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Il comune parigino che protegge gli alberi per legge: chi ne abbatte uno deve piantarne due

Il faggio purpureo della scuola pubblica Lakanal ha 240 anni, è alto 30 metri e ha un tronco che misura 4,6 metri di circonferenza. Si trova a Sceaux, comune di 21mila abitanti a sud di Parigi, circondato da dieci ettari di verde in cui crescono 388 specie diverse di piante e alberi. Nel 2025 ha ricevuto l’etichetta di Arbre Remarquable, uno dei 143 alberi eccezionali censiti nel territorio comunale, e con quella targa è diventato il simbolo visibile di una politica di tutela che la città porta avanti dal 2 ottobre 2019, quando il consiglio municipale approvò all’unanimità la propria Charte de l’Arbre.

Sceaux è rinomata da secoli per il suo patrimonio vegetale. Il Domaine de Sceaux, che comprende 181 ettari di parco in stile Versailles con laghetti, viali e giardini formali, attira ogni primavera centinaia di migliaia di visitatori per i ciliegi giapponesi in fiore. Ma il territorio ospita molto di più: oltre 65mila alberi distribuiti tra parchi pubblici, spazi verdi e proprietà private. Di questi, 143 hanno ottenuto il riconoscimento nazionale di Arbre Remarquable, la categoria che identifica gli esemplari più eccezionali del paese per età, dimensioni o rarità.

Negli ultimi anni le autorità locali hanno cercato di prevenire una serie di minacce concrete: le radici soffrono per il calpestio del suolo e per le tubature idrauliche interrate, mentre l’inquinamento chimico e plastico avanza, le malattie si diffondono con maggiore velocità e il cambiamento climatico riduce le piogge e porta eventi meteorologici estremi con frequenza crescente. Sono questi rischi che hanno spinto l’amministrazione a dotarsi di uno strumento vincolante, invece di affidarsi solamente alle buone intenzioni.

La Carta degli alberi si articola in tre assi strategici. Il primo riguarda la conoscenza: le autorità hanno realizzato un inventario completo di tutti gli alberi del territorio, aggiornato con regolarità, e lo hanno affiancato a materiali educativi per i proprietari privati sulle buone pratiche di cura, oltre a passeggiate guidate aperte alla cittadinanza per diffondere consapevolezza e senso di appartenenza al patrimonio verde comune.

Il secondo asse punta a tutelare la salute degli alberi, sia negli spazi pubblici che in quelli privati. Una squadra municipale dedicata si occupa di piantare, potare, irrigare e monitorare in modo continuativo. Per le nuove piantagioni, il comune seleziona solo specie adatte al suolo e al clima locale — con attenzione particolare alle varietà resistenti alla siccità — e impone l’alternanza delle specie nelle nuove file, abbandonando le piantagioni monocoltura che in passato rendevano i filari più vulnerabili alle epidemie.

Il terzo asse guarda alla protezione nel tempo. La carta ha istituito accordi con i principali proprietari fondiari del territorio per incentivare la tutela degli alberi sulle aree di loro competenza. Chiunque danneggi un albero durante un cantiere è tenuto a versare una compensazione economica. Per ogni esemplare abbattuto, l’obbligo è di piantarne due. Ai residenti privati che intervengono sulla propria vegetazione è riconosciuto un sussidio fino a 200 euro.

«Questo patrimonio si costruisce nel tempo», ha sottolineato il sindaco Philippe Laurent, in carica dal 2001, «e richiede un’azione sia individuale che collettiva. Per questo abbiamo fatto la carta».

Qualcosa di simile esiste in Italia, ma senza la stessa organicità. La Legge 10/2013 sanziona ad esempio l’abbattimento degli alberi monumentali con multe fino a 100mila euro, e numerosi comuni – Roma, Bologna, Varese, Perugia – hanno adottato regolamenti del verde urbano che prevedono obblighi di reimpianto. Ma la regola è quasi ovunque uno a uno: un albero al posto di quello abbattuto. Nessun comune italiano impone il rapporto due a uno di Sceaux, né ha riunito in un unico strumento l’inventario sistematico, la selezione guidata delle specie, la compensazione economica per i cantieri e il sussidio ai privati. Il decreto Clima del 2019 ha introdotto [1] i “boschi vetusti”, e cioè foreste di specie autoctone prive di intervento umano da almeno sessant’anni, come l’Abetina di Rosello in Abruzzo, primo riconoscimento ufficiale con decreto n. 90394, ma è una tutela che agisce su ciò che è già antico e intatto. Il modello di Sceaux funziona al contrario: trasforma la cura degli alberi urbani in obbligo amministrativo nella quotidianità, prima che il patrimonio si deteriori.

Lo scenario è destinato a cambiare, almeno sulla carta. Il Regolamento europeo sul ripristino della natura, entrato in vigore nell’agosto del 2024, impone [2] per la prima volta obblighi giuridicamente vincolanti sulla copertura arborea urbana: zero perdita netta entro il 2030, tendenza al rialzo a partire dal 2031. La Francia, con il 34 per cento di copertura vegetale urbana contro il 44 per cento della media europea, deve trasmettere il proprio piano nazionale alla Commissione entro settembre 2026. L’Italia è vincolata allo stesso obbligo e allo stesso calendario. Il modello di Sceaux, nato cinque anni fa per iniziativa locale, è oggi il tipo di strumento che il diritto europeo chiede a ogni comune, e che potrebbe essere l’esempio pratico da implementare anche nel nostro Paese.

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.