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Dieci lupi sono stati uccisi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

“Uno dei più gravi crimini di natura degli ultimi 10 anni”. Così il WWF ha descritto il ritrovamento di cinque lupi morti ad Alfedena — nei pressi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise — e di altri cinque esemplari a Pescasseroli, all’interno dell’area protetta. Dalle prime indagini prende quota l’ipotesi dell’avvelenamento. «Il veleno — scrive il WWF — resta uno degli atti criminali più vigliacchi, in quanto colpisce indiscriminatamente specie selvatiche, animali domestici e potenzialmente anche gli esseri umani». Questo episodio si inserisce in un quadro più complesso, dato dal declassamento della tutela del lupo e da uccisioni sempre più frequenti.

Nel giro di pochi giorni il ritrovamento di dieci lupi morti ha scosso il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, una delle aree protette più importanti d’Italia. «Il lupo — commenta il WWF — rappresenta un patrimonio indiscusso della biodiversità italiana e svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri naturali. Colpirlo in una delle aree simbolo della sua conservazione significa non solo uccidere animali protetti, ma persino compromettere la salute degli ecosistemi e cancellare decenni di impegno nella tutela della natura». Sui ritrovamenti sono in corso le dovute indagini; al momento l’ipotesi più probabile resta quella dell’avvelenamento. Soltanto pochi giorni fa, altri due lupi erano stati uccisi e mutilati in Toscana.

La lista dei ritrovamenti è lunga e prospera in un clima d’odio che di recente ha visto l’intervento di decine di associazioni, tra cui ENPA, OIPA e GreenImpact. Relativamente ai danni causati dagli attacchi al bestiame, le associazioni hanno puntato [1] il dito contro la narrazione di un’emergenza diffusa. Nel sostenere che le perdite dovute alla predazione del lupo sono contenute e corrispondono soltanto allo 0,06-0,07 per cento della popolazione totale di ovini e caprini nell’UE, 40 associazioni hanno chiesto a Bruxelles di fare dietrofront sul recente declassamento della tutela del lupo. L’Unione europea ha infatti deciso di declassare la specie da «strettamente protetta» a «protetta», passaggio che consente agli Stati membri di autorizzare abbattimenti controllati. A marzo la direttiva è stata recepita [2] anche dall’Italia. Una scelta che — denuncia il WWF — non contribuirà a ridurre la mortalità illegale, ma rischia al contrario di legittimare comportamenti illegali e incentivare il bracconaggio, come drammaticamente confermato dagli eventi di queste settimane.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.