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La Flotilla di terra è bloccata in Libia: persi i contatti con 10 attivisti, 2 sono italiani

Mentre la missione via mare della Global Sumud è per il momento rientrata a casa, un altro convoglio si muove via terra. Si tratta del Global Sumud Land Convoy, composto da circa trecento attivisti giunti a inizio maggio in Libia i quali stanno cercando di procedere verso Gaza insieme a case mobili e autoambulanze carichi di aiuti umanitari. Il convoglio, partito una settimana fa da Tripoli, si trova al momento bloccato nella zona cuscinetto tra Libia est e Libia ovest, a 5 km circa dal valico di Sirte. Da ieri, domenica 24 maggio, si sono infatti perse le notizie di una delegazione composta da una decina di persone, tra le quali due italiani, incaricata di dialogare con gli uomini del regime di Haftar, che governano la zona orientale del Paese. Fino a questo momento, conferma il capo della delegazione italiana Marco Contadini, non si hanno notizie.

Le negoziazioni con il governo della Libia dell’est proseguivano da circa una settimana, ma non sono andate a buon fine. Tuttavia l’intenzione era quella di non arrendersi: «vogliamo passare con tutto il convoglio e vogliamo che gli aiuti umanitari raggiungano la popolazione palestinese e Gaza». La delegazione italiana, formata da 13 persone, è arrivata a Tripoli lo scorso 7 maggio, unendosi a quelle internazionali provenienti da tutto il mondo, dall’America del Nord alla Cina, passando per Cile, Argentina, India e molti Paesi UE. In totale, sono circa trecento le persone che compongono il convoglio. Dopo circa una settimana di formazione e preparazione alla lunga traversata, il 14 maggio il Global Sumud Land Convoy si è messo in marcia verso est, per raggiungere il confine libico, camminare attraverso l’Egitto e raggiungere infine Gaza. Sin dalla partenza, testimoniano gli attivisti, il convoglio è stato accompagnato da droni che a tratti si sono avvicinati di molto alle tende. Circa una settimana fa, è giunto alla zona cuscinetto che separa la Libia este e la Libia ovest, a pochi chilometri dal valico di Sirte. Qui il convoglio è stato costretto a fermarsi per iniziare le contrattazioni con il governo di Haftar. La Libia è infatti spaccata in due: la parte occidentale, che include la città di Tripoli, è sotto il controllo del primo ministro Abdul Hamid Dbeibah, appoggiato dall’occidente; quella orientale, incluse le città di Bengasi e Tobruk e parte della Libia meridionale, è governata dal generale Khalifa Haftar.

Le negoziazioni sono durate circa cinque giorni, ma non hanno portato a nulla, spiega Contadini a L’Indipendente. «È stata formata una piccola delegazione di internazionali composta da una decina di persone, soprattutto capi delle delegazioni, che per due volte è andata a trattare e due volte è stata respinta», spiega. Così, sabato 23 maggio, si è deciso di partire con tutto il convoglio in direzione del valico di Sirte. «La mattina di domenica l’intenzione era quella di partire intorno alle 10, ma gli autisti che trasportavano le case mobili si sono improvvisamente rifiutati di partire. Dopo un po’ siamo riusciti a trovare un accordo e a ripartire, ma siamo stati fermati al centro della zona cuscinetto, esattamente a 5 km dalla Libia est e 5 km dalla Libia ovest» riporta Contadini. È stato in quel momento che una delegazione composta da una decina di persone, inclusi i due italiani, si è fatta avanti per andare a trattare con i militari al checkpoint di confine. Da quel momento, di loro non si hanno più notizie.

«Tutti i canali diplomatici sono attivi, il team legale di GSF è in costante contatto con consolato, Farnesina e ambasciata a Tripoli – ha fatto sapere Contadini – Al momento, tutti i compagni del movimento sono ancora nel campo dove erano prima di partire». Alcune foto [1], diffuse dalla Sumud, dimostrerebbero che gli attivisti sono stati arrestati dai militari.

 

Aggiornamento ore 12: I due cittadini italiani sarebbero stati trasferiti a Bengasi, in attesa di essere espulsi dalla Libia nelle prossime ore. 

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.