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Anthropic sostiene che il mondo debba avere la possibilità di mettere in pausa l’IA

Un post sul blog aziendale di Anthropic lancia l’allarme già dal titolo: “Quando l’IA si costruisce da sola”. Il concetto evidenziato è presentato per essere immediato: in un futuro prossimo, date le giuste condizioni tecniche, le intelligenze artificiali potrebbero contare su una forma di “automiglioramento ricorsivo”, progettando autonomamente il proprio sviluppo e sfuggendo alla supervisione umana. Di fronte a uno scenario simile, l’azienda sostiene che ogni impresa del settore debba dotarsi della capacità di mettere in pausa lo sviluppo dei propri modelli di IA, concordando coralmente soluzioni che possano evitare il peggio. Una call to action che, contestualizzata, assomiglia però più una strategia di marketing che una sincera preoccupazione.

“Siamo convinti che sarebbe positivo per il mondo avere la possibilità di rallentare o mettere temporaneamente in pausa lo sviluppo delle IA di frontiera, così da consentire alle strutture sociali e alla ricerca sull’allineamento di rimanere al passo con l’avanzamento tecnologico”, si legge nel comunicato [1]. Non è d’altronde la prima volta che viene avanzata una simile richiesta: nel marzo del 2023 aveva fatto molto discutere una lettera aperta [2] del Future of Life Institute, in cui si chiedeva appunto di sospendere la ricerca e la commercializzazione dei prodotti di intelligenza artificiale – anche in quel caso, ufficialmente, per permettere alla società di adattarsi ai nuovi strumenti e sviluppare strategie per conviverci serenamente.

A guardare meglio, la missiva del 2023 era stata fortemente sostenuta da Elon Musk, che all’epoca si stava apprestando a lanciare la sua azienda di intelligenza artificiale, xAI, ed era molto interessato alla possibilità di frenare i concorrenti già affermati nel settore mentre cercava di ritagliarsi uno spazio. Il comunicato di Anthropic, a sua volta, mal nasconde una serie di ipocrisie di fondo, accampando tra le righe preoccupazioni e scenari lontani dall’attualità pur di mistificare i suoi raggiungimenti imprenditoriali. Tanto più se si considera che quest’ultima uscita segue la decisione dell’azienda di non distribuire [3] liberamente il suo ultimo modello di IA, Mythos, ritenuto “troppo potente” – il tutto mentre i vertici dirigenziali stanno predisponendo le pratiche [4] per la quotazione in Borsa.

Nel suo testo, Anthropic lo esplicita senza mezzi termini: la tecnologia a cui fa riferimento “non è ancora qui e l’automiglioramento ricorsivo non è inevitabile” – fantascienza, in sostanza. Eppure ciò che rimane è l’ammiccante sensazione che l’azienda sia sul punto di raggiungere simili traguardi, nonostante tutte le prove indichino il contrario. Se fossero sinceramente preoccupate per il destino dell’umanità di fronte all’intelligenza artificiale, Anthropic e realtà analoghe non distoglierebbero l’attenzione dai problemi attuali in favore di ipotetici scenari futuri catastrofisti, né compirebbero imponenti sforzi di lobby per svuotare di contenuto le leggi che regolano le IA.

Ancor più semplicemente, potrebbero non sviluppare quegli strumenti che, a loro stesso dire, ci condanneranno a scenari apocalittici e, soprattutto, smettere di venderli a soggetti [5]impegnati nella sorveglianza di massa e in operazioni belliche. Eppure Jack Clark e Marina Favaro, co-firmatari del post, non fanno altro che sollecitare uno sforzo coordinato tra le aziende del settore: la creazione di un Cartello capace di monitorare le mosse dei concorrenti globali, resistere alle pressioni geopolitiche e orchestrare le operazioni delle varie imprese – così che queste possano tirare un sospiro di sollievo senza doversi precipitare in una costosissima corsa al rialzo per tenere il passo con il ritmo frenetico delle aspettative del Mercato.

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Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.