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OpenAI, si apre il processo Musk–Altman: in aula i retroscena della startup dell’IA

Elon Musk contro Sam Altman: lo scontro tra titani che mette di fronte due figure centrali delle origini di OpenAI – e, di riflesso, dell’intera corsa globale all’intelligenza artificiale – si apre a Oakland, California, con un processo di quattro settimane destinato a scandagliare i rapporti di potere e gli intrecci d’interesse che legano i protagonisti della Silicon Valley. Alla luce dei dettagli già emersi dalle carte, il dibattimento promette di essere rivelatore, non solo per le accuse reciproche, ma per ciò che farà emergere sulla tempra morale e sul ruolo che questi imprenditori esercitano all’interno dell’ecosistema digitale contemporaneo.

Facciamo un passo indietro: nell’agosto 2024 Musk ha intentato una causa contro Altman, Greg Brockman e altri dirigenti di OpenAI, accusandoli di aver tradito i principi fondativi della start‑up di intelligenza artificiale. Secondo Musk, la trasformazione di OpenAI da organizzazione no‑profit nata per sviluppare un’IA a beneficio dell’umanità a società a scopo di lucro rappresenta una deviazione sostanziale dalla missione originaria. Piú nello specifico, nella denuncia, il miliardario sostiene che l’azienda abbia violato i termini contrattuali e si sia macchiata di frode, citando anche Microsoft, la Big Tech che, pur tra recenti tensioni, ha sostenuto le ambizioni di Altman e contribuito in modo decisivo alla crescita di OpenAI.

Musk non è mosso soltanto da motivazioni ideologiche: i suoi dissapori con Altman risalgono ormai a diversi anni fa. Come ricostruito da Semafor [1], nel 2018 – quando era ancora co‑fondatore e membro del consiglio di OpenAI – il miliardario tentò di assumere il controllo del progetto, sostenendo che l’azienda fosse rimasta indietro rispetto a Google. La proposta fu respinta e Musk si ritirò ufficialmente per evitare conflitti d’interesse con Tesla, impegnata nello sviluppo di sistemi di guida autonoma basati su IA. Dietro quella decisione, tuttavia, si celava una frattura profonda con Altman, che avrebbe poi alimentato la rivalità culminata nel 2023 con la nascita di xAI, la società fondata da Musk per competere direttamente con OpenAI.

Se l’obiettivo di Musk è dimostrare che, dopo aver raccolto fondi e sostegni iniziali, la no‑profit abbia illecitamente mutato pelle per battere cassa, quello di OpenAI sembra piuttosto smascherare le contraddizioni del suo accusatore, portando alla luce retroscena professionali che il miliardario avrebbe preferito mantenere nell’ombra. Con l’apertura del processo, previsto per oggi, lunedì 27 marzo, stanno emergendo le prime indiscrezioni dalle centinaia di carte depositate. Secondo quanto riportato dal Washington Post [2], email, diari e messaggi privati delineano una fitta rete di interessi e alleanze imbarazzanti, una prospettiva trasparente che sta lacerando il velo del linguaggio corporativo. Tra le rivelazioni, spicca per esempio il fatto che Mark Zuckerberg, CEO di Meta, avrebbe contattato Musk per offrirgli supporto nella tutela del progetto DOGE – il cosiddetto “Department of Government Efficiency” – l’iniziativa che ha smantellato parte delle istituzioni statunitensi e che era guidata ufficiosamente dallo stesso imprenditore sudafricano. 

Secondo quanto emerge dai documenti del processo, OpenAI sostiene che Elon Musk abbia beneficiato di un’informatrice interna, Shivon Zilis, figura di lunga data nel suo entourage e madre di quattro dei suoi figli. Zilis, che ha lavorato in diverse aziende di Musk e ha fatto parte del consiglio di OpenAI tra il 2020 e il 2023, avrebbe nascosto al CdA la relazione con il miliardario e avrebbe mantenuto segretamente con lui rapporti diretti, trasmettendogli informazioni riservate sull’azienda. La donna era salvata nel telefono di Musk con il nomignolo “gatto di Schrödinger”. Dall’altra parte, i legali di Musk intendono utilizzare le note personali di Greg Brockman, co‑fondatore e presidente di OpenAI, in cui nel 2017 si interrogava su quale “grande leader” – Musk o Altman – lo avrebbe condotto più rapidamente alla ricchezza. Brockman e sua moglie sono poi diventati donatori di rilievo del movimento MAGA e del comitato politico Leading the Future, che si oppone alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale.

La petulanza delle strategie legali messe in campo raggiunge anche territori sorprendentemente personali: i legali di OpenAI hanno chiesto di discutere la partecipazione di Elon Musk al festival Burning Man del 2017, periodo in cui sarebbe stato influenzato da un mix di chetamina e anfetamine. L’argomentazione ufficiale è che, in quei giorni, si svolgevano i confronti che avrebbero portato Musk a lasciare la start‑up e che chiarire il suo stato mentale sia necessario per comprendere il contesto delle decisioni. Nei fatti, tuttavia, la mossa appare come l’anticamera di una gogna pubblica.

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Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.