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Crisi carburante: l’Europa ha ancora sei settimane di cherosene per gli aerei

«È una situazione di grave difficoltà e avrà importanti implicazioni per l’economia globale. E più a lungo andrà avanti, peggio sarà per la crescita economica e l’inflazione in tutto il mondo». Così il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha annunciato che agli aeroporti europei restano solo sei settimane «o poco più» di scorte di carburante. Birol ha definito la crisi in corso «la più grande crisi energetica che abbiamo mai affrontato», e ha annunciato che a breve le compagnie potrebbero essere costrette a ridurre i voli per fare fronte alla mancanza di cherosene. Intanto, a Parigi, tutto è pronto per la riunione di quella che è già stata definita “Coalizione Hormuz”. Convocato dal presidente francese Macron e dal premier britannico Keir Starmer, l’incontro riunirà i leader di 40 Paesi per discutere della riapertura e dello sminamento dello Stretto di Hormuz.

La crisi del carburante continua ad avanzare e a mostrare i primi effetti sulle compagnie aeree. L’azienda tedesca Lufthansa ha annunciato che anticiperà la chiusura della propria linea regionale CityLine per fare fronte al rincaro dei prezzi del cherosene e per gli ormai troppo frequenti scioperi del personale, rafforzati proprio dalla emergenza energetica. La chiusura di CityLine era stata annunciata tempo fa a causa delle perdite registrate dalla linea, ma con la chiusura dello Stretto di Hormuz [1] implementata dall’Iran in risposta all’attacco israelo-statunitense sul Paese, la già critica situazione si è aggravata. A venire colpito è in generale tutto il settore dell’aviazione, che da giorni lamenta la scarsità di carburante. A inizio mese, in Italia [2], è stato annunciato il temporaneo razionamento alle forniture di quattro aeroporti.

Con l’annuncio di Birol, rilasciato ieri, l’AIE mette nero su bianco quanto ormai evidente a tutti: se la situazione perdura, il settore del trasporto aereo andrà incontro a significative defezioni. Se le forniture dovessero rimanere bloccate, ha spiegato il direttore, le compagnie potrebbero essere costrette a cancellare voli, mentre i consumatori rischiano di vedere schizzare il prezzo delle proprie bollette alle stelle. «È una situazione di grave difficoltà e avrà importanti implicazioni per l’economia globale. E più a lungo andrà avanti, peggio sarà per la crescita economica e l’inflazione in tutto il mondo», ha detto Birol. «I Paesi che soffriranno di più non saranno quelli la cui voce è molto ascoltata. Saranno soprattutto i Paesi in via di sviluppo. I Paesi più poveri dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina», ha detto; «poi arriverà in Europa e nelle Americhe». Le prime cancellazioni potrebbero avvenire nel mese di maggio, e a soffrirne in prima battuta sarebbero gli aeroporti meno trafficati e le compagnie di minore entità.

Viste le possibili conseguenze economiche della crisi, l’AIE ha diffuso una serie di consigli per razionare l’impiego di carburante; tra di esse: evitare gli spostamenti quotidiani in auto e implementare il lavoro da remoto; ridurre il limite di velocità nelle autostrade; incentivare il trasporto pubblico; nelle grandi città, promuovere l’accesso alternato alle auto; potenziare i servizi di car sharing; evitare i viaggi in aereo. Intanto, a Parigi, Macron e Starmer si preparano a ospitare i leader internazionali per parlare della riapertura di Hormuz, mentre in Libano è entrato in vigore un fragile cessate il fuoco. Inaugurata alle 23 di ieri, la tregua è stata concordata tra le autorità israeliane e libanesi – senza consultare Hezbollah – e dovrebbe durare dieci giorni; Netanyahu [3] ha già comunicato che le truppe israeliane rimarranno stazionate nel Paese, e nella mattina di oggi sono state segnalate alcune violazioni [4] israeliane nel sud del Libano. Nonostante ciò, almeno per ora, la tregua sembra reggere. La sua tenuta risulta di fondamentale importanza per il raggiungimento di una intesa di più ampio respiro con l’Iran, che ha sempre posto come condizione necessaria per la riapertura dello Stretto di Hormuz l’interruzione dei bombardamenti contro il proprio alleato Hezbollah.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.