- L'INDIPENDENTE - https://www.lindipendente.online -

Rivelati nuovi dettagli sullo strano naufragio di 007 italiani e israeliani nel lago Maggiore

Sulle prime i giornali italiani non ebbero molti dubbi: una sciagura dovuta al maltempo, una di quelle tragiche disavventure che possono capitare andando in barca. E assecondando questa ipotesi, d’altra parte, chiuse frettolosamente le indagini anche la magistratura. Era il 28 maggio 2023 sulle placide acque del Lago Maggiore, una cerniera di acqua lunga 64 chilometri conficcata come una parentesi blu tra Piemonte e Lombardia. Un naufragio finito nelle pagine di cronaca: 4 vittime nell’house boat di 16 metri ribaltatasi come un guscio di noce per il maltempo. A bordo erano quasi tutti esponenti di alto livello dei servizi segreti italiani e israeliani. Ma le uniche persone di cui conosciamo l’identità sono quelle decedute, le altre vennero rapidamente prelevate e portate via, mentre il governo italiano si affrettò a porre il segreto di Stato. A quasi tre anni di distanza è stato niente meno che David Barnea, ossia il capo dei servizi segreti israeliani, a fornire nuovi dettagli ricordando uno dei deceduti come colui che, grazie alle proprie operazioni, «ha influenzato in modo significativo il successo della campagna contro l’Iran».

Una ventina a bordo, anzi 25: stavano festeggiando un compleanno, avevano scritto, ed è arrivata la tempesta a far scivolare la festa in tragedia. Un’allegra comitiva di turisti colti di sorpresa e costretti poi alle cure del pronto soccorso, almeno in parte. Un naufragio davanti alla frazione di Lisanza, 882 anime, in comune di Sesto Calende, nel Varesotto, una zona di cantieri navali, villette e scorci panoramici, uno di quei posti che Truman Capote avrebbe definito “laggiù”. La faccenda della festa a bordo di uno di quegli scafi che si prendono a noleggio però è durata poco. Pochi giorni. Il tempo di dare un volto e un’identità alle vittime. Gli italiani Claudio Alonzi (62 anni) e Tiziana Barnobi (53 anni) dell’Aise, ex Sismi, il servizio segreto civile. Entrambi dipendenti del Comparto intelligence del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, l’insieme di organi e autorità che gestiscono i servizi segreti italiani. I loro nomi campeggiano sulla grande lapide che ricorda altri caduti in servizio, come Nicola Calipari.

Cosa ci facevano a bordo del Gooduria? Il compleanno era in realtà un vertice di intelligence tra 007 italiani e israeliani. Almeno una decina di persone per parte, non sapremo mai esattamente chi, perché il gruppo di Tel Aviv dopo il naufragio viene caricato su un jet privato e portato via. Resta tra le vittime, però, Shimoni Erez che risultava un ex agente delle forze di sicurezza in pensione. L’uomo senza nome e senza faccia, il valoroso soldato dell’intelligence che è stato sepolto per una strana coincidenza proprio ad Ascalona, città natale del capo del Mossad. Solo che nel cimitero militare di Ashkelon dove hanno deposto le sue spoglie, non c’è traccia di Shimoni Erez. Chissà con quali generalità lo hanno sepolto. Un mistero avvolto in un enigma, come avrebbe detto Churchill. A bordo del Gooduria, tra gli israeliani, c’erano funzionari di Stato, in servizio o in pensione, ma non è chiaro quanti. La quarta vittima è stata Anya Bozhkova, cittadina russa e moglie del comandante dell’imbarcazione, Claudio Carminati, che invece è sopravvissuto.

Passano tre anni e il generale David Barnea, nientemeno che il capo del Mossad, secondo molti il migliore e più efficiente tra i servizi segreti al mondo, dal niente, di botto, ripesca tutta la vicenda e tutto acquista un altro significato. Lo ha fatto ieri, 21 aprile, durante le celebrazioni del Yom HaZikaron, la giornata in cui Israele celebra i propri caduti. Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, Barnea ha rivelato che «l’agente M. è stato ucciso all’estero durante operazioni contro l’Iran». Il capo del Mossad ha rivelato che la spia stava lavorando per scoprire dettagli utili all’attacco militare all’Iran in atto in queste settimane: «il mio cuore si è riempito di orgoglio per il carattere e le azioni di Emme. Le operazioni da lui comandate hanno combinato creatività, astuzia e tecnologia avanzata, influenzando in modo significativo il successo dell’operazione contro l’Iran».

Sono gli stessi media israeliani a collegare l’identità dell’ignoto “agente Emme” a Shimoni Erez. Proprio in un articolo [1] uscito in quei giorni su L’Indipendente, facemmo notare ai lettori come le coste del lago Maggiore fossero rifugio abituale di imprenditori italiani e iraniani sospettati di intrattenere rapporti commerciali in ambito militare. Una pista che a tre anni di distanza mostra la propria consistenza.

In realtà il generale ricorda il soldato “Emme” come un valoroso, uno dei Giusti, per stare in tema ebraico. Barnea parla di un agente che è caduto all’estero durante un’operazione di intelligence e i media israeliani fanno due più due, ripescando dall’archivio quel fatto apparentemente senza nessun significato strategico o di intelligence accaduto in Italia tre anni prima. «Le operazioni guidate da M. combinavano creatività, astuzia e tecnologia e hanno influenzato in modo significativo il successo della campagna contro l’Iran»: l’epitaffio è degno di un picchetto d’onore. Ma improvvisamente tutto cambia, perché cominciano le domande. Chi era realmente “Emme” e cosa ci faceva su quella barca?

Secondo le ricostruzioni, 21 dei 25 passeggeri presenti erano operatori dei servizi segreti italiani o israeliani. In particolare, 8 passeggeri sono risultati legati all’intelligence italiana (Aise) e 13 al servizio segreto israeliano (Mossad). A conferma della cooperazione segreta in corso tra Roma e Tel Aviv da ormai 40 anni. Già nel 1987 un patto bilaterale vincolava i due Paesi alla massima segretezza sui dossier condivisi, mentre il Memorandum del 2005, rinnovato ogni cinque anni senza dibattito pubblico fino al recente stop [2], ha consolidato scambi di armi, tecnologie e intelligence. Oggi circa il 20% delle importazioni belliche italiane proviene da Israele, in un quadro sottratto perfino al controllo parlamentare.

Gli 007 a bordo della casa galleggiante sul Lago lavoravano su piani per impedire a Teheran di armarsi con equipaggiamenti non tradizionali e dalle parole di Barnea si è ipotizzato che si trattasse di un’operazione contro il progetto nucleare ad uso militare di Teheran, la pistola fumante che Trump sta cercando dal 28 febbraio a suon di bombe e missili. Resta la sorpresa nel constatare che tutto quello che sta succedendo nei paraggi dello stretto di Hormuz, a migliaia di chilometri dal Lago Maggiore, possa aver avuto inizio o comunque un’impronta proprio quella domenica di maggio, a bordo di una barca piena di finti turisti. Un naufragio di cui ancora non sappiamo molte cose: cosa facevano quel giorno le spie sul lago Maggiore fingendo di essere turisti che festeggiavano un compleanno? Chi erano tutte le persone presenti? La barca è realmente affondata a casa di un naufragio? Domande che verosimilmente rimarranno senza risposta.

Avatar photo

Salvatore Maria Righi

Giornalista professionista dal 1992, è stato per 15 anni caposervizio e inviato della redazione romana del quotidiano L’Unità, occupandosi di inchieste di cronaca e criminalità. Per L'Indipendente cura la rubrica "pagine oscure d'Italia"