L’anno scorso le principali banche a livello mondiale hanno aumentato il sostegno finanziario all’industria dei combustibili fossili. Ai progetti legati al settore del carbone, petrolio e gas sono stati destinati 906 miliardi di dollari, 64 in più rispetto al 2024. A rivelarlo è l’annuale rapporto Banking on Climate Chaos, realizzato da una coalizione di associazioni ambientaliste. La statunitense JPMorgan Chase guida la classifica, con investimenti al settore fossile pari a 58 miliardi di dollari. Seguono Bank of America, MUFG, Mizuho Financial e Citigroup. In Italia il primato appartiene a Intesa Sanpaolo, con 4,7 miliardi di dollari erogati nel 2025. Circa la metà dei finanziamenti è rivolta al mercato statunitense, in particolare ai progetti di gas naturale liquefatto (GNL).
Intesa Sanpaolo, con un valore di investimenti sostanzialmente stabile rispetto al 2024, si conferma la prima banca fossile italiana. La novità è il forte interesse verso le aziende americane che stanno guidando l’espansione del GNL spinta dai nuovi equilibri geopolitici. Negli ultimi 4 anni, segnati dalla guerra in Ucraina, l’Europa ha sostituito [1] la dipendenza dal gas russo con quella dal GNL americano. Al posto di puntare su sovranità energetica, diversificazione e rinnovabili, i Paesi del vecchio continente hanno preferito regalare profitti da record alle multinazionali di Washington.
Venture Global, l’azienda che nel 2025 ha incassato più finanziamenti fossili di qualsiasi altro concorrente, guida l’espansione americana. Tra i suoi creditori c’è anche Intesa Sanpaolo, coinvolta nei progetti del terminale Calcasieu Pass 2 (CP2) in Louisiana e del Rio Grande LNG in Texas. «Non è un dettaglio geografico. Significa scegliere di puntare sul boom del GNL statunitense proprio mentre quel mercato continua ad alimentare profitti miliardari grazie alle crisi energetiche e alle tensioni geopolitiche», denuncia [2] ReCommon, tra le sigle firmatarie del rapporto [3] Banking on Climate Chaos.
Intesa Sanpaolo non è l’unica italiana ad avvicinarsi al settore. Nel 2025 ENI, partecipata statale, ha raggiunto un accordo con Venture Global per acquistare ogni anno 2 milioni di tonnellate di GNL provenienti dal terminale CP2. Come sottolineato da ReCommon, «il ciclo diventa: Intesa finanzia, Venture Global esporta, ENI acquista».