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Attacco israeliano alla Flotilla: Meloni condanna, ma decide di non fare niente

«Il Governo italiano condanna il sequestro delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, avvenuto ieri sera in acque internazionali al largo delle coste greche». Recita così il comunicato [1] dell’esecutivo Meloni sulle operazioni di abbordaggio delle imbarcazioni dell’organizzazione umanitaria portate avanti dall’esercito israeliano. Ancora una volta, insomma, il governo si conferma forte a parole, ma debole nei fatti. La missione, la seconda del suo genere, intende rompere l’assedio israeliano a Gaza e spingere i governi di tutto il mondo ad agire concretamente per interrompere il blocco marittimo imposto da Israele alla Palestina; se un mese fa Tajani aveva deciso di convocare l’ambasciatore israeliano per avere impedito al cardinale Pizzaballa di svolgere una messa, oggi la Farnesina [2] si è limitata a chiedere informazioni sulle operazioni di Tel Aviv, mentre oltre venti dei propri concittadini risultano sotto arresto, intercettati – come ammette lo stesso governo – «illegalmente» in acque internazionali.

Le prime reazioni alle intercettazioni di ieri sera sono arrivate tra la mattina e il pomeriggio di oggi, 30 aprile. A dare il via alle danze è stato un primo – molto timido – comunicato del ministero degli Esteri, in cui si legge che Tajani ha «ricevuto informazioni su un avvicinamento di unità militari di Israele alle barche della Flottilla salpate nei giorni scorsi per una navigazione verso Gaza». Il ministro «ha chiesto immediatamente all’Unità di Crisi, all’ambasciata d’Italia a Tel Aviv e all’ambasciata d’Italia ad Atene di assumere informazioni con le autorità israeliane e greche per definire i contorni dell’operazione in corso e permettere al Governo italiano di mettere in atto le azioni necessarie a tutelare i cittadini italiani imbarcati». Poco dopo, è arrivato il comunicato del governo: dopo avere condannato l’operazione israeliana, l’esecutivo Meloni ha chiesto a Israele «l’immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati, il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo».

Certamente più dura nei toni rispetto al comunicato della Farnesina, la dichiarazione del governo è stata analogamente morbida nei fatti: un mese fa, l’Italia ha deciso di convocare l’ambasciatore israeliano a Roma dopo che Israele ha negato al cardinale e arcivescovo di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa di celebrare la tradizionale messa per la domenica delle Palme presso la Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Oggi, invece, l’opzione di parlare con i rappresentanti diplomatici israeliani non pare essere ancora emersa, anche se lo stesso governo definisce «illegale» il fermo degli attivisti in acque internazionali. Di fronte alle continue violazioni della legge internazionale da parte di Israele, sono diversi i Paesi che hanno deciso di agire diplomaticamente per dare un segnale a Tel Aviv, prima fra tutti la Spagna, che ha ritirato la propria ambasciatrice nello Stato ebraico. L’Italia, però, continua a limitarsi alle parole.

L’abbordaggio israeliano è iniziato [3] nella serata del 29 aprile, intorno alle 21. In quel momento, 58 imbarcazioni stavano navigando in acque internazionali, facendo rotta verso la Striscia di Gaza. Stando al resoconto della Flotilla, alcuni motoscafi israeliani si sono avvicinati alle imbarcazioni, identificandosi successivamente e ordinando il cambio di rotta. Intorno alle 21.30 è iniziata la vera e propria aggressione, con laser e armi puntati contro gli attivisti, cui è stato chiesto di inginocchiarsi. Nel frattempo, le comunicazioni hanno iniziato ad essere disturbate e la Flotilla ha lanciato un SOS alle autorità greche. Le imbarcazioni si trovavano infatti al largo di Creta, in acque internazionali, a centinaia di chilometri e almeno tre giorni di navigazione dalle coste di Gaza. Verso le 22.30 è stato perso il contatto con 11 imbarcazioni e i militari israeliani hanno iniziato i «sequestri». Verso le due di notte, i militari sono poi saliti a bordo di alcune navi. Gli attivisti denunciano come i militari israeliani siano saliti a bordo di alcune imbarcazioni e ne abbiano distrutto motori e apparecchiature di navigazione, per poi abbandonarle alla deriva sulla rotta di una tempesta in arrivo, senza possibilità di chiedere aiuto via radio.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.