- L'INDIPENDENTE - https://www.lindipendente.online -

Pestaggi e torture psicologiche, il racconto degli attivisti della Flotilla rapiti da Israele

Pugni, calci, scapole lussate, costole incrinate e visi tumefatti: così si presentavano molti degli attivisti della Global Sumud Flotilla (GSF) rapiti da Israele nella notte tra il 29 e il 30 aprile e rilasciati alcune ore dopo sulle coste dell’isola di Creta. La missione, composta unicamente da civili disarmati, ha l’intento di portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, dove Israele sta commettendo un genocidio. Dei circa 180 rapiti dai militari israeliani, non tutti sono stati liberati: all’appello mancano Thiago Avila e Saif Abukeshek, che Israele ha portato nella Palestina occupata accusandoli di «sospette attività criminali».

I circa 180 attivisti erano stati rapiti [1] nella notte tra il 29 e il 30 di aprile scorso al largo di Creta, a tre giorni di navigazione e oltre mille chilometri di distanza dalle coste palestinesi. Come raccontato [2]L’Indipendente da un membro della missione, le navi della GSF sono state accerchiate da mezzi dell’esercito israeliano. I militari sono saliti a bordo di alcune di esse, sabotandone i motori e lasciandole alla deriva, mentre con i jammer veniva disturbato il segnale radio e impedita di fatto la possibilità di chiedere aiuto. Una volta conclusa l’aggressione, mentre le imbarcazioni della GSF venivano raggiunte dalla marina ellenica e scortate verso le coste greche, l’esercito israeliano rapiva circa una parte degli attivisti.

Il racconto di quanto accaduto nelle ore successive proviene dagli attivisti stessi, rilasciati ieri, 1 maggio, nel porto di Creta dopo 40 ore trascorse a bordo dei mezzi israeliani. «Ci trovavamo in una sorta di prigione a cortile, creata con sei container» riporta [3] Javi Aparente, un membro della missione, che racconta di essere stato ammanettato con le mani dietro la schiena e calpestato dai militari. «Saif [Abukeshek, ndr] urlava dal dolore perchè le mani erano legate strettissime tra loro e diceva di non sentirle più. I militari allora hanno allentato i lacci, ma gli hanno fatto molto male nel farlo, gli hanno camminato sopra. Avevano delle forbici con loro e gli hanno fatto molto male con quelle mentre le usavano per allentare un po’ la presa. Saif lamentava anche di non riuscire a respirare bene». Dopo un periodo di tempo trascorso sdraiato in terra con le mani legate dietro la schiena, Aparente ha visto Saif e altri due membri della Flotilla venire prelevati per essere portati in isolamento. «È stata l’ultima volta che lo abbiamo visto» racconta Aparente, riferendosi a Saif. Aparente racconta che, a quanto gli risulta, anche Tony La Piccirella, attivista italiano, e altre persone erano state portate in precedenza in isolamento. Uno di questi, Richard, è stato condotto in isolamento dopo essere stato ripetutamente preso a calci per aver dato il via a canti di protesta. «Lo abbiamo sentito urlare», racconta Aparente. «Abbiamo iniziato a organizzarci per una protesta, decidendo di non cooperare quando, la volta successiva, fossero venuti a contarci. Abbiamo cantato per circa un’ora, molto forte, e si sono molto arrabbiati con noi. Volevamo acqua, prodotti sanitari e che rilasciassero i nostri compagni – ovviamente questo era il nostro obiettivo primario».

Dopo alcune ore stipati nei container, con alcuni che hanno dovuto dormire all’esterno sulla pavimentazione allagata (secondo alcuni dei presenti, di proposito), è stato dato l’annuncio di trasferimento su di un’altra barca. «Abbiamo di nuovo deciso di non collaborare fino a che non avessimo avuto prova che i nostri compagni stavano bene ed erano vivi e sarebbero stati portati sull’altra nave con noi» racconta Aparente, «e qui è quando [i militari, ndr] sono diventati davvero violenti: hanno iniziato a trascinarci, così ci siamo messi a cantare per protesta. Io incitavo gli altri e cantavo particolarmente forte, così sono venuti da me e mi hanno calpestato la gola per farmi smettere. Poi mi hanno trascinato in un altro container buio e lì hanno iniziato a prendermi a calci, sulla faccia e sul corpo». Poco dopo, i prigionieri sono stati consegnati alla guardia costiera greca. Una volta giunti a terra, le autorità greche hanno fatto salire gli attivisti su alcuni pullman, distribuendo appena un po’ d’acqua ma in quantità non sufficienti per tutti, riferisce Aparente. Nessuno ha dato loro cibo. «Hanno messo a disposizione una sola ambulanza con servizi basici, senza nemmeno un dottore. Ma in realtà non hanno lasciato che nemmeno quelli che erano in condizioni più gravi fossero trasferiti [con l’ambulanza], ci volevano tutti sui bus per l’aeroporto». Nessuna autorità greca, a quanto risulta, ha provato a fermare l’imbarcazione israeliana che si stava allontanando.

«Il trasferimento di 175 attivisti a Creta rappresenta una grave violazione del diritto internazionale, l’ultimo passaggio di un’operazione che solleva gravi interrogativi giuridici: detenzione senza accusa, assenza di accesso consolare verificabile e trasferimento forzato verso un Paese terzo» dichiara la GSF in un comunicato [4], aggiungendo come Israele abbia presentato quella avvenuta come una «operazione conclusiva» e ringraziato le autorità greche per la collaborazione. La preoccupazione principale rimane per la sicurezza di Avila e Abukeshek: «ricordiamo che l’estradizione di cittadini europei verso un Paese in cui sono state accertate violazioni dei diritti umani è vietata, come testimonia la sentenza della Corte d’appello de L’Aquila nel caso Anan Yaeesh», riporta il comunicato. Sono almeno 7 le imbarcazioni italiane che risultano sequestrate da Israele, per un totale di 23 cittadini italiani rapiti. Inoltre, il rapimento di Abukeshek è avvenuto su una nave italiana, quindi su suolo italiano. Proprio per questo motivo, il team legale della GSF sottolinea il dovere delle autorità italiane di attivarsi: un esposto urgente è stato quindi depositato alla procura di Roma, per chiedere il sequestro della nave israeliana sulla quale Avila e Abukeshek stanno venendo trasportati verso Israele.

Il silenzio del governo italiano, però, è assordante: non una parola è stata spesa da Giorgia Meloni, che ha tuttavia trovato il tempo di pubblicare post sui festeggiamenti del primo maggio con i lavoratori di PizzaAut e uno di cordoglio per la morte del pilota italiano Alex Zanardi – analogamente a quanto fatto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Alle 12 odierne è prevista una conferenza stampa della GSF, mentre dalle 9 di questa mattina è in atto un presidio di protesta all’esterno della Farnesina.

Avatar photo

Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.