Nel 2025 in Europa sono state rimosse 602 barriere fluviali, il numero più alto mai registrato. I dati emergono dall’ultimo rapporto di Dam Removal Europe, la coalizione che monitora la rimozione degli ostacoli artificiali presenti nei corsi d’acqua europei. Rispetto al 2024 si registra un aumento dell’11%, mentre il numero delle barriere eliminate è oggi circa sei volte superiore a quello rilevato nel primo monitoraggio ufficiale del 2020.
Per secoli la costruzione di dighe, chiuse, piccoli sbarramenti e altre opere idrauliche è stata considerata una componente essenziale dello sviluppo economico. Queste infrastrutture servivano a produrre energia, alimentare mulini, favorire la navigazione, gestire le risorse idriche per l’agricoltura o sostenere la crescita delle aree urbane. Nel tempo, però, hanno contribuito a trasformare profondamente il paesaggio fluviale europeo, rendendo i corsi d’acqua tra i più frammentati al mondo. Molte di queste opere hanno ormai perso la funzione originaria per cui erano state costruite. Oltre tre quarti delle barriere rimosse nel 2025 avevano un’altezza inferiore ai due metri e risultavano inutilizzate o prive di un ruolo strategico. Proprio per le loro dimensioni ridotte, possono essere eliminate con interventi relativamente semplici e costi contenuti.
La loro presenza, tuttavia, continua ad avere effetti significativi sugli ecosistemi. Quando un fiume viene interrotto, pesci, anfibi e altri organismi acquatici incontrano maggiori difficoltà a spostarsi lungo il corso d’acqua. Anche il naturale trasporto dei sedimenti viene alterato: sabbia, ghiaia e materiale organico che dovrebbero raggiungere le aree a valle restano bloccati, modificando habitat e processi ecologici che si sono sviluppati nel corso dei secoli. Le conseguenze sono evidenti anche nella fauna. Il rapporto [1] ricorda che le popolazioni di pesci migratori d’acqua dolce in Europa hanno subito un forte declino negli ultimi decenni. Secondo il Living Planet Index, dal 1970 le popolazioni monitorate di queste specie si sono ridotte in media del 75%. Tra le cause individuate dagli studiosi figura proprio la crescente frammentazione dei fiumi.
Quando una barriera viene rimossa, il corso d’acqua può tornare gradualmente a funzionare in modo più naturale. I pesci riescono nuovamente a risalire la corrente per raggiungere le aree di riproduzione, i sedimenti riprendono il loro percorso verso valle e habitat che erano rimasti separati tornano a riconnettersi. Processi che favoriscono la biodiversità e rafforzano la capacità dei fiumi di sostenere la vita. Nel 2025 gli interventi realizzati hanno consentito di riconnettere circa 3.740 chilometri di corsi d’acqua europei. Un risultato che contribuisce agli obiettivi della Nature Restoration Law dell’Unione europea, che punta a ripristinare almeno 25.000 chilometri di fiumi a scorrimento libero entro il 2030. La Svezia guida la classifica con 173 barriere rimosse, seguita da Finlandia con 143 e Spagna con 109. Per la prima volta anche Islanda e Macedonia del Nord hanno avviato progetti di questo tipo, mentre il Regno Unito ha eliminato 35 ostacoli.