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Ebola: l’OMS ridimensiona il rischio, intanto le big pharma ricevono 60 milioni per il vaccino

Sono 116 i sospetti casi di ebola in Repubblica Democratica del Congo, secondo l’OMS, e non oltre un migliaio, come riportato dall’ente stesso in un comunicato dello scorso 29 maggio. Il numero è stato modificato dopo che molti casi segnalati come sospetti si sono rivelati non contagiati. Lo scorso 17 maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva dichiarato l’emergenza sanitaria globale per la diffusione dell’ebola in Repubblica Democratica del Congo e Uganda, al fine di attivare un intervento globale di prevenzione della diffusione dei contagi oltre i confini dello Stato dove si è verificato il focolaio. Nonostante ciò, la Coalizione per le innovazioni nella preparazione delle epidemie, fondata da Melinda e Bill Gates, ha già stanziato 60 milioni per lo sviluppo di un vaccino.

Al momento, sono 344 i casi confermati e in RDC e 15 quelli in Uganda, mentre le morti confermate sono rispettivamente 60 e una. “Quello che ho visto mi ha dato speranza” ha detto [1] il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, al termine del suo viaggio in Repubblica Democratica del Congo, “l’epidemia ha avuto un grande vantaggio iniziale e siamo ancora in ritardo, ma sotto la guida del governo della RDC stiamo recuperando terreno”. La valutazione dell’OMS rimane invariata: il rischio rimane molto alto a livello nazionale e regionale per i due Paesi coinvolti, mentre quello globale si conferma basso. Tuttavia, conferma l’OMS, sono in fase di sviluppo tre vaccini. I fondi sono stati stanziati [2] dalla CEPI, la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, ed ammontano a circa 60 milioni. Questi serviranno a sostenere i progetti di Moderna, della IAVI e della University of Oxford, con l’obiettivo di portarli rapidamente alle sperimentazioni cliniche. La produzione sarà affidata al Serum Institute of India. Moderna riceverà fino a 50 milioni per un vaccino a mRNA, IAVI fino a 3,2 milioni di dollari per un vaccino monodose basato sulla tecnologia rVSV, mentre Oxford e il Serum Institute avranno fino a 8,6 milioni per un candidato fondato sulla piattaforma ChAdOx1.

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.