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Milano, schiavi nel cantiere del consolato USA: arrestato il manager in fuga

Emergono gravi accuse di sfruttamento lavorativo nel cantiere del nuovo consolato statunitense di Milano, un’opera dal valore di circa 200 milioni di dollari ancora in fase di costruzione. Un’inchiesta della Procura ha portato infatti al commissariamento della società statunitense Caddell, accusata di aver impiegato centinaia di lavoratori indiani reclutati attraverso intermediari e sottoposti a salari inadeguati, minacce e condizioni di lavoro degradanti. Durante un’ispezione sono state inoltre accertate numerose violazioni delle norme sulla sicurezza. Nell’ambito dell’indagine è stato fermato all’aeroporto di Bergamo Ulas Demir, responsabile turco del ramo italiano della società, mentre tentava di imbarcarsi per Istanbul. Secondo i magistrati, come testimonierebbe il contenuto di varie intercettazioni, esisteva un concreto rischio di fuga.

L’indagine sui cantieri del consolato statunitense a Milano è coordinata dai pubblici ministeri Mauro Clerici e Paolo Storari, quest’ultimo noto per le inchieste [1] relative allo sfruttamento dei lavoratori nel settore della moda. A riportare la notizia è stato il Corriere della Sera [2] in un articolo in cui descrive il decreto da 103 pagine con cui i pm dispongono il commissariamento di Caddell. I pm parlano di una situazione di «para-schiavismo» con i lavoratori costretti a lavorare 10-12 ore al giorno sei giorni su sette per una paga dai 1200 ai 1400 euro a cui tuttavia viene imposto un prelievo forzato di circa 900 euro per vitto e alloggio; secondo una consulenza tecnica, i lavoratori lavorerebbero 245 ore mensili al posto delle 158 teoriche per un «costo orario normalizzato medio» di 4 euro e 16 centesimi, che arrivano a 2 euro e 17 centesimi dopo le detrazioni forzate. Il contratto, in teoria, assicurerebbe vitto e alloggio gratuiti.

Nel descrivere le condizioni di occupazione dei lavoratori, i magistrati parlano di un «meccanismo criminale ricorrente», che partirebbe dall’India per giungere fino in Italia: le persone impiegate al cantiere sono infatti di nazionalità indiana, e sono state reclutate direttamente dal loro Paese con la mediazione di una agenzia intermediaria situata a Nuova Dehli, Dynamic House; per venire assunti, gli operai hanno versato un pagamento di 5.000 euro, un «dazio» obbligatorio finalizzato a entrare in possesso del visto. Arrivati in Italia, il personale di Caddell li avrebbe prelevati presso l’aeroporto e accompagnati in due strutture ricettive a Garbagnate Milanese e Pieve Emanuele, per poi costringerli a firmare carte senza fornire alcuna spiegazione o traduzione che fosse loro comprensibile.

Visto il quadro, i pm hanno disposto a Caddell l’istituto del controllo giudiziario. Con esso, un amministratore tecnico viene affiancato ai vertici dell’azienda con lo scopo di operare per risolvere la situazione dei lavoratori «adottando idonei assetti organizzativi anche in difformità da quelli proposti dall’imprenditore». Sono inoltre state aperte indagini nei confronti della divisione italiana di Caddell e del manager della società, il turco Ulas Demir. Ieri, lo stesso Demir è stato fermato mentre si trovava presso l’aeroporto di Orio al Serio, dove intendeva salire su un aereo diretto a Istanbul. Secondo i pm, era «chiaro» che il manager intendesse fuggire: dalle intercettazioni emerge che parlando al telefono con una persona questa lo avrebbe esortato a lasciare il Paese.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.