- L'INDIPENDENTE - https://www.lindipendente.online -

Libano: Hezbollah rifiuta la tregua senza fine dell’occupazione proposta da Israele

«Esortiamo i funzionari libanesi a porre fine alla farsa e all’umiliazione dei cosiddetti negoziati diretti, e piuttosto a radunare l’intera popolazione attorno a uno Stato sovrano la cui autorità possa imporre ai suoi avversari il rispetto delle proprie decisioni». Termina così il comunicato del segretario di Hezbollah, Naim Qassem, con il quale annuncia che il movimento ha rifiutato l’accordo di cessate il fuoco raggiunto tra le autorità centrali del Paese e Israele. La risposta di Hezbollah era prevedibile: l’accordo subordinava la tregua alle attività del gruppo e collegava direttamente la fine dell’invasione israeliana e il ritiro delle truppe dal Paese allo smantellamento di Hezbollah. Gli scontri, dunque, continuano. Nella giornata di ieri, Israele ha rilanciato i bombardamenti in Libano e rilasciato nuovi ordini di evacuazione dall’area meridionale del Paese, spingendo la popolazione a nord del fiume Zahrani. L’Iran, intanto, ha ribadito che un accordo con Washington deve prevedere anche la fine dell’invasione in Libano e l’interruzione delle aggressioni israeliane.

La risposta di Qassem è arrivata ieri attorno alle 20, ma il rifiuto di Hezbollah era prevedibile sin dall’uscita del comunicato delle delegazioni libanese e israeliana: lo stesso segretario ha evidenziato come l’accordo [1] risultasse un «tentativo di collegare l’esistenza del movimento di Resistenza ai negoziati per la fine delle ostilità o al ritiro “israeliano”». L’intesa raggiunta da Libano e Israele non prevedeva il ritiro delle truppe israeliane dal sud del Paese, e le legittimava a portare avanti le proprie operazioni militari contro Hezbollah; al Partito di Dio (traduzione letterale del nome del gruppo), invece, veniva negata la possibilità di rispondere alle aggressioni. Le parti, inoltre, invocavano lo smantellamento di Hezbollah. Autorizzando Tel Aviv ad attaccare Hezbollah e vietando a Hezbollah di rispondere, l’accordo finiva di fatto per legittimare l’invasione israeliana e attribuire la responsabilità delle aggressioni israeliane a Hezbollah.

Ieri gli scontri sono continuati. Le IDF hanno rilasciato un generico ordine di evacuazione per tutti i cittadini del sud del Paese, affermando che avrebbe continuato la propria avanzata e invitandoli a spostarsi a nord del fiume Zahrani. Stamattina, invece, sono arrivati ordini [2] per località situate nell’area di Sidone, primo grande centro a nord del fiume Zahrani; ai cittadini viene chiesto di evacuare le case e spostarsi ad almeno 1.000 metri di distanza dai villaggi e dalle città, in aree aperte, probabilmente in vista di un bombardamento. Gli stessi attacchi aerei sono continuati tanto ieri quanto oggi: secondo il Ministero della Salute [3] libanese, dal 2 marzo Israele ha ucciso almeno 3.516 persone e ne ha ferite altre 10.674. Anche l’UNIFIL, la missione dell’ONU in Libano, ha segnalato di avere ricevuto un attacco, in seguito al quale è stato ucciso un casco blu di nazionalità serba; l’autore dell’attacco è ignoto e Israele ed Hezbollah si sono accusati vicendevolmente.

Il preannunciato naufragio del tentativo di imporre lo scioglimento di Hezbollah condotto da Israele e autorità centrali del Paese dei Cedri prolunga lo stallo nelle trattative tra USA e Iran. I negoziati tra le parti procedono a passo lento, ma continuano a sbattere contro il rifiuto israeliano di abbandonare la propria campagna militare in Libano; continuando a mediare tra Beirut e Tel Aviv, Washington pare stare provando a separare le trattative, puntando al raggiungimento di due accordi distinti per terminare la guerra. L’Iran, tuttavia, sta mantenendo salda la propria posizione di supporto all’alleato libanese.

Avatar photo

Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.