Da mesi, la situazione a Palermo è caldissima e fuori controllo. Il capoluogo siciliano ha infatti visto crescere una sequenza di episodi che hanno un tratto comune: colpire violentemente le attività economiche per mandare un messaggio di forza, paura e controllo sul territorio. Dal quartiere Zen a Sferracavallo, dal Cep fino a Carini e Monreale, il copione si ripete con incendi dolosi, colpi d’arma da fuoco, bottiglie incendiarie e perfino proiettili lasciati davanti alle saracinesche. Nel mirino finiscono imprese visibili e simboliche, dalle grandi realtà come Sicily by Car ai piccoli esercizi commerciali, in un quadro che gli investigatori leggono come un nuovo salto di qualità della criminalità organizzata nell’attacco al tessuto imprenditoriale e sociale della città.
Il caso più clamoroso è sicuramente quello di Sicily by Car, che in poche settimane è diventato il simbolo della recrudescenza intimidatoria. Nel mese di marzo, uomini incappucciati hanno esploso colpi di kalashnikov contro alcune auto nel deposito di via San Lorenzo; a fine maggio, invece, un incendio ha devastato lo showroom di Villagrazia di Carini, distruggendo e danneggiando decine di vetture. Il patron Tommaso Dragotto ha respinto ogni ipotesi di cedimento, mentre le istituzioni cittadine hanno espresso [1] solidarietà e condanna, parlando di una «pressione criminale» che non può essere tollerata. La reazione pubblica è culminata in un sit-in di solidarietà davanti alla sede dell’azienda, con istituzioni e cittadini schierati contro mafia e pizzo.
Ma la scia non si esaurisce certo con i grandi nomi. A inizio marzo si sono verificati [2] gravi atti intimidatori ai danni di una ditta esterna incaricata da Rap (società di gestione dei rifiuti) delle operazioni di rimozione di cataste legnose nel quartiere Zen 2.Tra il 27 e il 28 marzo, una macchina rubata è stata incendiata dentro l’autolavaggio Q8 nel quartiere Tommaso Natale; tra l’8 e il 9 aprile, 30 colpi di kalashnikov sono stati esplosi contro un’autorimessa a Sferracavallo; e alcune settimane dopo, nella notte tra il 24 e il 25 aprile, la banda del Ak-45 ha sparato altri 30 colpi contro il ristorante «Al Brigantino». Il giorno successivo, il bersaglio del raid è stato un barbiere: nella sua bottega è stata lasciata come messaggio la testa di un manichino, dopo che alcuni uomini si erano introdotti nel salone spaccando la saracinesca e rubando alcuni oggetti.
Anche il mese di maggio è stato rovente [3]. Giovedì 7, a Sferracavallo, due bottiglie contenenti liquido infiammabile sono state lasciate davanti a una pizzeria e a un bar; il 10 maggio, allo Zen, in successione sono stati esplosi cinque colpi di fucile contro la vetrina del panificio Armanio’s Bakery e quattro colpi di pistola contro la saracinesca della macelleria da Totuccio. Pochi giorni dopo, tra il 13 e il 14 maggio, sono ricomparse le bottigliette di plastica riempite di benzina con il bigliettino «5 mila euro», questa volta lasciate davanti ad alcuni lidi di Isola delle Femmine; il 22 maggio, ancora allo Zen, colpi d’arma da fuoco hanno raggiunto le sedi di due associazioni impegnate nel volontariato e nel sostegno sociale; il 24 maggio, al Cep, un incendio doloso ha danneggiato diversi mezzi di una ditta edile [4]; nella notte del 26 maggio, in via Don Orione, un altro rogo ha colpito l’ingresso dell’agenzia immobiliare Tecnocasa; sempre nello stesso clima di tensione, come già ricordato, il caso Sicily by Car ha continuato a catalizzare l’attenzione della città, quando tre giovani hanno scavalcato la recinsione del deposito di Carini, gettando benzina sulle auto e appiccando il fuoco: venti veicoli sono andati in fiamme in pochi minuti.
Dentro questa sequenza, la lettura che emerge dalle cronache è quella di una pressione più esposta e più aggressiva, che – almeno per il momento – intende superare la logica “sommersiva” intrapresa negli ultimi decenni dalla criminalità siciliana. Non a caso si parla da tempo di un sempre più evidente cambio generazionale dentro Cosa Nostra, con le giovani leve dell’organizzazione dedite (come in altre regioni del Meridione) a rendere sempre più esplicite le azioni intimidatorie, anche verso realtà imprenditoriali di primo piano. Il Comune di Palermo ha annunciato misure straordinarie di aiuto economico, mentre prosegue l’intensa attività investigativa delle forze dell’ordine, chiamate a ricostruire un mosaico di episodi che, presi uno per uno, potrebbero sembrare isolati, ma letti insieme raccontano un allarme vasto e assai preoccupante. La Direzione distrettuale antimafia, infatti, sta indagando per comprendere se dietro a questa indata di intimidazioni vi sia una regia comune.