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Superata anche la Grecia: l’Italia diventerà il Paese con più debito pubblico dell’Eurozona

L’Italia diventerà il Paese più indebitato dell’Eurozona, superando anche la Grecia. Lo rivelano le stime macroeconomiche dei due Paesi: per l’Italia il Documento di Finanza Pubblica (DFP) prevede per il 2026 un debito pubblico pari al 138,6% del Prodotto Interno Lordo (PIL), +1,5% rispetto a quest’anno. Il nostro Paese spenderà cioè più del doppio di quanto produce. Non è di per sé una novità, visti i trend storici. Ciò che cambia è che l’Italia sarà il fanalino di coda dell’Eurozona, scalzando anche la Grecia, che invece prevede di abbassare il rapporto tra debito pubblico e PIL dal 146,1% del 2025 al 136,8% del 2026.

Le stime di Italia e Grecia trovano riscontro nei calcoli del Fondo Monetario Internazionale (FMI), che per l’Italia prevede un rapporto tra debito pubblico e PIL al 138,4%, mentre per la Grecia al 136,9%. Atene ridurrà in un anno più di 9 punti percentuali, confermando l’inversione di rotta intrapresa dal 2020, quando il rapporto sfondò il tetto del 200%. Da allora la Grecia ha vissuto un’intensa crescita economica, sostenuta dall’aumento delle esportazioni e dalla nascita di nuove imprese, così come dalla messa a frutto dei fondi europei del Next Generation EU, meglio conosciuto come Recovery Plan. Contestualmente, sfruttando tasse più competitive e semplificazioni burocratiche, sono cresciuti gli investimenti esteri. Si pensi ad esempio alla privatizzazione che ha fatto finire il porto del Pireo in mani cinesi, garantendo alle casse greche delle entrate sul breve periodo. Così facendo, Atene ha però rinunciato a profitti futuri e al controllo strategico di un’infrastruttura cruciale.

C’è poi il nodo del turismo, cresciuto a dismisura tra Atene e le isole. I continui record di presenze internazionali alimentano l’industria degli affitti brevi; di riflesso vola la quota di servizi prodotta nel Paese, impattando sul PIL. Incatenarsi all’industria del turismo vuol dire però fare i conti con l’aumento delle diseguaglianze, come ormai appurato [1] da innumerevoli ricerche internazionali. Tra il 2019 e il 2024 il coefficiente di Gini è cresciuto [2] di 0,8 punti in Grecia, attestandosi sul valore di 31,8 e suggellando l’aumento delle diseguaglianze economiche. C’è poi lo stravolgimento identitario delle città turistificate, che si accompagna ai disagi per gli abitanti: due anni fa hanno fatto il giro del mondo le immagini di una Santorini presa da assalto da quasi 20mila turisti, più della popolazione residente sull’isola.

Nonostante l’Italia presenti — tra diseguaglianze, privatizzazioni e processi di turistificazione — valori simili a quelli della Grecia, la supererà in termini di indebitamento. Per il 2026 entrambi i Paesi hanno dovuto rivedere [3] le stime di crescita economica a causa dello shock energetico causato dalla guerra all’Iran. Se l’Italia galleggia su un +0,5%, la Grecia stima al momento una crescita del 2%. A incidere però sull’avvicendamento di Roma, nuovo fanalino di coda tra i Paesi che adottano l’euro, è l’enorme peso di interessi accumulati sul debito nel corso dei decenni. Scomponendo il debito pubblico, ci si accorge che l’Italia riesce a pagare le uscite annuali e a mettere da parte anche diversi miliardi di euro. Vanno però ripagati anche i debiti contratti nel tempo, con tassi di interesse variabili a seconda della fase storica interessata. Si attiva così un circolo vizioso, all’insegna dell’emissione di nuovi titoli di stato e dunque di altro indebitamento.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.