Ormai il motore di ricerca di Google priorizza su ogni cosa AI Overview, la finestra di testo in cui l’intelligenza artificiale della Big Tech riassume in poche righe una risposta che dovrebbe soddisfare l’intero bisogno informativo manifestato dall’utente. Per l’utente medio, la funzione si presenta come una vera manna dal cielo: al posto di dover consultare e verificare diversi link, promette risposte immediate e facilmente digeribili, semplificando di molto la vita a chi non ha tempo o voglia di scandagliare i risultati effettivi delle proprie ricerche. C’è però un problema: come spesso capita per le IA generative, anche Overview è vulnerabile all’errore e non è quindi insolito che sostenga amenità infondate. Secondo un giudice tedesco, di quell’errore è responsabile Google.
L’intelligenza artificiale ha stravolto le alchimie dei motori di ricerca, offrendo strumenti che, a seconda dei punti di vista, possono essere etichettati come strepitosi o infami. Se da una parte gli strumenti come AI Overview stanno annichilendo la possibilità per blog, siti e giornali di ottenere visualizzazioni e ricavarne introiti pubblicitari, dall’altra riescono a offrire una sintesi dei contenuti che, quando non è inficiata da errori, arriva dritta al punto della questione di interesse per gli utenti. Questa transizione, però, modifica anche il ruolo dell’azienda nella diffusione delle informazioni: il portale non si limita più a ospitare e raccogliere le opinioni altrui, ma rielabora testi che poi pubblica sostanzialmente a proprio nome.
Fino a poco tempo fa, Google era solita tutelarsi dalla responsabilità derivante dal dare spazio a falsità e bugie sostenendo che la disinformazione fosse responsabilità degli autori ospitati nei suoi risultati. Con i riassunti dell’IA, questa giustificazione è ormai superata – almeno stando a quanto stabilito dalla Corte Regionale di Monaco. In una decisione [1] datata 28 maggio 2026 e recentemente condivisa col pubblico, i giudici tedeschi hanno decretato che i testi generati da AI Overview non possano essere equiparati alla semplice elencazione di link e collegamenti. Si tratta di testi originali, presentati con tono autorevole, e la responsabilità sulla validità del contenuto cade quindi in capo al gestore.
La vicenda giudiziaria nasce da che lo strumento ha collegato erroneamente due società editoriali del gruppo Verlagshaus24 a una serie di truffe e comportamenti illeciti, un’informazione che ha leso il diritto all’identità e alla reputazione aziendale. Portata in tribunale, Google ha declinato ogni responsabilità, sostenendo che gli utenti possono pur sempre verificare l’informazione esplorando i link citati nella sintesi proposta. Questa posizione non tiene però conto di due elementi critici: non sempre il risultato generato è effettivamente riconducibile a un testo esistente e si stima [2] che solo l’1% degli utenti si soffermi a cliccare sui link forniti da AI Overview. È assodato, insomma, che chi si limita a leggere il riassunto generato dall’IA, quasi certamente non ne verifica le fonti.
Secondo il tribunale, la presenza di link non elimina la responsabilità aziendale, perché una dichiarazione autonoma, coerente e immediatamente comprensibile fa sì che l’onere della verifica non possa cadere integralmente sulle spalle dell’utente. La sentenza risolve così quell’ambiguità per cui, fino a oggi, soggetti e attività vittime della disinformazione di AI Overview si trovavano in una situazione di totale impotenza: non potevano pretendere la correzione dell’informazione né dai siti – che giustamente non riportano la notizia “allucinata” – né dal motore di ricerca, che si limitava a sostenere di aver elaborato un documento ricavato da testi già esistenti.
Secondo i dati citati dal New York Times [3], AI Overview vanterebbe un tasso di successo nelle sintesi di circa il 90%. Una percentuale tutt’altro che malvagia, ma che, applicata ai numeri esorbitanti delle ricerche effettuate su Google, lascia un margine di errore di proporzioni considerevoli. La posizione della Corte tedesca, per ora relativa a un procedimento preliminare, potrebbe quindi avere un impatto enorme sull’intero tessuto europeo, aprendo la strada a forme di responsabilizzazione della piattaforma in grado di influenzare il modo in cui certi strumenti di IA verranno impiegati all’interno dell’intera UE.