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Riccardo Magherini, ucciso dalla polizia: lo Stato italiano ricorre contro la condanna

Non si è ancora chiusa, davanti ai giudici della Corte Europea dei Diritti Umani, la vicenda giudiziaria incentrata sulla morte di Riccardo Magherini, il trentanovenne deceduto nella notte del 3 marzo 2014 durante un fermo dei carabinieri a Firenze. L’Avvocatura dello Stato, nell’ultimo giorno disponibile, ha infatti presentato ricorso contro la recente condanna inflitta dalla CEDU all’Italia, aprendo così un nuovo capitolo del procedimento. La pronuncia dei giudici sovranazionali aveva riconosciuto una serie di criticità nelle modalità del fermo – l’uomo fu tenuto prono per oltre oltre 10 minuti, con la faccia a terra e un ginocchio sul collo – e nelle successive indagini. Ora a esprimersi sarà un collegio di cinque giudici della Grande Camera della Cedu.

Nella sua pronuncia, arrivata a gennaio, la CEDU ha condannato [1] lo Stato Italiano per due violazioni dell’Articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sul diritto alla vita e sul diritto all’indagine. I giudici hanno ritenuto, nello specifico, che l’iniziale immobilizzazione di Magherini fosse «assolutamente necessaria», senza tuttavia comprendere la ragione per cui la vittima sia stata tenuta in quella posizione per tutto quel tempo. La Corte rileva inoltre che, all’epoca dei fatti, «non esistevano in Italia direttive che spiegassero, attraverso istruzioni chiare e adeguate, come porre una persona in posizione prona con il minimo rischio per la sua salute e la sua vita», aggiungendo che «la questione della formazione degli agenti delle forze dell’ordine è strettamente legata a questa carenza». I giudici hanno accertato anche carenze nella conduzione delle indagini, dal momento che gli agenti che hanno raccolto la testimonianza della testimone oculare – uno dei volontari della Croce Rossa arrivati in soccorso di Magherini – furono gli stessi coinvolti nei fatti. I giudici hanno invitato il nostro Paese alla revisione della legislazione in materia, condannandolo a risarcire con 140 mila euro la famiglia di Magherini e al pagamento delle spese legali.

La perizia medica aveva stabilito [2] che la morte di Magherini avvenne a causa di una combinazione di fattori, tra cui l’intossicazione da cocaina, lo stress causato dalla manovra di costrizione degli agenti, i suoi tentativi di liberarsi, e la stessa posizione in cui era stato tenuto; tra il 2016 e il 2017, i tribunali di grado inferiore condannarono tre carabinieri per omicidio colposo, ma nel 2018 la Cassazione annullò tale sentenza, sostenendo che non ci si potesse aspettare che i carabinieri fossero consapevoli della gravità della situazione o delle sue conseguenze.

Commentando l’azione dell’Avvocatura dello Stato, l’avvocato della famiglia Magherini ha parlato di una scelta che «sembra il tentativo disperato di un governo che fino all’ultimo si rifiuta di riconoscere i principi a tutela dei diritti internazionali stabiliti dalla nostra Costituzione». Sulla stessa scia Andrea Magherini, fratello di Riccardo: «Io penso che lo Stato perde un’occasione perché invece di legiferare come era stato invitato dalla CEDU si pensa a fare ricorso – ha dichiarato -. E quindi l’Italia rischia di fare una figuraccia». A esprimersi è stato anche il padre di Riccardo Magherini, Guido, che ha detto di avere accolto con sorpresa la decisione del ricorso, evidenziando come la sentenza impugnata fosse stata unanime e assai articolata nelle sue motivazioni.

Nel frattempo, nella giornata di ieri il Consiglio comunale di Firenze ha approvato all’unanimità una mozione per intitolare un luogo della città a Riccardo Magherini. Si è stabilito che l’area in questione sia preferibilmente da scegliere tra quelle a vocazione sportiva o sociale nel rione di Borgo San Frediano, con una dicitura che faccia esplicito riferimento «alla tutela dei diritti umani e della dignità di ogni persona». «L’unanimità non era scontata – ha detto in una nota Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune, forza che ha depositato l’atto -. In Commissione non era stata raggiunta: ottenerla in aula è il risultato del lavoro comune di tutti i gruppi consiliari, che ringraziamo. La memoria di Riccardo Magherini appartiene alla sua famiglia e alla sua Città, non a una forza politica. Dare un nome a un luogo non chiude nulla: chiede di continuare a tenere viva una storia».

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.