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Meta licenzia migliaia di dipendenti e obbliga i restanti ad addestrare l’IA

Una registrazione trapelata conferma che Meta sta obbligando i propri dipendenti a contribuire all’addestramento della sua intelligenza artificiale. Ogni azione compiuta sui computer aziendali – dai clic alle righe di programmazione – viene tracciata e utilizzata per alimentare i modelli di IA, così che questi possano imparare a replicare le mansioni umane con maggiore precisione. L’impresa non prevede la possibilità di sottrarsi al monitoraggio. Nel frattempo, Mete prosegue il trend di licenziamenti che la accompagna ormai da mesi, ridisegnando la propria struttura interna per diventare sempre più “nativa all’IA”.

L’audio, risalente allo scorso aprile, è stato diffuso dall’organizzazione editoriale More Perfect Union tramite un post su X [1]. Nel file, il CEO di Meta, Mark Zuckerberg, risponde ai dubbi di alcuni dipendenti: una di loro gli chiede un commento sulla teoria secondo cui il personale sarebbe sottoposto a un regime di sorveglianza. «Non ci sono esseri umani o altri sistemi che controllano ciò che le persone fanno al computer», ha assicurato il dirigente. «I dati non vengono utilizzati per scopi di sorveglianza o per valutare le prestazioni, né per tracciare i dipendenti o cose simili. In sostanza, impieghiamo queste informazioni per generare una grande quantità di contenuti da fornire al modello di IA, così che possa imparare come le persone intelligenti svolgono i propri compiti». 

Zuckerberg ammette che una parte significativa dei dati di addestramento attuali provenga da aziende subappaltatrici, ma sostiene che queste realtà si affidino a un bacino di lavoratori mediamente meno qualificati rispetto ai dipendenti di Meta. «I modelli di IA imparano osservando persone realmente intelligenti che fanno cose […]. L’intelligenza media delle persone che lavorano in questa azienda è significativamente più alta rispetto a quella delle persone che normalmente si possono ingaggiare per svolgere questi compiti», dichiara il dirigente nella registrazione. 

Seguendo l’esempio di alcune aziende indiane [2]e cinesi [3], anche Meta ha scelto di sfruttare le attività dei propri dipendenti per sviluppare strumenti che mirano a replicare il loro mestiere. La decisione ha suscitato forte malcontento: secondo quanto riportato dal The New York Times [4], all’interno dell’azienda è scoppiata una sorta di “rivolta” fatta di critiche ignorate e raccolte firme affisse alle pareti degli uffici per chiedere la fine del programma. Un direttore tecnico ha chiesto sulla piattaforma interna se fosse possibile sottrarsi al monitoraggio. “Non c’è modo per rimuoversi dal programma attraverso i laptop aziendali”, ha risposto lapidariamente Andrew Bosworth, CTO di Meta. “La vostra insensibilità alle preoccupazioni dei vostri stessi dipendenti è preoccupante”, ha replicato un altro impiegato. 

I timori dei lavoratori sono comprensibili, soprattutto considerando il clima di tensione generato dalla campagna di licenziamenti che Meta porta ormai avanti da mesi [5]. Proprio a fine aprile – periodo in cui è stata registrata la conversazione con Zuckerberg – era trapelato che l’azienda si preparasse a tagliare circa il 10% della propria forza lavoro e a cancellare 6.000 posizioni aperte, un sacrificio che, secondo la responsabile delle risorse umane Janelle Gale, sarebbe stato necessario per “compensare altri investimenti” decisi dal vertice. In altre parole, per riequilibrare i costi legati alla ricerca e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

A circa un mese da quell’indiscrezione, la Big Tech ha effettivamente [6]licenziato 8.000 dipendenti, mentre altri 7.000 sono stati riallocati in ruoli dedicati allo sviluppo e all’addestramento dei sistemi di IA. I circa 2.000 lavoratori che avevano scelto volontariamente di essere trasferiti nelle settimane scorse al nuovo dipartimento Applied AI sono stati salvaguardati dai manager, il loro nome non poteva essere incluso nella lista dei tagli. Dal canto suo, il CEO promette che questi saranno gli ultimi esuberi dell’anno, tuttavia la fiducia dei lavoratori è ormai compromessa e la sensazione crescente è che Meta stia spiando il loro lavoro al fine di produrre modelli di IA con cui sostituirli.

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Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.