La giunta guidata da Giuseppe Sala ha confermato il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, nonostante le proteste dei cittadini e un ordine del giorno approvato dal Consiglio Comunale. «In Europa e in Italia le persone stanno chiedendo di sospendere gli accordi con Israele, e invece noi a Milano continuiamo a mantenere il gemellaggio, è assurdo», ha detto la consigliera dei Verdi Francesca Cucchiara durante una sessione ampiamente partecipata dalla cittadinanza. La lista dei comuni che, a seguito del genocidio a Gaza, hanno deciso di interrompere i rapporti istituzionali con Israele è lunga e attraversa l’Italia, da Napoli [1] a Sesto Fiorentino [2]. Proprio in queste ore, l’esercito israeliano sta continuando l’invasione del Libano meridionale. La demolizione di interi villaggi impedisce [3] il ritorno di decine di migliaia di abitanti.
Nonostante un ordine del giorno presentato dal Partito Democratico e approvato dal Consiglio Comunale, la giunta Sala ha tirato dritto, confermando il gemellaggio di Milano con Tel Aviv. Elena Grande, dei Verdi, è stata l’unica assessora ad opporsi. Proprio i Verdi — che come il PD fanno parte della maggioranza — hanno guidato la protesta a Palazzo Marino, occupando l’aula del Consiglio Comunale e impedendone il proseguo dei lavori. I cittadini presenti hanno rincarato la dose, invocando le dimissioni di Sala e accusando la giunta di “complicità nel genocidio”.
A un anno dalle prossime elezioni comunali si registra un forte strappo tra la maggioranza e il sindaco, esasperato anche dai toni. In attesa di capire se lo strappo verrà ricucito, una certezza resta: nell’immediato Milano non si unirà alle decine di comuni italiani che hanno deciso di avviare delle sanzioni — in larga parte simboliche — contro Israele. A Napoli sono state intraprese diverse iniziative, dal riconoscimento della Palestina quale Stato democratico e sovrano all’interruzione [1] dei rapporti con gli enti legati al governo Netanyahu. A Sesto Fiorentino, invece, l’Azienda Farmacie e Servizi SPA, che gestisce le farmacie comunali, ha disposto la sospensione degli accordi commerciali con i fornitori israeliani. L’obiettivo è la pressione diplomatica e commerciale, mettendo nel mirino quella che la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha definito [4] un’economia del genocidio.