«Di recente si è tenuto qui a Cuba un incontro tra le delegazioni cubana e statunitense». Così Alejandro García del Toro, sottosegretario del ministero degli Esteri cubano, che ha confermato le ultime indiscrezioni [1] sui colloqui tra i due Paesi. Il 16 aprile scorso, durante l’anniversario della fallita invasione della Baia dei Porci, migliaia di cubani si erano riuniti all’Avana per riaffermare il carattere socialista della rivoluzione e ribadire la sovranità nazionale, di recente minacciata dall’amministrazione Trump. Dal palco il presidente Miguel Díaz-Canel non ha escluso l’ipotesi di un’aggressione statunitense, a cui l’isola «risponderebbe con forza». «Qui — ha aggiunto il presidente cubano — non si arrende nessuno, qui lotteremo. Viva la dignità ribelle del nostro popolo».
Cuba continua ad attraversare una profonda crisi economica, aggravata dalla decisione di Washington di bloccare i rifornimenti di carburante. A fine marzo è arrivato [2], su autorizzazione dell’amministrazione Trump, l’unico carico di petrolio in tre mesi. Il rifornimento russo ha alleviato per qualche settimana la crisi, senza però fornire una soluzione a lungo termine. Da qui la solidarietà internazionale, confluita [3] in una prima missione umanitaria a marzo, rinnovata in queste ore con un secondo convoglio. In parallelo, il governo cubano ha cercato di percorrere la strada diplomatica, arricchita pochi giorni fa da un incontro all’Avana. «La delegazione statunitense comprendeva diversi sottosegretari di Stato, mentre quella cubana includeva un viceministro degli Affari Esteri. L’eliminazione dell’embargo energetico contro il Paese è una priorità assoluta per la nostra delegazione», ha detto Alejandro García del Toro. Non sono ancora chiare le concessioni messe sul tavolo. Ciò che è certo è che le autorità cubane non metteranno in discussione il socialismo sull’isola.
È stato ribadito in ultimo il 16 aprile scorso, quando migliaia di cittadini cubani si sono riuniti in Piazza della Rivoluzione, all’Avana. L’occasione era il 65° anniversario dell’invasione statunitense della Baia dei Porci, fallita in pochi giorni, e della successiva proclamazione del carattere socialista della rivoluzione cubana. «Da quell’aprile del 1961 — ha detto Miguel Díaz-Canel — abbiamo sconfitto apartheid, analfabetismo e malattie curabili, portando in giro per il mondo medici [4] e non bombe, insegnanti e non bombe. Questo è socialismo: la società in cui l’uomo è fratello e non lupo dell’uomo!».
[5]La fallita invasione della Baia dei Porci chiuse un primo cerchio aperto nel 1959, quando i guerriglieri guidati da Fidel Castro entrarono all’Avana, cacciando il dittatore filostatunitense Fulgencio Batista. Il carattere socialista della rivoluzione passava per la nazionalizzazione delle aziende straniere, volta ad aumentare le entrate statali in un’ottica di redistribuzione della ricchezza. Vennero così finanziati programmi di alfabetizzazione e di sanità pubblica, trasformando l’isola in un’avanguardia per l’America Latina. Ancora oggi Cuba può vantare un’alta scolarizzazione, dei bassi tassi di mortalità infantile e un modello sanitario esportato in tutto il mondo, anche in Italia, dove i medici cubani sorreggono [4] il sistema ospedaliero calabrese. La missione umanitaria è stata di recente presa di mira dall’amministrazione Trump, con l’obiettivo di strozzare economicamente l’isola, in continuità con l’inasprimento dell’embargo istituito dagli USA poco dopo la rivoluzione.