Sotto lo slogan «l’Albania non si vende», decine di migliaia di albanesi sono scesi in piazza per il quinto giorno consecutivo per protestare contro la costruzione di un resort di lusso da parte del genero di Trump e imprenditore immobiliare statunitense Jared Kushner. L’area del potenziale progetto comprende l’isola disabitata di Sazan, nell’Adriatico, e diverse centinaia di ettari dell’area protetta di Vjosa-Narta, una delicata zona umida costiera che ospita foche, siti di nidificazione delle tartarughe marine e fenicotteri. Proprio questi ultimi sono diventati il simbolo della protesta, con i manifestanti che si sono radunati in piazza Scanderbeg, a Tirana, per poi marciare verso la sede del governo imbracciando sagome di cartone a forma di fenicottero. Dalle proteste contro la svendita delle proprie terre sta ormai sorgendo un vero e proprio moto antigovernativo, la “Rivoluzione dei Fenicotteri”, che chiede riforme strutturali e dimissioni del premier Edi Rama, già protagonista del contestato accordo sull’accoglienza dei migranti siglato con l’Italia.
Le proteste [1] in Albania stanno diventando sempre più grandi. La manifestazione svoltasi ieri, 4 giugno, ha ripercorso i passi delle quattro che la hanno preceduta, senza ridurre la mole di persone scese in piazza per contestare i piani dell’esecutivo. Come fatto tutta la settimana a partire da domenica 31 maggio, il popolo albanese si è riunito nella centrale piazza Scanderbeg, principale centro di aggregazione urbano nonché maggiore piazza cittadina dei Balcani per estensione; da lì, ha marciato verso la sede del governo, dove ha chiesto l’annullamento del piano: esso riguarda aree protette che si estendono per centinaia di ettari, che finirebbero per ospitare un resort di lusso da 10mila camere per rilanciare il settore turistico albanese. Tra le aree coinvolte, una delle più care ai manifestanti è l’isola di Zvernec, situata nella laguna protetta di Narta. Non è chiaro il valore del progetto, che deve ancora venire elaborato: diversi media riportano che esso varrebbe circa 1,5 miliardi di euro, mentre lo stesso Rama riporta stime di 4 miliardi di euro.
Coi giorni, i manifestanti hanno iniziato a strutturare meglio le proprie richieste, finendo per chiedere al governo interventi strutturali. Oltre all’annullamento del progetto, i manifestanti chiedono l’abrogazione della legge [2] sugli investimenti strategici, che istituisce procedure accelerate e corsie preferenziali per gli investimenti in settori considerati critici, quali energia, infrastrutture, agricoltura e turismo; l’abrogazione del cosiddetto “Pacchetto Montagna [3]”, che facilita gli investimenti nelle aree montane del Paese; l’abrogazione della legge [4] 21/2024, che apporta modifiche alla normativa riguardante le aree protette, facilitando gli investimenti in zone precedentemente considerate tutelate. La ribattezzata “Rivoluzione dei Fenicotteri” chiede, infine, le dimissioni del primo ministro Edi Rama e del suo governo.
Rama sta reagendo alla pressione dei manifestanti schivando le loro richieste e rivendicando il piano: «Portatemi il progetto e lo annulleremo! Com’è che non avete niente da portare perché non c’è nessun progetto?», ha scritto [5] Rama all’indomani della prima contestazione, sostenendo implicitamente che le proteste sarebbero montate sul nulla perché non ci sono ancora i fogli. «A breve, quando il progetto sarà pronto, lo presenteremo sicuramente pubblicamente, come sempre facciamo con i grandi progetti degli architetti internazionali, soprattutto per un investimento storico come questo». Coi giorni, il primo ministro non ha cambiato posizione ed è tornato sulla questione con toni analogamente provocatori: ieri, mentre si trovava in visita a Teodo, in Montenegro, per un vertice sull’allargamento dell’UE ai Balcani, ha pubblicato un video [6] del lussuoso “Porto Montenegro” in cui loda la buona realizzazione del progetto; esso, sostiene Rama, avrebbe dovuto essere realizzato in Albania, ma gli investitori canadesi sarebbero stati spinti ad andarsene dal Paese per colpa di un gruppo di honxhobonxho (termine colloquiale albanese analogo a “buono a nulla”, che indica una persona di poco valore) e a puntare su un’altra località.