L’Occidente non va salvato dall’invasione musulmana o da quella cinese, va salvato da sé stesso. Va salvato sia dall’idea distorta di una difesa ad oltranza tipica di una visione intollerante, falsamente conservatrice, sia , al contrario, dalla rinuncia a qualsiasi valore della propria tradizione, a cominciare da quella etica e cristiana.
Reazionari o sconfitti, sovranisti o mondialisti, retrogradi o falsamente progressisti, noi occidentali siamo dominati da un mix distruttivo di ignoranza e intolleranza.
Ignoranza perché abbiamo dimenticato uno dei nostri capisaldi: l’idea di soggettività, quella che ha dato vita allo habeas corpus, al costituirsi di una coscienza individuale, all’affermarsi di ogni personalità con una identità insostituibile.
Occidente cristiano e libertario, questa la più profonda e salutare contraddizione che pervade i nostri fondamenti.
L’individualismo e il sentirsi essere sociale: due forze con cui ogni potere in Occidente dovrebbe fare i conti. Invece no: la libertà è stata sostituita dalla autorizzazione, tipica quella del suicidio assistito o del controllo statale a monte di qualsiasi decisione personale. Ma beninteso, non più lo Stato nazionale ma quelle associazioni di interessi che ad esempio tengono in piedi una Europa confusa e servile.
L’Occidente, fintanto che restasse fedele alla svolta epocale della soggettività iniziata nel XII-XIII secolo, potrebbe invece mantenere una concezione di popolo non come massa soggiogata ma come comunità soggetta a desideri, diritti, aspettative, visioni.
Il dominio si perpetua anche mediante le prediche martellanti della pubblicità, con il primato televisivo assegnato alla cronaca nera, con la programmatica trascuratezza nei confronti di ciò che è buono e giusto e quindi esemplare.
Un gruppo eterogeneo di esponenti ben calibrati viene chiamato a esprimersi regolarmente sui media per rinfocolare schieramenti stereotipati, per fare risultare come onesti soltanto i propri simili e disonesti soltanto gli avversari, secondo modalità che andavano più o meno bene nell’esercizio retorico del tardo impero romano.
Il capitalismo si è preso tutte le colpe ma ancora più grave è stato aver assegnato il predominio alle forze economiche, all’assoluto prevalere del denaro, alla oggettiva punizione inferta a chi non può permettersi l’essenziale, a cominciare dalle spese sanitarie.
Così sembrano esistenti soltanto le distorte ideologie del passato prossimo o remoto e non si dà vita a una visione dialogica, a orizzonti di intesa fra matrici differenti, a nuove rivoluzionarie prospettive. Innumerevoli sono le consonanze, ad esempio, tra Islam e Cristianesimo ma il dio petrolio continua a essere dominante, quindi a formare interessi e conflitti soltanto materiali.
Troverete le idee nel cielo, cantavano gli Antichi, dai remoti persiani ai nativi americani, cercherete la verità negli occhi dell’altro, suggerivano gli apostoli, i filosofi greci e gli sciamani andini. Chi non rispetta un fiore non è degno di cibarsi del frutto, era un vecchio saggio buddista a proclamare.
Non multiculturalità ma diversità, non omologazione ma dialogo. Si fa fatica nel caos dell’odio generato dalla competizione ma è bene prestare comunque ascolto, custodire piccole zone di silenzio, rinunciare a reagire sempre e comunque.
Reagire senza capire, infatti, è come obbedire aspettando una ricompensa.