Dopo le continue violazioni israeliane del cessate il fuoco in Libano, l’Iran ha lanciato diversi attacchi contro le regioni settentrionali di Israele e contro le basi militari dello Stato ebraico. La rappresaglia iraniana segna i primi attacchi della Repubblica Islamica contro Tel Aviv dal cessate il fuoco dello scorso aprile ed è stata affiancata da analoghi attacchi lanciati dal movimento yemenita Ansar Allah, meglio noto con il nome di Houthi, che ha anche annunciato il blocco della navigazione sul Mar Rosso per le navi israeliane. Nonostante i tentativi di fermare l’escalation da parte di Trump, la ripresa delle ostilità è una possibilità sempre più concreta: Israele ha lanciato due ondate di attacchi contro l’Iran e, in mattinata, i combattimenti sono continuati, con ulteriori lanci di missili dallo Yemen e dall’Iran verso il nord di Israele.
I primi attacchi [1] iraniani sono arrivati ieri sera, 7 giugno, in risposta all’invasione israeliana del Libano e ai bombardamenti [2] lanciati ieri dall’aviazione di Tel Aviv su Beirut. L’Iran ha colpito la base aerea di Ramat David, situata nel nord di Israele, e altre aree settentrionali del Paese: «La Repubblica Islamica ricorda che il cessate il fuoco in Libano è parte integrante dell’accordo di cessate il fuoco del 19 Farvardin 1405 [ndr. il cessate il fuoco tra Iran e USA] e che il governo degli Stati Uniti ha una responsabilità diretta per le violazioni del cessate il fuoco da parte del regime sionista e per le conseguenze che ne derivano, nonché per qualsiasi aumento della tensione nella regione», si legge in un comunicato del ministro degli Esteri di Teheran, Araghchi [3]. L’Iran, insomma, ha ribadito di considerare la cessazione delle ostilità in Libano una condizione necessaria per il raggiungimento di una pace; il ministro ha spiegato che gli attacchi notturni costituivano un «avvertimento» allo Stato Ebraico, e ha affermato che Tehran si sarebbe riservata il diritto di rispondere a eventuali attacchi israeliani. Dopo gli attacchi, Israele avrebbe chiuso le scuole e gli ospedali del Paese avrebbero attivato lo stato di allerta; diversi aeroporti dell’Asia Occidentale hanno invece imposto restrizioni. Israele ha segnalato anche attacchi dallo Yemen.
Dopo la ritorsione iraniana, Trump ha lanciato un appello alla calma: interrogato dal sito di informazione Axios [4], il presidente statunitense ha affermato di avere chiesto a Netanyahu di trattenersi dal rispondere agli attacchi iraniani. Trump ha confermato tale postura anche in una intervista al Financial Times [5] in cui ha affermato che le trattative per il raggiungimento di una pace con l’Iran sarebbero vicine a una risoluzione e che la risposta iraniana alle violazioni israeliane non avrebbe avuto alcuna influenza sui tavoli negoziali: «Sono io che prendo le decisioni, non Netanyahu», ha detto Trump al quotidiano. Israele, ha affermato il presidente, «non avrà altra scelta» che accettare qualsiasi accordo che gli Stati Uniti raggiungano con l’Iran.
Nonostante le dichiarazioni di Trump, Israele ha attaccato. Attorno alle 3:30 sono state udite esplosioni [6] a Teheran, Esfahan (sede di un impianto nucleare iraniano), Tabriz, Karaj, e in altri punti dell’ovest dell’Iran. La mattina, invece, attorno alle 7:30, Israele ha attaccato [7] la società petrochimica Karun, che è stata evacuata. I danni degli attacchi israeliani sull’Iran risultano ancora ignoti. L’Iran ha dunque risposto, tenendo fede alle dichiarazioni del ministro Araghchi, e ha colpito diverse aree nel nord di Israele. Anche questa mattina, Israele ha segnalato attacchi dallo Yemen. Ansar Allah, dal canto suo, ha confermato gli attacchi notturni e ha rilasciato un comunicato [8] in cui annuncia «un divieto completo e totale della navigazione marittima israeliana nel Mar Rosso», affermando di considerare «tutti i movimenti nemici come legittimi obiettivi militari per le nostre Forze Armate dal momento in cui questa dichiarazione viene emessa». Il fronte, insomma, inizia ad allargarsi e – sebbene almeno fino a ora gli attacchi siano stati di lieve intensità – il cessate il fuoco inizia a vacillare. Gli USA non hanno ancora rilasciato dichiarazioni sugli attacchi israeliani in Iran, ma un loro eventuale ritorno in campo potrebbe segnare la ripresa definitiva dei combattimenti su larga scala.