«In un momento storico in cui si moltiplicano i segnali di un possibile conflitto globale e in cui il presidente degli Stati Uniti arriva a minacciare la cancellazione di un’intera civiltà “in una notte”, è fondamentale che lavoratori e società civile facciano sentire la propria voce». Con queste parole l’Unione Sindacale di Base (USB) ha annunciato uno sciopero e un presidio davanti all’aeroporto Montichiari, a Brescia, contro l’invio di due carichi militari al Kuwait. Uno dei due voli, inizialmente previsto per oggi, è stato sospeso; la protesta è dunque slittata a giovedì, quando dovrebbe partire l’altro carico di armi. La spedizione al Kuwait, oltre a sollevare questioni di compatibilità con la legge n. 185/90, aggiunge un nuovo tassello alla militarizzazione dell’aeroporto civile di Montichiari, contestata da mesi dai lavoratori.
Il no alla militarizzazione di Montichiari sarà centrale nello sciopero di giovedì, accompagnato dalla lotta al riarmo e dalla volontà di ribadire le priorità dei lavoratori: «pace e sicurezza della popolazione». «L’onda umana che ha riempito [1] le piazze a settembre e ottobre deve tornare a crescere, fino a diventare uno tsunami capace di travolgere i signori della guerra e affermare con forza che vogliamo la pace, non la guerra», scrive [2] USB. Una volta appresa la notizia dei due carichi militari diretti in Kuwait, «nei teatri di guerra», il sindacato si è mobilitato, ottenendo una prima vittoria con la sospensione di uno dei due voli. Presidio e sciopero sono stati così spostati a giovedì, quando l’altro volo farà scalo a Montichiari, dalle 11 alle 13.
Dalla Relazione annuale sul commercio di armi prevista dalla legge n. 185/90, il Kuwait è emerso come principale destinazione delle armi italiane, sollevando diversi dubbi sull’aderenza alla normativa per le gravi violazioni dei diritti umani. Nel Paese del Golfo vige la pena di morte e le esecuzioni continuano a crescere dal 2022, come evidenziato [3] dall’Unione europea. Per i carichi attuali vanno poi considerate le ostilità in Asia Occidentale, ferme da pochi giorni sulla base di una tregua fragile tra Iran e USA. Non a caso USB ha parlato di carichi militari diretti «nei teatri di guerra», uno scenario vietato dalla legge n. 185/90.
«Chi in questi anni si è battuto contro il riarmo, contro tutte le guerre, contro i genocidi – da Gaza all’Africa – e per una pace globale, oggi deve essere ancora più determinato», scrive USB, sottolineando l’impegno profuso dai lavoratori, che negli ultimi anni hanno denunciato e lottato contro la militarizzazione di Montichiari. Lo scorso giugno, al grido di «I lavoratori non si sono arruolati», il sindacato di base si oppose [4] ad esempio al transito di missili e ribadì che trasportare armi non rientra nelle mansioni previste dai contratti di categoria. Quella di Montichiari si inserisce [5] in una più ampia mobilitazione a livello nazionale, contro riarmo, genocidio in Palestina e complicità alle violazioni del diritto internazionale commesse [6] dall’asse Washington-Tel Aviv.