NAPOLI — Decine di bandiere palestinesi affollano il porto. Svettano sulle venti barche arrivate da Marsiglia per la missione Thousand Madleens to Gaza. Si tratta di una delle tante anime della nuova flotilla internazionale diretta verso la Palestina. L’obiettivo è lo stesso delle missioni precedenti [1]: rompere l’assedio israeliano sulla Striscia di Gaza. A salutare le barche, in una Napoli militarizzata, un corteo di centinaia di persone. Oltre a invocare l’alta copertura mediatica e partecipativa tipica [2] dei mesi scorsi, in piazza c’è stato spazio anche per denunciare il ruolo di MSC — che nel capoluogo campano ha un hub strategico — nelle forniture di armi dirette a Israele. Napoli non è la sola città in fermento per la flotilla: da Barcellona sono in partenza 70 barche e nei prossimi giorni si uniranno altri porti mediterranei, come quelli siciliani.
«Gli obiettivi sono arrivare a Gaza e rendere il mare uno strumento di protesta pacifica», mi dice uno degli attivisti arrivati da Marsiglia. Sferzano l’attesa le decine di bandiere aggrovigliate tra gli alberi, alternate di tanto in tanto da vessilli pop, come il teschio di One Piece. Lo sventolìo rompe per brevi istanti la tensione, che resta palpabile nell’aria. È sul volto di chi domani, tempo permettendo, partirà, per raggiungere la Calabria. Poi ancora più giù, nel ventre del Mediterraneo. In Sicilia incroceranno nuove barche e altri attivisti, pronti a frapporre il proprio corpo tra il popolo palestinese e l’assedio israeliano.
Le immagini dell’assalto agli attivisti in acque internazionali e della conseguente detenzione degradante sono [3] ancora nitide. C’è chi preferisce stare da solo, chi invece chiacchiera condividendo qualcosa da mangiare. Si rincorrono le voci e i volti di decine di ragazze e ragazzi provenienti da Francia, Spagna, Italia e tanti altri Paesi. Danno forma alla Thousand Madleens to Gaza che insieme a Freedom Flotilla Coalition (FFC), Freedom and Sumud Flotilla e Global Sumud Flotilla compongono la nuova missione umanitaria diretta in Palestina. Rispetto ai tentativi precedenti, cresce il numero di persone e imbarcazioni coinvolte: parliamo di circa cento barche in mare, con a bordo un migliaio di attivisti provenienti da 52 Paesi del mondo.
In centinaia sono accorsi sabato pomeriggio nel porto napoletano, al culmine di un corteo indetto per denunciare le complicità di MSC con Israele. Soltanto poche settimane fa, la multinazionale svizzera è finita al centro dell’attenzione mediatica per un sospetto carico di materiale militare trasportato [4] dal porto di Gioia Tauro a Ramat Hasharon. Del ruolo di MSC e di altre multinazionali nella rotta italiana delle armi ne avevano parlato [5] di recente i Giovani Palestinesi, all’interno di un dossier che metteva nero su bianco 416 spedizioni a uso militare passate per il nostro Paese.
«Le navi MSC transitano per Napoli», denunciano [6] gli attivisti della Thousand Madleens to Gaza, unendosi al grido di una città scesa in piazza per impedire all’azienda «di continuare a fornire armi a Israele impunemente». La partenza anticipata rispetto alle altre delegazioni risponde alla volontà di unirsi a questo grido, oltre a una logica di pubblicità degli equipaggi: mettere in contatto quelli di terra con gli attivisti a bordo serve a superare il calo mediatico degli ultimi mesi e a combattere la ridefinizione dell’empatia data [7] dall’esposizione costante alla guerra.
Agli stessi obiettivi concorre la partenza diffusa tra vari porti del Mediterraneo, portando un pezzo di Palestina in quella rotta di armi che contribuisce al genocidio del suo popolo. Le navi umanitarie, con a bordo operatori sanitari, medici, artisti, sono state precedute dall’intenso lavoro di boicottaggio portato [8] avanti dai portuali del Mediterraneo.
In queste ore è attesa la partenza della delegazione più grande di questa nuova missione umanitaria. 70 barche della Global Sumud Flotilla sono pronte a salpare dal porto di Barcellona. L’evento-lancio è stato preceduto da una due giorni di incontri e dibattiti, ampiamente partecipati dai cittadini. «Le forze israeliane — scrivono i promotori nell’annunciare la partenza — hanno ucciso almeno 733 persone, di cui 223 bambini, da quando il “cessate il fuoco” è stato annunciato a ottobre». La continuazione del genocidio passa anche per i beni essenziali fatti entrare nella Striscia di Gaza col contagocce.
Tutte le imbarcazioni che compongono la nuova flotilla diretta in Palestina si incontreranno nelle prossime settimane — il dove non è stato ancora annunciato — per navigare ancora una volta, supportata dall’equipaggio di terra, verso la rottura dell’assedio israeliano.