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Cortina ’26, ancora guai: indagato il commissario Saldini per appalti irregolari

A tre mesi esatti dalla conclusione dei Giochi, una valanga giudiziaria si abbatte sulle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Ieri, infatti, la Procura di Belluno ha disposto perquisizioni in cinque città – Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina d’Ampezzo – nell’ambito di un’inchiesta in cui i pm ipotizzano il reato di turbativa d’asta per i lavori della cabinovia Apollonio-Socrepes, opera da 35 milioni di euro mai entrata in funzione. Nel mirino degli inquirenti finiscono sia Simico, società incaricata di progettare, appaltare e realizzare le opere infrastrutturali connesse ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali, sia la ditta bresciana Graffer, che si è vista affidare direttamente l’appalto. Nello specifico, tre persone risultano iscritte nel registro degli indagati: tra queste c’è Fabio Massimo Saldini, ad e direttore generale di Simico, oltre che commissario straordinario per alcune delle opere in carico alla società governativa Infrastrutture Milano Cortina.

Le attività investigative hanno portato la polizia giudiziaria a eseguire perquisizioni su tutto il territorio nazionale, focalizzandosi in particolare sulle sedi di Simico, la società infrastrutturale del Ministero, e dell’impresa aggiudicataria. Al centro dell’attenzione degli inquirenti vi è la procedura seguita per l’affidamento dei lavori. Dopo due tentativi falliti — uno annullato per presunte fughe di notizie e un altro concluso con una gara deserta a causa di tempistiche ritenute impossibili dai big del settore come Leitner e Doppelmayr — si è optato per un affidamento diretto. Come riportato dagli atti, «l’ipotesi investigativa concerne la possibile sussistenza di condotte che, grazie ad accordi collusivi o comunque tramite modalità fraudolente, hanno deliberatamente favorito la società Graffer nell’assegnazione dei lavori a discapito di altre ditte interessate all’esecuzione degli stessi». Gli accertamenti mirano inoltre a verificare se tale scelta sia stata compiuta «con la consapevolezza che i tempi a disposizione non sarebbero stati compatibili con la messa in funzione dell’impianto entro l’inizio dei Giochi Olimpici». Non vi è alcun dubbio sul fatto che l’assegnazione diretta dei lavori a Graffer da parte di Simico sia stata personalmente stabilita dal commissario straordinario Saldini, in quale per legge detiene poteri di deroga delle norme (escluse quelle penali). Il reato di turbata libertà degli incanti – anche detto “turbativa d’asta” – è punito dal Codice Penale con la reclusione da uno a cinque anni e la multa da 516 e 1032 euro.

Il progetto, funestato fin dalle origini da complesse problematiche geologiche e dalla presenza di una frana attiva, ha visto lievitare i costi dai 28 milioni iniziali ai 35 finali. Simico, dal canto suo, ha dichiarato [1] di aver fornito piena collaborazione alle autorità, rinnovando «la propria totale fiducia nell’operato della Magistratura e degli organi inquirenti, nella convinzione che ogni approfondimento consentirà di chiarire compiutamente i fatti e di certificare e confermare ancora la correttezza, la linearità amministrativa e la piena regolarità dell’operato posto in essere dalla società». Il Ministero delle Infrastrutture ha difeso l’operato della società pubblica, dichiarando che «per garantire il successo delle Olimpiadi sono state rispettate tutte le regole». La questione della cabinovia non rappresenta però l’unico grattacapo giudiziario per l’evento. La magistratura contabile sta infatti monitorando anche l’Arena Santa Giulia a Milano, focalizzandosi in particolare sugli extracosti milionari richiesti per la struttura, sollevando dubbi sulla corretta gestione delle risorse pubbliche.

In numerosi articoli abbiamo raccontato [2] come, a mesi dalla conclusione delle Olimpiadi invernali, la cabinovia di Cortina d’Ampezzo non sia ancora entrata in servizio. L’impianto, che è costato circa 35 milioni di euro, doveva collegare il centro del paese con la pista Olympia delle Tofane, sede delle gare di sci alpino femminile. Eppure il cantiere, oggetto fin dal principio di proteste e contestazioni per la posizione in area franosa e per un iter assai travagliato, non è stato completato in tempo per l’evento e nemmeno per le settimane successive. Il 5 marzo scorso, nel giorno di apertura delle Paralimpiadi, Simico aveva annunciato ufficialmente la fine dei lavori, dichiarando che «si sono ufficialmente conclusi ieri i lavori della Cabinovia Apollonio Socrepes», aggiungendo che, «dopo i nulla osta tecnici ricevuti da Ansfisa (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali, ndr), il documento di fine lavori e il collaudo statico sanciscono a tutti gli effetti il completamento dell’impianto funiviario». Ciononostante, le foto diramate dal portale locale “Voci di Cortina” avevano sin da subito raccontato un’altra realtà: ponteggi ancora montati, mezzi al lavoro, nessuna cabina installata.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.