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La Lombardia ha approvato la prima legge italiana per costruire data center

Il Consiglio regionale lombardo vede nell’intelligenza artificiale e nel cloud un futuro ineluttabile, un destino che richiede adeguate infrastrutture per essere alimentato. In questa prospettiva, la Regione vuole mantenere la sua posizione d’avanguardia approvando un progetto di legge pensato per regolamentare e incentivare l’apertura dei data center, al fine di “governare la trasformazione digitale, anziché subirla”.  L’idea alla base del PDL 150 [1], presentato nel novembre 2025 dal presidente Attilio Fontana insieme agli assessori Massimo Sertori (Enti locali, Montagna e Risorse energetiche), Gianluca Comazzi (Territorio e Sistemi verdi), Giorgio Maione (Ambiente e Clima) e Guido Guidesi (Sviluppo economico), è quella di orientare la naturale evoluzione del mercato, ovvero di assicurare che i futuri poli di calcolo per l’intelligenza artificiale sorgano in aree dismesse da riqualificare e che adottino soluzioni tecnologiche a basso impatto ambientale. Le imprese possono comunque scegliere di costruire in aree diverse da quelle individuate come prioritarie dalla Regione, a condizione che versino un contributo di costruzione maggiorato del 50%, il quale é formalmente destinato a interventi di riqualificazione urbana e territoriale, nonché al ripristino dei servizi ecosistemici, nel tentativo di compensare il consumo di nuovo suolo.

Basta scorrere il documento per capire che, più che contenere misure volte a frenare gli aspetti più controversi e distruttivi della diffusione dei data center, il progetto di legge concentra le proprie finalità sull’attrazione di investimenti nel settore digitale. I testi non parlano di vietare comportamenti dannosi, bensì di disincentivarne la nascita, così da evitare che le aziende del comparto creino disagi alle comunità locali attraverso incentivi mirati alla sostenibilità e alla responsabilità territoriale. Si tratta di un’integrazione di carattere vernacolare, i cui criteri di selezione saranno semplificati e focalizzati sulla Regione, la quale assume così un ruolo centrale nel governo dello sviluppo tecnologico.

Sotto la voce “Misure per l’accelerazione dei procedimenti autorizzatori”, la giunta Fontana si impegna a semplificare l’ottenimento dell’autorizzazione unica ambientale (AUA) – di competenza provinciale – e dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA), il cui rilascio è stato trasferito alla Regione Lombardia, almeno per quanto riguarda i centri dati. Il provvedimento favorisce progetti che utilizzano energia da fonti rinnovabili, recuperano il calore residuo dei data center per alimentare sistemi di teleriscaldamento e escludono l’impiego di acqua proveniente dagli acquedotti pubblici per il raffreddamento dei processori, dando priorità invece risorse idriche non qualificate o tecnologie a basso impatto ambientale. 

Per supervisionare l’intera questione, viene istituita una task force regionale incaricata di monitorare tutti i data center, inclusi quelli già operativi. Per avere un panorama dell’impegno previsto, secondo le stime [2], la Lombardia ospita oltre sessanta infrastrutture, tra quelle attive e in fase di approvazione, di cui trentatré nella sola città di Milano. Questa cabina di regia sarà dunque presieduta dal Presidente della Giunta regionale o da un assessore delegato, e comprenderà rappresentanti della Regione, di ANCI Lombardia, di UPL, di ARPA, di ERSAF, delle università e degli enti gestori delle reti elettriche. I soggetti che si presteranno a questo oneroso compito lo faranno in via del tutto gratuita, senza pesare sulle casse dell’Amministrazione.

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Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.