Gli Stati Uniti sembrano quasi vantarsi della crescente militarizzazione delle proprie forze dell’ordine e dei budget sempre più consistenti destinati a finanziare mezzi e tecnologie avanzate che, almeno sulla carta, dovrebbero servire a contrastare i crimini più gravi. Non stupisce quindi che il bilancio 2027 del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) preveda investimenti rilevanti nelle tecnologie di riconoscimento biometrico, inclusa la progettazione di occhiali high‑tech destinati agli agenti dell’immigrazione per facilitare la profilazione dei sospettati.
Non sono passati molti anni da quando, osservando le manifestazioni di Hong Kong, europei e statunitensi provavano indignazione nel vedere i manifestanti costretti a nascondere [1] il volto con maschere e puntatori laser per sfuggire alle conseguenze liberticide del massiccio dispiegamento di sistemi di riconoscimento biometrico voluto dal governo. Quello sdegno, però, è stato effimero: con il consueto pretesto della “sicurezza pubblica”, i poteri occidentali stanno oggi investendo tutto su sistemi che promettono di identificare i singoli individui all’interno di una folla. Il DHS ne è la dimostrazione lampante.
Nella stesura del budget [2]del Science and Technology Directorate per il prossimo anno, il Dipartimento prevede una decisa accelerazione nell’adozione di “hardware innovativi” da impiegare nei punti di ingresso migratori – dai porti agli aeroporti – e nello sviluppo di un prototipo operativo di smart glasses in grado di garantire l’identificazione biometrica di “alieni illegali”. L’obiettivo, esplicitato a pagina 38 del documento, è “sviluppare metodi di analisi dei dati e sistemi automatizzati per migliorare l’accuratezza, la tempestività e l’operatività delle informazioni all’interno delle componenti del DHS”, così da semplificare la cooperazione tra la Dogana e Polizia di Frontiera (CBP) e il Controllo Immigrazione e Dogane (ICE), con lo scopo di ottimizzare la gestione, il trasferimento e la “rimozione” delle persone prese in custodia.
Nel giustificare le spese, emerge che la voce Biometrics and Identity Management ha registrato un incremento notevole, passando dai 5,8 milioni di dollari del 2026 a 16 milioni. Di questi, 10 milioni saranno destinati agli screening biometrici, mentre i restanti 6 milioni finanzieranno “progetti emergenti”, tra cui con ogni probabilità gli occhiali per l’identificazione dei migranti. Nel complesso, il DHS punta a sviluppare un approccio “multimodale”, capace di interagire con i diversi sistemi già in uso o in fase di sviluppo presso le sue agenzie, in particolare l’Automated Biometric Identification System e il controverso [3]Homeland Advanced Recognition Technology (HART). L’integrazione dei sistemi – esistenti e ipotizzati – sará dunque gestito da un “Hub Biometrico” dedicato.
Sebbene le cifre citate possano sembrare tutto sommato relativamente contenute, va considerato che queste rappresentano solo una frazione degli investimenti complessivi destinati al raggiungimento degli obiettivi del programma. I bilanci del Dipartimento sono infatti suddivisi in più documenti e, ad esempio, una parte significativa dei costi legati agli strumenti biometrici ricadrà sulla Transportation Security Administration (TSA), il Dipartimento creato dopo gli attentati dell’11 settembre per migliorare la sicurezza aeroportuale. Quest’ultimo prevede [4]per il 2027 un investimento di 20 milioni di dollari per l’installazione di e‑gate negli scali aeroportuali – una voce di spesa del tutto assente nei bilanci degli anni precedenti.