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Ripristinare il commercio di petrolio con Cuba: l’appello lanciato ai Paesi Latinoamericani

In Messico più di 200 professori universitari hanno chiesto ai Paesi latinoamericani di ripristinare il commercio di petrolio con Cuba. L’isola, a causa delle nuove sanzioni imposte da Washington, ha ricevuto da gennaio un solo carico di carburante. Il rifornimento proveniente [1] da Mosca non risolverà però la crisi energetica sull’isola, come sottolineano le Nazioni Unite, concentrandosi sulle conseguenze umanitarie dell’inasprimento del bloqueo. Da qui l’appello lanciato dalle università messicane, che condannano le politiche dell’amministrazione Trump ed esortano i Paesi della regione ad agire, innanzitutto «per la sovranità e l’indipendenza di Cuba», così come per «l’autodeterminazione dell’America Latina».

Nella regione, Messico e Venezuela erano i principali rifornitori energetici di Cuba. Poi gli Stati Uniti hanno rapito [2] Maduro e messo fuorigioco le esportazioni di carburante all’Avana, minacciando sanzioni a tutti i Paesi intenzionati a inviare gas e petrolio sull’isola. Così anche il Messico ha smesso di inviare carburante, ripiegando su carichi umanitari. Più di 200 docenti universitari hanno deciso di prendere posizione, elaborando un documento dal titolo «Con Cuba siempre», ripubblicato [3] dall’ambasciatore cubano in Messico. «Condanniamo l’inumano embargo economico, commerciale e finanziario che esiste da decenni — scrivono gli accademici messicani — e l’assedio energetico realizzato da gennaio, che costituisce un’azione illegale e illegittima, contro tutte le norme del diritto internazionale». Osteggiata anche l’ipotesi di un’aggressione militare che il presidente USA Donald Trump minaccia a intermittenza, forse per forzare l’esito dei tavoli diplomatici [4].

«Ci aspettiamo che i popoli e i governi del mondo si oppongano fermamente alla strategia imperiale della politica estera statunitense», scrivono i docenti, esortando i Paesi della regione ad agire. Nello specifico, si chiede il ripristino del commercio di carburante e una cooperazione senza restrizioni con Cuba. «È chiaro: rispettando l’assedio energetico contro Cuba si viola l’esercizio della sovranità del Messico e il diritto all’autodeterminazione dell’America Latina e dei Caraibi».

Il regolare flusso di carburante nella regione permetterebbe il ripristino dei servizi a Cuba, oggi compromessi. Come sottolineato di recente dalle Nazioni Unite, la crisi umanitaria persiste [5]. Non si registreranno miglioramenti nell’immediato se l’unico carico di carburante resterà quello russo, arrivato [1] all’Avana la settimana scorsa. La crisi energetica provoca blackout, azzeramento dei trasporti, riduzione delle lezioni in classe, ostacoli nell’agricoltura e quindi nel sostentamento. 96mila operazioni chirurgiche risultano rinviate, più di 30mila donne incinte sono esposte [6] a situazioni di rischio, 3mila bambini non hanno ancora avuto accesso ai vaccini necessari.

Nel rilanciare la strada delle rinnovabili, tracciata [7] di recente dal governo cubano con l’aiuto di Pechino, le Nazioni Unite si rivolgono alla comunità internazionale, affinché aiuti economicamente l’Avana. Rispettare le innumerevoli risoluzioni dell’ONU e porre fine all’embargo pluridecennale statunitense sarebbe un inizio.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.