Volkswagen è in trattative con l’azienda di difesa israeliana Rafael Advanced Defence Systems per produrre le componenti del sistema di difesa missilistica israeliano Iron Dome. A tal fine lo storico marchio automobilistico tedesco prevede di riconvertire lo stabilimento VW di Osnabrück, che cesserà la produzione di automobili nel 2027, come riferisce il Financial Times (FC). La collaborazione conferma la tendenza dell’industria automobilistica europea a virare verso il settore bellico, considerata la grave crisi in cui versa il comparto dell’auto nel Vecchio continente. Tuttavia, la decisione ha anche diversi risvolti geopolitici: secondo le prime indiscrezioni, infatti, il governo tedesco sosterrebbe il progetto, ma ciò potrebbe coinvolgere la Germania nel conflitto israelo-iraniano con ripercussioni sulla sicurezza della nazione.
Secondo i piani [1], lo stabilimento di Osnabrück dovrebbe produrre vari componenti dell’Iron Dome, tra cui i camion pesanti che trasportano i missili del sistema, i lanciatori e i generatori di energia, mentre sarebbero esclusi i proiettili. Il progetto, inoltre, potrebbe includere anche l’importazione di tecnologie di Iron Dome per potenziare il sistema di difesa missilistico del Paese, coerentemente con la volontà della Germania di riarmarsi e prepararsi a scenari bellici. Oltre alla componente militare, c’è poi quella economica: le due aziende, tedesca e israeliana, puntano a salvare i 2.300 posti di lavoro nello stabilimento della Bassa Sassonia, nella Germania occidentale, che è stato minacciato di chiusura, e vorrebbero vendere i sistemi ai governi europei. «L’obiettivo è salvare tutti, magari persino crescere», ha detto una delle persone informate sui piani. «Il potenziale è molto alto. Ma è anche una decisione individuale per i lavoratori se vogliono far parte di questa idea», ha aggiunto.
La tendenza di marchi automobilistici storici europei a riconvertire la loro attività e i loro stabilimenti verso la difesa è iniziata ormai da tempo ed è motivata, da un lato, dalle sempre più evidenti difficoltà che l’industria dell’auto sta incontrando sul mercato e, dall’altro, dalla volontà del governo tedesco di riarmarsi e, dunque, di ammodernare il proprio arsenale e le proprie tecnologie. Le aziende hanno individuato in questa riconversione una nuova possibilità di business, in un contesto economico-politico che non incentiva la produzione di auto, ma incentiva, invece, la produzione di componenti tecnologiche militari. A tal fine, Berlino ha anche chiesto [2] alla Commissione europea di sospendere il Patto di Stabilità per aumentare la spesa per la difesa nei prossimi anni. Già nel 2023 Berlino aveva stanziato [3]un fondo speciale per la Bundeswehr del valore nominale di 200 miliardi di euro che, dal 2024, garantisce 50 miliardi l’anno alla Difesa permettendo così di raggiungere il 2% del PIL e che scade nel 2028.
In questo contesto, il declino del settore automobilistico europeo è stato ben evidenziato proprio da Volkswagen: il 16 dicembre 2025, infatti, ha chiuso [4] lo stabilimento della Gläserne Manufaktur di Dresda per la prima volta in 88 anni, registrando un evento storico che riflette la trasformazione e il declino dell’industria europea. Da qui la volontà di risollevare le sorti del marchio attraverso la produzione di componenti militari. Ma Volkswagen non è l’unica azienda ad avere fiutato questa possibilità: anche la francese Renault a inizio anno ha siglato [5] un contratto con la Direction Générale de l’Armement (DGA) francese per produrre droni d’attacco a lungo raggio nell’ambito di un progetto denominato “Chorus”. L’obiettivo è quello di fornire all’esercito francese una capacità di attacco e sorveglianza meno costosa e più rapida rispetto ai missili tradizionali, oltre a quello di non dipendere più esclusivamente dal drone MQ-9 Reaper fornito dagli USA. Anche il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, aveva annunciato [6] un possibile piano per convertire le fabbriche del settore auto in industrie per la difesa, soprattutto in seguito alla crisi di Stellantis, proposta che, al momento, non ha avuto seguito.
La partnership con l’azienda israeliana Rafael segnerebbe un importante ritorno agli armamenti per VW, che durante la Seconda guerra mondiale produsse veicoli militari e la bomba volante V1 per la Wehrmacht di Hitler. Le ripercussioni geopolitiche di questa scelta, tuttavia, sono evidenti: la collaborazione con un’azienda bellica israeliana potrebbe inasprire i rapporti diplomatici con l’Iran, annullando o indebolendo fortemente la dichiarazione [7] del presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, secondo il quale «questa guerra è, a mio avviso, contraria al diritto internazionale. Non c’è dubbio che, in ogni caso, la giustificazione basata su un attacco imminente contro gli Stati Uniti non regga». La stretta collaborazione sul piano della difesa con un’azienda israeliana, tuttavia, non sembra potersi conciliare con un ruolo di potenziale mediatore nel conflitto da parte della prima potenza europea.