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Leonardo da Vinci, il genio che mette a nudo i limiti del presente

574 anni fa, ad Anchiano, un piccolo borgo della Toscana, nasceva Leonardo da Vinci, una delle menti più vaste e geniali della storia dell’umanità. Per noi moderni non è sempre facile comprendere fino in fondo cosa sia stato Leonardo: fu un pittore, sì, ma fu anche un anatomista, un ingegnere, un inventore. Ha disegnato e immaginato macchine volanti, canali, sistemi di irrigazione. Fu un pensatore che con le sue intuizioni anticipò strade che la scienza avrebbe percorso nei secoli successivi. I suoi studi anatomici, le sue osservazioni sulla natura prefigurano un metodo scientifico fondato sull’esperienza e sull’osservazione diretta. Nei suoi codici convivono arte e scienza, immaginazione e rigore, in una forma di pensiero che oggi fatichiamo perfino a concepire. Per capire davvero Leonardo, non bisogna partire dai suoi dipinti più celebri, ma da un modo di guardare il mondo che oggi ci è diventato quasi estraneo.

Quando entra nella bottega di Andrea del Verrocchio, Leonardo ha poco più di quattordici anni. È lì che impara a lavorare i materiali, a mescolare i colori, a osservare le proporzioni del corpo umano. La bottega non è solo un luogo di apprendistato tecnico: è uno spazio in cui arte e scienza convivono senza separazioni nette. Si studia la prospettiva, si analizza la luce, si osservano i corpi. È qui che si forma il suo sguardo. Nel Rinascimento sta lentamente prendendo forma un’idea nuova di uomo: un uomo che osserva, misura, sperimenta, ma che allo stesso tempo immagina, rappresenta, costruisce.

Negli anni successivi, si sposta tra Firenze e Milano; nel Quattrocento le corti italiane competono tra loro non solo per il potere politico ma per il prestigio culturale. Leonardo entra al servizio di Ludovico il Moro, si propone come ingegnere militare prima ancora che come pittore. In una lettera, elenca le sue competenze: ponti, macchine da guerra, sistemi difensivi. La pittura compare solo alla fine, come un dettaglio. In lui cioè fin da allora coesistono il pittore e l’artigiano, l’ingegnere e l’inventore, il filosofo che osserva la natura e poi la traduce in teoria. Basta entrare nei suoi quaderni per accorgersene. Non sono taccuini ordinati, ma un flusso continuo di appunti, disegni, studi. Anatomia, idraulica, meccanica, ottica; tutte queste arti e queste diverse discipline sono connesse tra loro. E allora viene spontaneo chiedersi: cosa cercava davvero Leonardo? Una tecnica? O forse un modo per comprendere come funzionano le cose?

Prendiamo in esame la sua pittura. Spesso viene raccontata come il culmine della sua arte, ma in realtà è uno dei tanti strumenti attraverso cui Leonardo osservava il mondo. Quando lavora all’Ultima Cena, non si limita a rappresentare una scena religiosa. Studia la disposizione dei corpi, la tensione emotiva nei volti, il momento preciso in cui la parola di Cristo genera reazioni diverse in ciascun apostolo. E ogni apostolo risponde in modo diverso. È cioè un’indagine sulla psicologia umana, prima ancora che sulla composizione artistica. 

Lo stesso accade con la Gioconda. Il celebre sorriso non è un semplice dettaglio stilistico: è il risultato di anni di osservazione minuziosa dei muscoli facciali e delle sfumature della luce. Leonardo studia come l’occhio umano registra le immagini, come la luce si diffonde nell’aria e si posa sulla pelle, come l’occhio percepisce le sfumature. Lo “sfumato” nasce da qui: non è una tecnica decorativa, ma la traduzione pittorica di un problema ottico. Come vediamo davvero le cose, sembra essere la domanda che sottintende la realizzazione della Gioconda e sta dietro il suo sorriso enigmatico. Una domanda filosofica innanzitutto, così come una curiosità filosofica è alla base dei suoi altri lavori.

La Gioconda, il celebre dipinto di Leonardo da Vinci

Come negli studi anatomici. Leonardo disseziona i corpi, osserva muscoli, ossa, organi. Analizza il funzionamento delle valvole cardiache, rappresenta il feto nell’utero con una precisione che per l’epoca è straordinaria. Non lo fa per diventare medico, lo fa perché vuole capire. E questa conoscenza ritorna nei suoi dipinti: nei gesti, nelle posture, nella tensione dei corpi.

A questo punto, però, sorge una domanda. Come è possibile tenere insieme tutto questo? Pittura, anatomia, ingegneria, filosofia naturale. Leonardo è stato un’eccezione irripetibile o è il prodotto di un modo di pensare che oggi abbiamo perso? L’espressione di un’epoca in cui le conoscenze non erano ancora divise in compartimenti stagni? Si racconta, che sulla porta dell’Accademia di Atene, Platone vi avesse fatto incidere la celebre frase: «non entri chi non sa di geometria», perché all’epoca matematica e filosofia erano considerate discipline inscindibili. Lev Tolstoj fu scrittore, romanziere, storico per passione e filosofo per vocazione. Non c’è pagina di Dostoevskij in cui storia, politica, giurisprudenza, economia e psicologia siano un tutt’uno. Questi personaggi appartenevano ad un tempo in cui conoscere significava innanzitutto mettere in relazione.

Oggi invece siamo abituati a pensare il sapere in modo diverso. Lo dividiamo, lo specializziamo, lo rendiamo sempre più preciso, ma sempre meno capace di dialogare con se stesso. La Storia si è ridotta a un ammasso di date da memorizzare, la letteratura a un ammasso di pagine da collezionare, perfino l’arte, come la poesia del resto, spesso e volentieri è soltanto analisi delle tecniche pittoriche e delle peculiarità stilistiche che vi sono dietro, più che discorso sui sentimenti e sulle idee che un artista ha voluto metterci dentro

E allora forse, dovremmo tornare a recuperare  proprio questo: non un sapere più vasto, ma uno sguardo più capace di tenere insieme ciò che oggi è separato. Un’idea di cultura più ampia, meno frammentata, che non si esaurisca nella specializzazione ma che provi a ricomporre i legami tra i saperi e le discipline. Perché di specialisti ne abbiamo, tanti e molti, ma quanti Leonardo abbiamo avuto nell’ultimo secolo? 

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Guendalina Middei

Nata a Roma nel 1992, scrittrice appassionata di letteratura russa e cultura classica, collaboratrice di diverse riviste letterarie. Sui social la sua pagina Professor X è un punto di riferimento per oltre cinquecentomila lettori. Autrice di diversi libri e romanzi, l'ultimo dei quali è "Sopravvivere al lunedì mattina con Lolita" (Feltrinelli, 2025).