Le relazioni tra Cina e Corea del Nord si riaccendono in un momento d’oro per Pyongyang. A sette anni dall’ultima volta, l’8 e il 9 giugno il presidente cinese Xi Jinping ha fatto visita alla capitale nordcoreana, con l’obiettivo di solidificare le decennali relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Xi e la first lady Peng Liyuan sono stati ricevuti in aeroporto direttamente da Kim Jong-un e Ri Sol-ju, che hanno dato il via a un’accoglienza sontuosa, definita dallo stesso presidente nordcoreano come un «profondo successo», esempio del rafforzamento continuo della cooperazione tra i due Paesi.
Non è un caso che il primo viaggio all’estero compiuto dal presidente cinese si sia svolto nel Paese confinante. La visita di Xi Jinping coincide con un periodo particolarmente favorevole per l’economia nordcoreana: secondo le stime [1]della Banca di Corea, l’ente bancario nazionale della Corea del Sud, Pyongyang ha vissuto uno sviluppo economico pari al 3,7% nel corso del 2024, dato in crescita rispetto al 2023 (3,1%) e soprattutto rispetto alla recessione del 2022, quando la Corea del Nord registrò un -0,2%.
Tra i fattori principali alla base del “successo” nordcoreano c’è la collaborazione di Mosca; difatti, dall’inizio della guerra in Ucraina, la Corea del Nord ha fornito artiglieria pesante, soldati, missili e munizioni all’esercito russo e, secondo le stime, gli accordi militari avrebbero fruttato un guadagno pari a 20 miliardi di dollari nelle casse di Pyongyang. I risultati di questo sviluppo economico starebbero gradualmente cambiando la conformazione delle città e la vita quotidiana della popolazione: il governo nordcoreano ha attuato negli ultimi anni ingenti investimenti in ambito infrastrutturale [2], costruendo case, ospedali e complessi turistici aperti al pubblico interno al Paese.
Il merito del rinnovato sviluppo economico di Pyongyang non è soltanto russo. La cooperazione economica con la Repubblica Popolare Cinese sta vivendo a sua volta un momento estremamente florido: le tecnologie cinesi hanno fatto ingresso nella vita quotidiana della cittadinanza nordcoreana e hanno rivoluzionato la quotidianità delle persone. Sistemi di pagamento virtuali, smartphone e veicoli elettrici sarebbero divenuti la normalità anche in Corea del Nord e gli scambi commerciali tra i due Paesi hanno visto un incremento [3] del 22% nei primi due mesi del 2026 rispetto all’anno precedente. Nonostante le sanzioni imposte dall’asse occidentale sul Paese coreano, che gravano anche sugli scambi con gli altri Paesi, Pyongyang esporta regolarmente prodotti ittici, materiali siderurgici, componenti di orologi e parrucche, mentre la Cina resta un attore fondamentale per i rifornimenti energetici e alimentari.
Nonostante ciò, il nuovo ruolo che la Repubblica Popolare sta ricoprendo sulla scena internazionale, specialmente in relazione alle forze occidentali, starebbe preoccupando gli equilibri con il vicino coreano, e in questo contesto la rinnovata intermediazione russa diviene un ostacolo non più trascurabile per la Cina. Il nuovo potere economico espresso da Pyongyang e gli scambi sempre più imprescindibili con la Russia pesano su una relazione che storicamente ha visto la Repubblica Popolare come fattore di reale sopravvivenza per il popolo nordcoreano. La relazione tra i due Paesi, definita «come labbra e denti» da Mao Zedong, affonda le sue radici nel 1948, prima della nascita della stessa Repubblica Popolare, e si solidifica in occasione della guerra di Corea del 1950. Da allora, nonostante periodi di alti e bassi, i due Paesi hanno sempre mantenuto una linea comune, in particolar modo dalle riforme economiche attuate in Cina negli anni ‘90 e con l’istituzione della Zona Economica Speciale (ZES) di Rason, al confine tra i due Paesi.
Sebbene questa visita abbia avuto il fine di rinnovare, soprattutto agli occhi del mondo, le relazioni storiche tra i due Paesi, le due delegazioni hanno evitato di menzionare l’elefante nella stanza: la denuclearizzazione del Paese coreano. Da quando Pyongyang ha dato vita nel 2006 al programma nucleare, la Cina ha sempre espresso la propria contrarietà e tale posizione è stata reiterata anche durante l’ultima [4] visita di Xi Jinping nel 2019. In questo caso, invece, il silenzio sulla questione da parte del presidente cinese sembra riflettere una posizione di maggiore cautela, finalizzata a preservare una relazione che rischia di sfuggire di mano a Pechino. Per quanto sia improbabile che questo atteggiamento dimostri un tacito assenso o un rassegnamento cinese sulla questione, la posizione di Xi si fa più delicata, in particolar modo dopo l’incontro con il presidente degli Stati Uniti d’America. Indispettire Pyongyang e far protendere così la bilancia relazionale sul braccio russo comporterebbe un rischio enorme, specialmente nel contesto geopolitico nord-orientale, simbolicamente rappresentato dal fiume Tumen, dove sorge la frontiera che unisce i confini tra Russia, Cina e Corea del Nord.
La coperta si fa quindi corta. Fare l’occhiolino all’asse occidentale potrebbe far avvicinare ulteriormente Pyongyang a Mosca, mentre approvare tacitamente la forza nucleare nordcoreana non può che incrementare la tensione a Tokyo e Seul, vicini dell’area e alleati inscalfibili degli Stati Uniti. Pechino deve trovare il modo di preservare la stabilità agognata senza scontentare i vecchi amici.