Tra cinque giorni tutti i riflettori sportivi saranno puntati su Città del Messico, che al Mexico City Stadium ospiterà la partita inaugurale dei prossimi Mondiali di calcio. Alla vigilia dell’evento, mentre nel Paese arrivavano i primi tifosi internazionali, è però esplosa la rabbia degli insegnanti, che chiedono l’aumento dei salari e la riforma del sistema pensionistico. Oggi il Messico entra nel sesto giorno di sciopero nazionale. A organizzare blocchi e cortei è il sindacato Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE). Sul Paseo de la Reforma, i manifestanti hanno abbattuto e dato fuoco ai manichini dei giocatori impegnati ai Mondiali, promettendo di bloccare l’evento in caso di mancate risposte governative.
«Migliaia di lavoratrici e lavoratori scendono in piazza per i nostri diritti, per l’istruzione pubblica e per un futuro dignitoso». Con queste parole il sindacato CNTE ha dato inizio allo sciopero del 1° giugno, guidando un corteo nel centro della capitale messicana. Sono state bloccate diverse arterie di Città del Messico e non sono mancati gli scontri con la polizia, col sindacato CNTE che denuncia l’utilizzo di proiettili di gomma e il ferimento di due manifestanti. La tensione ha raggiunto l’apice nei pressi della piazza (militarizzata) dello Zocalo, trasformatasi nel cuore commerciale e pubblicitario dei prossimi Mondiali, che il Messico ospiterà insieme a Stati Uniti e Canada. Sono 13 le partite che si disputeranno nel Paese, a partire da quella inaugurale, in programma giovedì prossimo. I manifestanti, giunti al sesto giorno di mobilitazione, promettono di bloccare l’evento nel caso in cui il governo guidato da Claudia Sheinbaum dovesse rimanere inerte di fronte alle loro istanze.
Lamentando condizioni di vita insostenibili, gli insegnanti chiedono importanti aumenti salariali e l’abrogazione della Ley del ISSSTE del 2007, che tra le altre cose ha innalzato l’età pensionabile per i dipendenti pubblici. Da anni il sindacato CNTE manifesta per ottenere una riforma del settore; il 15 maggio scorso, in occasione della Festa degli insegnanti, si è mobilitato per denunciare la condizione di precarietà in cui vivono migliaia di docenti della scuola pubblica. Più volte il governo Sheinbaum ha definito impossibile l’abrogazione della Ley del ISSSTE del 2007, considerando la situazione precedente come insostenibile per le casse dello Stato. Sono stati avanzati alcuni tentativi di compromesso, come un aumento salariale del 9%. Sindacati e lavoratori hanno però tirato dritto, organizzando e dando continuità allo sciopero del 1° giugno.
Per «un salario dignitoso e giusto» e per il superamento dell’attuale sistema pensionistico restano le parole d’ordine della protesta, che dopo aver bloccato Città del Messico minaccia ora lo svolgimento dei Mondiali di calcio in programma nel Paese. L’evento viene definito dai manifestanti come una vetrina «politica ed economica che favorisce la classe sfruttatrice, offrendo al popolo solo panem et circenses».