Dopo gli avvisi dello scorso anno, è ufficiale: Israele è stato inserito nella lista nera delle Nazioni Unite che include i Paesi che usano lo stupro come arma da guerra. A prendere la decisione è stato lo stesso Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, dopo un anno di indagini condotte dalla Relatrice Speciale per le violenze sessuali, Pramila Patten. A venire inserito nella cosiddetta “black list” sarà il Servizio penitenziario israeliano, già ammonito nel rapporto redatto dalla stessa Patten nel 2024. Quest’ultimo aprì la strada alle indagini condotte lo scorso anno, che secondo i media israeliani sono state ostacolate dalle autorità di Tel Aviv sin dal gennaio del 2025. Davanti alla scelta del Segretario Guterres, la reazione di Danny Danon, ambasciatore di Israele all’ONU, è stata repentina: «L’ambasciatore Danon ha attaccato duramente» il Segretario Generale, recita un comunicato del suo ufficio, in cui si legge che Tel Aviv ha «chiuso» con Guterres.
La decisione di Guterres era stata anticipata dalla stampa israeliana. Il Jerusalem Post [1] scrive che a comparire nella lista sarà il Servizio penitenziario israeliano (IPS), mentre altre autorità e agenzie israeliane verranno inserite in un quadro di monitoraggio per una possibile inclusione futura. La lista delle Nazioni Unite sui Paesi che usano lo stupro come arma da guerra viene stilata annualmente e, generalmente, pubblicata in estate; non è insomma ancora noto il contenuto del rapporto, ma quello che è certo è che l’IPS vi rimarrà almeno fino al 2027. A dare l’annuncio ufficiale è stato l’ambasciatore Danon ieri, 28 maggio: «Le Nazioni Unite hanno aggiunto Israele a una lista nera di autori di violenza sessuale nei conflitti. Ne abbiamo abbastanza delle bugie del Segretario Generale», scrive [2] Danon. «Equiparare lo Stato democratico di Israele ai terroristi di Hamas è un nuovo punto più basso». Nel corso della giornata, Danon è tornato spesso sull’argomento e ha comunicato che Israele intende tagliare i ponti con il Segretario Generale. A confermare la decisione è arrivato anche il ministero degli Esteri [3] israeliano, che ha affermato che Israele attenderà la nomina di un nuovo Segretario Generale per tornare a interfacciarsi con tale carica.
L’inserimento dell’IPS nella black list dell’ONU segue le segnalazioni ricevute nel corso degli ultimi due anni dalle stesse Nazioni Unite: nel 2024, la Relatrice Patten aveva ipotizzato l’utilizzo sistematico di violenze sessuali da parte di Hamas da una parte e da Israele dall’altro, spianando la strada alle indagini dell’anno seguente. A gennaio 2025, spiega il quotidiano israeliano Haaretz [4], vennero dunque avviate le indagini sui possibili crimini umanitari condotti dal gruppo palestinese; per proseguire, la Relatrice avanzò a Israele due precise richieste: la prima, che Israele firmasse un documento in cui si impegnava ad adottare le misure dell’ONU contro la violenza sessuale nei conflitti; la seconda, che Tel Aviv concedesse a lei e alla sua squadra accesso alle proprie carceri, così da fugare ogni dubbio relativo ai crimini di cui era accusata. Israele rifiutò, negandole l’accesso alle strutture detentive.
Il rapporto di Guterres conferma numerosi [5] altri [6] rapporti [7], alcuni dei quali delle stesse Nazioni Unite [8], che documentano le violenze e gli abusi sistematici messi in atto da Israele nei confronti dei palestinesi. L’inserimento dell’IPS nella lista delle entità che usano lo stupro come arma da guerra, inoltre, segue quello di Israele nella lista [9] di Paesi che minacciano la vita dei bambini disposta nel 2024, nel pieno dell’escalation del genocidio a Gaza.