Si aggrava la posizione dell’ex principe Andrea nel nuovo filone dell’inchiesta Epstein. L’ex duca di York, dopo l’arresto [1] dello scorso 19 febbraio per abuso d’ufficio, già travolto dalle accuse di Virginia Giuffre e costretto da anni a ritirarsi dalla vita pubblica, è ora indagato anche per sospetti reati sessuali nell’ambito delle verifiche riaperte dalle autorità britanniche sui suoi rapporti con il finanziere americano, morto in carcere nel 2019. Secondo la stampa britannica, gli investigatori starebbero valutando la testimonianza di una donna che accusa Andrea di violenza sessuale. Già a gennaio, l’avvocato Brad Edwards aveva dichiarato alla BBC che una sua assistita sostiene di essere stata vittima del sistema di sfruttamento orchestrato da Epstein e di essere stata costretta ad avere un rapporto sessuale con il principe nel 2010, nella residenza reale di Windsor. Andrea ha respinto ogni accusa.
Mountbatten-Windsor era già sotto indagine per “misconduct in public office”, con l’accusa di aver condiviso informazioni sensibili con Epstein durante il periodo in cui rappresentava il Regno Unito come inviato speciale per il commercio internazionale. Il nuovo filone [2] rischia di riaprire uno dei capitoli più imbarazzanti per Buckingham Palace, riportando al centro le accuse di Virginia Giuffre e il ruolo dell’ex principe nella rete di relazioni e di abusi costruita dal finanziere americano. Per anni, Andrea è stato considerato uno dei membri più influenti della famiglia reale britannica. Figlio prediletto della regina Elisabetta II e ambasciatore economico del Regno Unito, l’ex duca di York aveva costruito una vasta rete di rapporti internazionali tra monarchie del Golfo, imprenditori e ambienti finanziari. Proprio in quel contesto si consolidò il legame con Jeffrey Epstein, nonostante il finanziere fosse già stato condannato nel 2008 per sfruttamento sessuale di minori. Le immagini del dicembre 2010 che ritraggono Andrea mentre passeggia con Epstein a Central Park fecero esplodere le polemiche e segnarono uno dei momenti più delicati per la monarchia britannica.
A incrinare definitivamente la posizione del principe furono, però, soprattutto le accuse di Virginia Giuffre, una delle principali accusatrici di Epstein e Ghislaine Maxwell. In atti giudiziari e interviste pubbliche, Giuffre raccontò di essere stata reclutata da Maxwell quando era adolescente e di essere stata costretta ad avere rapporti sessuali con il principe Andrea tra il 1999 e il 2002, a Londra, New York e sull’isola privata caraibica di Little St. James, quando era ancora minorenne. La fotografia che ritrae Andrea insieme alla giovane Virginia nella casa londinese di Maxwell divenne il simbolo dell’intero scandalo.
Il principe ha sempre negato ogni accusa, ma la sua posizione precipitò dopo la disastrosa intervista concessa alla BBC Newsnight [3] il 16 novembre 2019, condotta da Emily Maitlis. Nel tentativo di difendersi, Andrea sostenne di non ricordare Virginia Giuffre e arrivò persino ad attribuire a un trauma subito durante la guerra delle Falkland la presunta incapacità di sudare, contestando così uno dei dettagli centrali del racconto della donna. L’intervista provocò un terremoto mediatico e istituzionale che costrinse l’allora duca di York a ritirarsi dalla vita pubblica e a perdere i titoli militari onorifici. Nel febbraio 2022, la causa civile intentata da Giuffre negli Stati Uniti si concluse con un accordo extragiudiziale da circa 12 milioni di sterline. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche britanniche, parte della cifra sarebbe stata sostenuta dalla stessa famiglia reale per evitare ulteriori danni alla monarchia in vista del Giubileo di Platino della regina Elisabetta. Secondo il Mail on Sunday e il Sunday Telegraph, Andrea avrebbe chiesto alle forze dell’ordine di raccogliere informazioni compromettenti su Giuffre per screditarne le accuse. Il Sun ha inoltre sostenuto che Epstein avrebbe aiutato finanziariamente anche Sarah Ferguson, ex moglie del principe, pagandole alcuni debiti nei momenti di difficoltà economica.
Il caso dell’ex Duca di York rappresenta uno dei fronti più esplosivi dell’intero scandalo Epstein, perché coinvolge direttamente non solo un membro della monarchia britannica, ma il rapporto tra potere politico, aristocrazie, finanza e reti di protezione internazionali. Come emerge anche dagli Epstein Files, il finanziere di Brooklyn non appare come un semplice predatore sessuale isolato, ma come il punto di intersezione di un ecosistema di potere che attraversava ambienti politici, intelligence, università d’élite e grandi gruppi economici occidentali. Un sistema capace per anni di garantire accessi, favori, silenzi e impunità a uomini convinti di appartenere a una sfera separata, sottratta alle regole comuni e protetta da relazioni, ricatti e complicità istituzionali.