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La cittadinanza ai discendenti degli italiani è diventata un caso politico internazionale

Un anno fa il governo Meloni metteva a punto la stretta sulla cittadinanza per i discendenti degli italiani in giro per il mondo. Veniva così alterato un equilibrio che per decenni ha portato milioni di persone a ottenere la cittadinanza di Roma, dopo aver dimostrato un legame di sangue con un ave italiano. Il caso più emblematico riguarda l’America Latina, interessata nel corso del Novecento da una massiccia migrazione italiana. Proprio da lì sono nate le proteste contro la decisione del governo Meloni, che di recente ha ricevuto il beneplacito della Corte Costituzionale.

Pochi giorni fa la Consulta è intervenuta infatti in materia di cittadinanza, confermando la stretta governativa decisa [1] con il decreto-legge n. 36/2025. La Corte ha respinto un ricorso presentato dal Tribunale di Torino, che ipotizzava una possibile violazione dell’articolo 3 della Costituzione, relativo al principio di uguaglianza. Nella sentenza n. 63/2026 la Corte Costituzionale ha invece sostenuto [2] la legittimità della misura, sostenendo che per la concessione della cittadinanza siano necessari “vincoli effettivi con la Repubblica, al fine di ripristinare il nesso tra popolo, sovranità e territorio”. La legislazione precedente “consentiva di concorrere alle decisioni politiche concernenti la comunità anche a chi non aveva contribuito al suo progresso, non partecipava ai destini comuni e poteva agevolmente sottrarsi ai sacrifici e agli obblighi derivanti da tali decisioni”. L’intervento del governo Meloni ha interrotto l’automatismo, rendendo il legame con un avo italiano condizione non più esaustiva per l’ottenimento della cittadinanza.

Nell’ultimo decennio il numero di italiani residenti all’estero è cresciuto del 40%, passando da 4,8 milioni di persone a 6,4. Secondo la maggioranza di centrodestra, buona parte delle richieste di cittadinanza sarebbero motivate dalla volontà di ottenere benefici piuttosto che dal desiderio di contribuire al progresso del Paese. «La cittadinanza è una cosa seria. Ci sono agenzie che fanno pubblicità sui social e organizzano vere e proprie truffe, persone a cui non interessa l’Italia e solo vogliono un passaporto per entrare in Europa o negli Stati Uniti», ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo sulle limitazioni allo ius sanguinis.

La misura, approvata pochi mesi dopo aver conferito la cittadinanza [3] al presidente argentino Javier Milei grazie al legame col nonno paterno, è stata duramente criticata dalle comunità di discendenti di italiani sparse in giro per il mondo. L’Unione Sudamericana Emigrati Italiani (USEI), partito che rappresenta la minoranza italiana in America Latina, ha annunciato la nascita di un’alleanza tra le comunità argentina e brasiliana. L’obiettivo principale è di condurre azioni coordinate, a partire dal contrasto alla stretta italiana sulla cittadinanza. Oltre alle vie legali, il partito di centro-destra ha annunciato la volontà di rafforzare le relazioni economiche tra l’Italia e i suoi discendenti. Viene poi auspicata la presenza di una “rappresentanza per la diaspora” all’interno del Parlamento a Roma, per tutelare i diritti degli italiani in giro per il mondo. Negli Stati Uniti sono state presentate diverse iniziative legali contro la riforma del governo Meloni, soprattutto da parte dei discendenti italiani che avevano avviato le pratiche necessarie all’ottenimento della cittadinanza. Le richieste sono arrivate alla Corte di Cassazione, che nella citata sentenza n. 63/2026 ha specificato che la legislazione attuale si applicherà alle nuove pratiche, ponendosi come intervento correttivo che rende comunque possibile “il riconoscimento agli stranieri di origine italiana”.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.