico del Pentagono in Ucraina» e parlò di «uno stretto legame» tra il fondo, Metabiota e Black & Veatch, indicati come attori centrali della rete di laboratori finanziata dal Dipartimento della Difesa americano.

La desecretazione delle nuove carte arriva in un momento particolarmente delicato per la politica americana. Nel comunicato che accompagna la pubblicazione dei documenti, Tulsi Gabbard accusa apertamente l’establishment di aver nascosto informazioni all’opinione pubblica, sostenendo che l’esistenza e il finanziamento dei biolaboratori siano stati «intenzionalmente insabbiati» e che chi ne parlava venisse accusato di essere «un agente straniero e un traditore dell’America». Per Donald Trump, il dossier rappresenta un’arma preziosa in vista delle elezioni di Midterm: non tanto per ciò che prova, quanto perché consente di sostenere che una parte delle informazioni liquidate per anni come disinformazione avesse in realtà un fondamento concreto. Ed è proprio questo il terreno sul quale la guerra delle narrazioni americane appare oggi più feroce che mai.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.