Nonostante il difficile contesto internazionale, la crisi energetica e l’inflazione, l’Italia si posiziona ancora al quinto posto nella classifica mondiale delle esportazioni con un surplus commerciale da record in una grande varietà di settori. Si tratta di un risultato importante per quello che è considerato un «piccolo Paese» e soprattutto di un risultato che smentisce la retorica della scarsa produttività della Penisola. Il merito di questo successo commerciale va individuato soprattutto in oltre quindicimila imprese esportatrici medie, medio-grandi e grandi, ma anche nelle trentamila imprese esportatrici di piccole dimensioni con più di dieci addetti: una particolarità che continua a distinguere l’impresa italiana nel contesto occidentale. È grazie alla produttività e all’eccellenza di queste aziende che l’Italia nel 2024 ha esportato più dell’intera Francia e che si contende il quarto posto nella classifica con Giappone e Corea del Sud.
Nel dettaglio, secondo i dati Istat [1], nel 2025 si è registrata una crescita dell’export nazionale rispetto al 2024 del 3,3%, trainata dalle regioni del Centro (+13,2%). Un contributo inferiore proviene dal Nord-est (+2%), dal Nord-ovest (+2,3%) e dal Sud (+3,2%), mentre si rileva un’ampia contrazione per le Isole (-11,0%). In totale lo scorso anno il Belpaese ha esportato merci per un valore di 727 miliardi di dollari (12 miliardi in meno del Giappone e 18 in più della Corea del Sud), presentando un attivo della bilancia totale con l’estero di 57 miliardi e un attivo – al netto dell’energia – di ben 111 miliardi. A spingere le esportazioni [1] sono in particolare le maggiori vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+30,9%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+8,4%), mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (+10,7%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (+4,3%). Risultano, invece, stazionarie le esportazioni di apparecchi elettrici e articoli in gomma e materie plastiche, mentre gli altri settori registrano riduzioni.
Considerando i 99 grandi settori della classificazione HS (il codice numerico a sei cifre che identifica e classifica le merci nel commercio internazionale), inoltre, l’Italia risulta essere stata lo scorso anno il terzo Paese al mondo per numero di settori (30 settori) con un attivo con l’estero superiore ai 500 milioni di dollari, dietro solo alla Cina (58 settori) e alla Germania (35). Il Belpaese precede, invece, con un ampio stacco, la Spagna (24 settori), il Canada (22), il Giappone (21), la Corea del Sud (20), gli Stati Uniti (20), il Vietnam (20, in base ai dati del 2024), la Francia (17) e il Messico (17). I settori più importanti dell’Italia per surplus nel commercio con l’estero comprendono meccanica non elettrica (60,5 miliardi di dollari di surplus nel 2025), la farmaceutica (37,7 miliardi), vini e bevande (10,7 miliardi), mobili (10,5 miliardi), cantieristica degli yacht e delle navi da crociera (9,8 miliardi), pasta e prodotti da forno (7,9 miliardi), pelletteria (7,3 miliardi), calzature (4,9 miliardi) e abbigliamento non a maglia (6,9 miliardi). Seguono il settore cosmetico (5 miliardi), le piastrelle ceramiche (4,6 miliardi), i mezzi aerospaziali (3,9 miliardi), i derivati di pomodoro, ortaggi e frutta (4,1 miliardi) fino ai prodotti in ferro e acciaio (12,7 miliardi). Secondo [2] Il Sole 24 Ore, questo ventaglio di specializzazioni in surplus con l’estero “fa del Made in Italy la realtà più diversificata al mondo per prodotti esportati”.
Un capitolo importante riguarda anche le principali nazioni verso cui sono esportati i beni italiani: nonostante i dazi imposti dal presidente statunitense Donald Trump, gli USA restano il secondo Paese cliente dell’Italia, coprendo una quota del 10,4% dell’export. Al primo posto, invece, si colloca la Germania con una quota dell’11,3%. Il paventato crollo delle esportazioni verso gli USA in seguito all’imposizione dei dazi, dunque, per ora non si è verificato, perché il 2025 si è chiuso con un +7,2% rispetto al 2024. Tuttavia, le esportazioni di dicembre verso gli Stati Uniti hanno segnato un calo dello 0,4% rispetto a dicembre 2024 e a guadagnarci sono stati gli USA che hanno migliorato le esportazioni verso il Belpaese. A dicembre 2025, infatti, le importazioni dell’Italia dagli Usa sono aumentate del 61,1% su base annua e del 35,9% nella media dell’anno. Per cui l’avanzo commerciale nell’interscambio con gli Usa pur rimanendo consistente (34,191 miliardi di euro) è «inferiore rispetto al 2024», ha affermato [1] Massimo Dona, presidente dell’Unione dei Consumatori.
Il notevole risultato commerciale dell’Italia, che accresce ogni anno il patrimonio nazionale, mostra come la produttività del Paese sia efficiente, indirizzandosi però più verso l’estero che non verso il mercato interno, a causa della contrazione della domanda interna dovuta al non adeguamento dei salari, anche se nel 2025 si è registrata [1] una crescita della domanda interna grazie agli investimenti fissi lordi (+3,5%) e al consumo delle famiglie (+1%). Il punto debole della Penisola rimane l’autonomia energetica, ma nonostante questo l’eccellenza e l’unicità dei prodotti Made in Italy continuano a sostenere l’economia italiana, mantenendo il Belpaese al quinto posto della classifica per le esportazioni.