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Argentina: decine di migliaia in piazza contro i tagli all’istruzione di Milei

Centinaia di migliaia di argentini — un milione e mezzo secondo gli organizzatori — sono scesi in piazza in tutto il Paese per manifestare contro i tagli all’istruzione del governo Milei. Nella quarta marcia universitaria organizzata nel giro di pochi mesi, studenti, insegnanti e sindacati hanno esortato l’esecutivo neoliberista a sbloccare le risorse economiche necessarie al settore. Dal 2023 ad oggi — denunciano i manifestanti — i trasferimenti statali agli atenei hanno subito un calo reale, dunque alla luce dell’inflazione, del 45,6%. Il Congresso ha approvato l’anno scorso una legge per adeguare le risorse ma l’esecutivo ha eretto un muro, creando una voragine nell’università pubblica, da sempre caposaldo dello Stato argentino. La precarietà e gli stipendi bassi che ne sono derivati hanno portato migliaia di professori a lasciare il proprio lavoro. Al momento il governo Milei non sembra intenzionato a sbloccare la situazione; anzi dalla Casa Rosada hanno provato a screditare la protesta, declassandola a capriccio delle opposizioni.

Martedì scorso una marea umana ha invaso le strade di Buenos Aires e di altre decine di città argentine, da Córdoba a Rosario. «Milei rispetta la legge» è la scritta che sovrastava una Plaza de Mayo gremita di studenti, professori, rettori e sigle sindacali. Tutti insieme hanno chiesto l’erogazione dei fondi universitari necessari al funzionamento del settore e quindi il rispetto dell’ultima legge di finanziamento, la n. 27.795, approvata dal Congresso lo scorso anno. Alla luce dell’inflazione, che ha fatto sì che negli ultimi tre anni le risorse reali destinate alle università calassero del 45,6%, il parlamento ha aumentato la spesa pubblica da destinare al settore. Da lì è nato un braccio di ferro con l’esecutivo, che ha prima provato a sospendere la legge e poi ad abrogarla. Il parlamento si è opposto, mentre il Consejo Interuniversitario Nacional (CIN) ha avviato una causa legale contro il governo, ottenendo le prime vittorie in tribunale. Di fronte alle sentenze che ordinavano l’immediata applicazione della legge, il governo ha tentato un ultimo ricorso, portando la causa di fronte alla Corte Suprema. Nel frattempo, per il 2026, la compagine guidata da Milei ha stanziato 4,8 miliardi di pesos per il settore universitario, a fronte dei 7,2 miliardi richiesti dalla controparte per sostenere le spese minime.

«In nessun mese dell’attuale amministrazione — denuncia [1] il CIN — il potere d’acquisto dei fondi stanziati per le spese operative dell’università ha superato il 64% del suo valore a gennaio del 2023. Ultimamente questa tendenza si è intensificata e oggi si è perso l’equivalente di quasi 9 mesi di trasferimenti». Di fronte all’ennesimo attacco neoliberista di Milei alla spesa pubblica — dopo aver messo nel mirino riforma del lavoro [2] e pensioni [3] — gli argentini hanno risposto con fermezza, ribadendo che «il sistema universitario argentino (pubblico, gratuito e federale) è ciò che abbiamo costruito, promosso, protetto e difeso. È una preziosa conquista di molte generazioni e un’immensa responsabilità da preservare. L’istruzione è, e deve essere, lo strumento per ridurre la disuguaglianza e l’esclusione nella società argentina». Al momento il settore vive un esodo di insegnanti e ricercatori che, tra precarietà e stipendi erosi dall’inflazione, scelgono di lasciare il lavoro. A beneficiarne è l’università privata, che negli anni ha visto aumentare le iscrizioni. Gli argentini però non ci stanno e dalle piazze lanciano un grido univoco in direzione Casa Rosada: «Milei rispetta la legge».

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.