Sono almeno cinque le persone uccise in due distinti attacchi condotti dall’esercito israeliano in Libano in queste ore, mentre altre 22 (tra i quali tre bambini) sono rimaste ferite. Nella giornata di ieri, tre membri dell’esercito regolare sono stati uccisi [1] dall’IDF in quello che il governo libanese ha definito un «raid aggressivo e barbaro». Nel frattempo, una nuova indagine [2] del New York Times confermerebbe l’uso esteso di fosforo bianco da parte di Israele contro la popolazione civile del Paese. L’analisi è l’ultima che si aggiunge a una lunga lista di accuse contro l’esercito israeliano di impiegare quest’arma, che ha effetti micidiali sulla popolazione.
La tregua in Libano è stata mediata lo scorso 17 aprile e rinnovata successivamente con accordi tra le autorità libanesi e quelle israeliane, che non hanno coinvolto Hezbollah. Solamente pochi giorni fa, Libano e Israele avevano raggiunto l’ennesimo accordo farsa, mediato da Washington, i cui termini avrebbero avuto l’effetto di bloccare le negoziazioni con l’Iran (che vuole la fine dell’aggressione israeliana in Libano per iniziare le negoziazioni), legittimare l’aggressione israeliana, autorizzando Tel Aviv ad attaccare Hezbollah, e attribuire la responsabilità di stallo e violazioni alla controparte, vietando a Hezbollah di rispondere alle aggressioni. Non ha sorpreso, dunque, che Hezbollah (che non è chiamata a partecipare ai colloqui) abbia rifiutato [3] l’accordo.
Gli attacchi israeliani non si sono così fermati e ieri hanno ucciso tre membri dell’esercito regolare, che non è formalmente in guerra con Tel Aviv. «La continuazione dell’aggressione israeliana selvaggia, intenzionale e ripetuta contro il Libano e il suo popolo e contro l’esercito, ci rende più saldi, più fiduciosi e più determinati a fronteggiare questi tentativi aggressivi, mirati a far fallire tutti gli sforzi per giungere a una soluzione che consenta il ripristino della stabilità, il cessate il fuoco completo e il ritiro israeliano dai territori libanesi occupati», ha scritto l’esercito libanese, dopo l’uccisione di tre dei propri militari, due dei quali ufficiali.
Ma l’aggressione di Israele continua a prendere di mira soprattutto la popolazione civile. Secondo una nuova inchiesta del NYT, le scie bianche caratteristiche degli attacchi con fosforo bianco sono state avvistate appena una settimana fa, lo scorso 30 maggio, nella città di Nabatieh, che conta circa 40 mila abitanti. Altri video, verificati dalla testata, mostrerebbero l’impiego di quest’arma anche nei pressi della città di Tiro, oltre che delle piccole località di Qlayaa, Khiam e Yohmor. Interrogato dal Times circa l’uso recente di tali armi in queste città, l’esercito israeliano non ha commentato. In merito alle proprie linee guida sull’uso del fosforo bianco, ha dichiarato che «le procedure dell’IDF richiedono che tali proiettili non vengano utilizzati in aree densamente popolate, salvo alcune eccezioni. Ciò è conforme e va oltre i requisiti del diritto internazionale». ONG per i diritti umani come Human Rights Watch documentano da tempo un «impego esteso» da parte di Israele di armi al fosforo bianco, a partire almeno dal 2023, incluso contro aree a densa popolazione civile. L’ultima denuncia della ONG risale allo scorso marzo, quando HRW ha dichiarato di aver «verificato e geolocalizzato» le immagini che mostrano munizioni al fosforo bianco lanciate su zone residenziali della città di Yohmor, nel Libano meridionale. Accuse analoghe sono giunte [4] anche dall’UNIFIL in un report del 2024. Di per sè, il fosforo bianco non è un’arma illegale, ma il suo uso in contesti di guerra è soggetto a stringenti regolamentazioni per via degli effetti micidiali che può avere sui civili. Esso infatti si incendia a contatto con l’aria, dando fuoco a tutto ciò con cui entra a contatto.