A Milano emergono i primi effetti concreti della nuova normativa che punisce penalmente il blocco stradale attuato tramite resistenza passiva. Come riportato da Il Corriere, infatti, la Procura meneghina ha notificato la chiusura delle indagini a 13 partecipanti al corteo del 3 ottobre 2025 a sostegno della Palestina e della Flotilla, manifestazione che aveva richiamato circa centomila persone. Gli indagati sono accusati di aver ostacolato la circolazione stradale durante il corteo, nonostante gli inviti delle forze dell’ordine a disperdersi. La contestazione si basa sulle modifiche introdotte dal dl Sicurezza del 2025, che ha trasformato nuovamente in reato una condotta depenalizzata dal 1999. La norma prevede pene più severe quando il blocco viene compiuto da gruppi di persone, come avviene durante proteste o sit-in.
I fatti sono stati riportati in via esclusiva dal Corriere: la Procura di Milano ha contestato per la prima volta il reato di blocco stradale così come descritto nel decreto sicurezza [1] del 2025. Secondo la Procura, «le persone accusate, partecipando a una manifestazione non autorizzata, malgrado i ripetuti rinvii delle forze dell’ordine a sciogliere il corteo, impedivano la circolazione su strada ordinaria». Il nuovo reato di blocco stradale prevede fino a un mese di reclusione o 300 euro di sanzione qualora la persona agisca da sola, ma non è il caso delle manifestazioni indette lo scorso ottobre: nel caso in cui il reato venga condotto da più persone riunite, infatti, la pena prevista va dai 6 mesi ai 2 anni di carcere. Prima del decreto sicurezza, nel 1999, la condotta di ostruzione del traffico con il proprio corpo era stata depenalizzata e trasformata in illecito amministrativo, e prevedeva una sanzione da 1.000 a 4.000 euro.
Il pm ha inviato ai manifestanti l’avviso di conclusione delle indagini ieri, 21 maggio; inizialmente ai 13 indagati erano contestati i reati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, blocco stradale e manifestazione non preavvisata. La magistratura, tuttavia, ha ipotizzato il solo reato di blocco. I fatti contestati risalgono allo scorso 3 ottobre [2], in occasione dello sciopero generale per la Palestina e la Global Sumud Flotilla. Quel giorno, i manifestanti marciarono in direzione della tangenziale est, paralizzando il traffico per qualche ora, e scontrandosi contro le forze dell’ordine. Nel tardo pomeriggio, il corteo si divise e un gruppo sfilò in direzione di Piazza Loreto, risalendo le arterie meneghine puntando verso il Duomo: il gruppo venne fermato in Porta Venezia, sotto il getto di acqua degli idranti delle forze dell’ordine; qui, la polizia effettuò i fermi e condusse i manifestanti in Questura, dove sporse denuncia contro di essi.
In generale, quello di Milano si configura come uno dei primi casi in cui viene applicato il nuovo reato di blocco stradale. Tale fattispecie era stata contestata a tre sindacalisti che avevano sfilato al corteo dei metalmeccanici di Bologna del 20 giugno 2025 [3] per contestare il mancato rinnovo dei contratti, allora scaduti da un intero anno.