Flotilla per Gaza: proteste e cortei in tutta Italia contro l’inazione del governo Meloni
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Stefano Baudino
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Diritti e Movimenti sociali |
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Migliaia di cittadini sono scesi in piazza in numerose città italiane dopo che la marina israeliana ha intercettato in acque internazionali la Global Sumud Flotilla, missione umanitaria diretta a Gaza con a bordo medicinali, cibo e aiuti per la popolazione palestinese. I manifestanti, riunitisi sotto i vessilli con i colori palestinesi, chiedono la liberazione degli attivisti fermati – tra cui 23 italiani – e la fine del blocco navale imposto da Israele sulla Striscia dal 2009. Al centro delle proteste vi è in particolare la denuncia dell’«inazione dei governi», in primis quello italiano, accusati di «complicità» con «la macchina da guerra israeliana».
La protesta ha unito associazioni filo-palestinesi, sindacati di base, collettivi studenteschi, centri sociali e realtà della sinistra antagonista, in una risposta diffusa e immediata all’appello alla mobilitazione permanente dell’equipaggio di terra. A Roma i manifestanti si sono radunati al Colosseo nel tardo pomeriggio. «La misura è colma per chi commette atti di pirateria in barba a qualsiasi norma internazionale e nell’impunità. La misura è colma per chi anche in Italia si organizza in modo paramilitare per attaccare gli antifascisti. Vogliamo rompere ogni tipo di rapporto con lo Stato terrorista di Israele», hanno denunciato al megafono gli organizzatori del presidio nella Capitale. Un grande striscione tra le bandiere palestinesi recitava: «Israele stato terrorista, blocchiamo tutto». Il corteo è stato deviato dalla questura verso il quartiere Monti.
[1][Il presidio pro-pal riunitosi a Roma davanti al Colosseo]A Bologna il sit-in in piazza Maggiore si è trasformato in un corteo spontaneo che ha attraversato il centro. I partecipanti hanno scandito «Libertà per gli attivisti, Palestina vincente» e «Basta complicità italiana con il genocidio». A Milano un migliaio di persone ha sfilato da corso Monforte fino a piazza Duomo con i cori «Insorgiamo e blocchiamo tutto» e «Palestina libera». A Napoli gli attivisti, definitisi «flotta di terra», hanno percorso via Toledo e la Galleria Umberto I chiedendo la fine della «complicità italiana» con Israele. A Torino il corteo radunatosi in piazza Castello ha adottato lo slogan «Insorgiamo, resistiamo, blocchiamo», mentre a Firenze centinaia di persone hanno sfilato con uno striscione che recitava «Equipaggi di mare e di terra contro l’economia di guerra». Molto animata anche la piazza di Padova, che ha prima svolto un presidio davanti a Palazzo Bo, per poi attraversare le piazze del centro storico con un lungo corteo che, progressivamente, si è rinfoltito fino a contare circa mille attivisti.
[2][Attivisti in protesta a Padova]In merito alle operazioni di abbordaggio[3] delle imbarcazioni dell’organizzazione umanitaria portate avanti dall’esercito israeliano, ieri è arrivato un comunicato[4] dell’esecutivo Meloni che recita: «Il Governo italiano condanna il sequestro delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, avvenuto ieri sera in acque internazionali al largo delle coste greche». Eppure, nei fatti, nulla si è mosso. La missione, la seconda del suo genere, intende rompere l’assedio israeliano a Gaza e spingere i governi di tutto il mondo ad agire concretamente per interrompere il blocco marittimo imposto da Israele alla Palestina; se un mese fa Tajani aveva deciso di convocare l’ambasciatore israeliano per avere impedito al cardinale Pizzaballa di svolgere una messa, ieri la Farnesina si è limitata a chiedere informazioni sulle operazioni di Tel Aviv, mentre oltre venti dei propri concittadini risultano sotto arresto, intercettati – come ammette lo stesso governo – «illegalmente» in acque internazionali.
Già prima delle manifestazioni, i comitati promotori avevano lanciato un appello alla mobilitazione generale. «Insorgiamo, resistiamo, blocchiamo tutto» era lo slogan diffuso, con la richiesta di «protezione diplomatica e il rilascio immediato delle attiviste e attivisti coinvolti, una chiara condanna dell’accaduto e il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario». L’Unione Sindacale di Base, in una nota[5], ha definito l’intervento israeliano «un atto di pirateria condotto da uno Stato che non riconosce più alcuna regola internazionale», aggiungendo: «Il mar Mediterraneo non appartiene a Israele. Rilascio immediato di tutti gli attivisti e piena libertà di navigazione. L’Italia deve rompere le relazioni economiche, diplomatiche e commerciali con Israele».
Stefano Baudino
Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.