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In Spagna le “forze progressiste” provano a organizzarsi contro guerre e neoliberismo

BARCELLONA – Pedro Sánchez non sembra voler porre fine ai suoi impegni in ambito internazionale: dopo il viaggio che l’ha portato a Pechino dal presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, nei giorni scorsi il premier spagnolo ha presieduto un evento al quale hanno preso parte i principali rappresentanti della sinistra mondiale. L’obiettivo quello di gettare le basi per una posizione comune, anche se la varietà dei personaggi in campo, permette di dubitare della radicalità della proposta. Inácio Lula da Silva, Gustavo Petro, Claudia Sheinbaum e, dall’Italia, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, sono stati alcuni dei nomi di spicco che hanno animato la Global Progressive Mobilisation, riunione [1] internazionale che vuole «offrire un’alternativa necessaria alle forze conservatrici e di estrema destra». Mentre a Madrid si svolgeva l’incontro [2] tra i rappresentanti della destra spagnola e l’oppositrice golpista [3]venezuelana María Corina Machado, il capoluogo catalano ha fatto da cornice a vari momenti di dialogo tra alcuni dei principali leader della sinistra mondiale.

 Lula fa il suo ingresso con la scorta nella sala plenaria. Foto di Armando Negro

Nella giornata di venerdì 17 aprile si è svolto il primo summit tra Spagna e Brasile, durante il quale Lula e Sánchez hanno firmato [4] accordi bilaterali in ambito sociale, commerciale, scientifico e culturale. Il presidente brasiliano ha ribadito il «No a la guerra», ormai noto slogan portato recentemente in auge dallo stesso premier spagnolo, oltre ad aver affermato che i due Paesi condividono la «stessa trincea». «Siamo la prova che è possibile costruire soluzioni ai problemi che ci affliggono senza cedere alle vuote promesse dell’estremismo».

La prima giornata dell’evento ha visto la partecipazione di vari ministri socialisti del governo spagnolo, oltre che del sindaco della città, Jaume Collboni, e del presidente della Generalitat de Catalunya Salvador Illa. Inoltre, in chiusura, l’ex presidente José Luis Rodríguez Zapatero ha presieduto un panel focalizzato sulle relazioni tra Europa e America Latina e si è dimostrato particolarmente ottimista di fronte ai recenti fallimenti elettorali dei partiti nazionalisti. «I governi di destra sono in caduta libera, ma noi progressisti abbiamo un impegno inderogabile verso l’unità, per la ricerca di accordi e per la generosità», ha dichiarato. «Siamo uniti dalle idee, mentre l’estrema destra è unita dal potere».

L’atto più atteso dalle circa seimila persone che hanno partecipato all’evento è stato indubbiamente la chiusura del congresso, che si è tenuta nella sala plenaria dell’ottavo padiglione della Fira de Barcelona. Nonostante le assenze del presidente della Colombia Gustavo Petro e della presidente del Messico Claudia Sheinbaum, che hanno incontrato Sánchez in mattinata, più di dieci rappresentanti, tra cui il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa, hanno ribadito i punti essenziali alla base di quest’incontro.

Il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa parla dal palco dell’evento. Foto di Bianca Mari

Un momento particolarmente concitato ha visto come protagonista l’ex primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh, che, accolto da cori e striscioni in appoggio alla Palestina e contro il genocidio commesso dallo Stato di Israele, ha affermato: «Abbiamo scolpito nella pietra che la Palestina deve essere libera e che la Palestina appartiene ai palestinesi. Che Gerusalemme è la capitale eterna della Palestina». Successivamente, parimenti ad altri rappresentanti, ha ringraziato l’anfitrione Pedro Sánchez per la posizione assunta negli ultimi mesi sulla questione palestinese.

Dopo il discorso di Elly Schlein, che ha menzionato la vittoria del No al referendum italiano e ha sottolineato la necessità di coinvolgere i giovani per battere la destra, è giunto il turno dei discorsi di Lula e Sánchez.

 Elly Schlein durante il suo discorso. Foto di Armando Negro

Il presidente brasiliano, presentato dalla prima ministra barbadiana Mia Mottley e accolto dall’ovazione del pubblico, ha affermato con vigore il bisogno di unirsi e impegnarsi per garantire il dialogo internazionale. «Non serve a niente mantenere casa propria in ordine in un mondo in disordine», ha dichiarato. «Essere progressisti nel contesto internazionale è difendere un multilateralismo riformato».

Per quanto riguarda la situazione della regione latinoamericana, Lula ha ribadito la necessità di concepire un mondo che volti pagina una volta per tutte con lo sfruttamento imposto dalle potenze occidentali. «Il Sud globale paga i conti di guerra che non ha provocato, è trattato come il cortile di casa delle grandi potenze ed è soffocato da tariffe abusive e debiti inestinguibili, considerato ancora una volta come mero fornitore di materie prime».

A chiudere la due giorni che ha avuto luogo nella città condale è stato Pedro Sánchez. Il premier spagnolo ha tirato le somme di un evento inedito che ha visto la Spagna come mediatrice e rappresentante di un’unità politica finalizzata a contrastare la cosiddetta “internazionale dell’estrema destra”.

Pedro Sánchez in prima fila segue lo svolgimento dell’evento. Foto di Bianca Mari

Sánchez si è soffermato, ancora una volta, sulla necessità di intraprendere il cammino verso l’unità. Dopo aver menzionato la figura dell’ex presidente uruguaiano e rivoluzionario Pepe Mujica, il premier nel suo discorso ha spaziato tra diversi argomenti, dalla necessità di varare politiche improntate alla ricerca del progresso all’importanza di impegnarsi per garantire diritti basati sul femminismo e contro lo sfruttamento.

«Hanno cercato di farci vergognare delle nostre idee e del nostro passato, ma questo è finito. Finisce oggi, perché oggi la vergogna cambia schieramento. E cambierà per sempre», ha affermato in un passaggio chiave il premier, che ha sottolineato l’importanza storica di questo evento.

Pedro Sánchez esce indubbiamente rinvigorito da una maratona internazionale che lo ha visto come protagonista assoluto e mediatore di quegli equilibri internazionali che affrontano a viso aperto il blocco rappresentato da Donald Trump. Tuttavia la presenza, per quanto telematica, di figure come Hillary Clinton alla kermesse non può che porci un dubbio sulla consapevolezza di quale modello questa nuova unità a sinistra voglia presentare. Il futuro ci dirà se può essere sufficiente dichiarare di «stare dal lato giusto della storia».

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Armando Negro

Laureato in Lingue e Letterature straniere, specializzato in didattiche innovative e contesti indipendentisti. Corrispondente da Barcellona, per L’Indipendente si occupa di politica spagnola, lotte sociali e questioni indipendentiste.