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La guerra in Iran causa la crisi del carburante: limiti alle forniture in 4 aeroporti

Il prossimo 9 aprile il porto di Rotterdam dovrebbe accogliere la nave “Rong Lin Wan”, colosso di 250 metri di lunghezza che consegnerà l’ultimo carico europeo di cherosene per aerei dai Paesi del Golfo dallo scoppio della guerra in Iran. Sono gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz imposta da Teheran in risposta all’aggressione israelo-statunitense contro il Paese, che ha innescato una crisi del carburante in tutto il mondo, e i cui effetti iniziano a farsi sentire anche in Europa. Gli aeroporti stanno già iniziando ad agire di conseguenza: di qui al 9 aprile, negli scali di Bologna, Milano Linate, Treviso e Veneziaverranno imposte restrizioni al tetto di rifornimento per aerei. Intanto, a guadagnare dalla guerra continuano a essere le grandi aziende del petrolio, a tal punto da spingere i governi di Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria a proporre una tassa sugli extraprofitti delle cosiddette “Big Oil” per garantire che gli effetti dell’imminente emergenza economica «siano distribuiti equamente».

La notizia dei limiti alle forniture negli aeroporti di Bologna, Linate, Treviso e Venezia è arrivata dopo la diffusione di un bollettino aeronautico da parte di Air BP Italia, il ramo specializzato nel settore dell’aviazione del colosso del petrolio britannico BP. Nel Notam, Air BP sostiene che i limiti sarebbero legati alla intensa attività pasquale e non alla chiusura dello Stretto di Hormuz [1], predicando la calma. Il fornitore spiega che, di qui al 9 aprile, verrà fornita priorità nel rifornimento ai voli ambulanza, a quelli di Stato e a quelli con durata superiore a tre ore; per tutti gli altri si parla di una «distribuzione contingentata», con un limite di 2.500 litri di cherosene ad aeromobile a Treviso, e di 2.000 litri per aeromobile a Bologna e Venezia; proprio a Venezia, Air BP ha raccomandato i piloti di fare carburante prima di arrivare. Per quanto riguarda lo scalo milanese di Linate, infine, non è stato reso noto il tetto massimo di rifornimento per aereo da non oltrepassare.

Nonostante i limiti negli scali e i vari decreti [2] per calmierare i prezzi del carburante, c’è chi continua a guadagnare dall’innalzamento dei prezzi del petrolio: le Big Oil, i colossi mondiali del settore petrolifero, tra cui si annovera anche l’italiana Eni. Di fronte all’aumento [3] stellare dei guadagni di tali aziende i ministri dell’Economia di Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria hanno inviato una lettera alla Commissione Europea per chiedere all’esecutivo comunitario di tassarne gli extraprofitti: «Il conflitto in Medio Oriente ha causato un aumento dei prezzi del petrolio, imponendo un onere significativo sull’economia europea e sui cittadini europei», si legge nella lettera; «è importante garantire che tale onere sia distribuito equamente». I ministri ricordano di aver «sostenuto e promosso misure per tassare gli extraprofitti delle imprese energetiche» e chiedono alla Commissione di pensare «uno strumento analogo a livello dell’UE, fondato su una solida base giuridica». L’iniziativa sarebbe rivolta a «finanziare misure temporanee di sostegno, in particolare per i consumatori, e contenere l’aumento dell’inflazione, senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici», e lancerebbe «un messaggio chiaro» di unità a cittadini e aziende, rimarcando che «coloro che traggono profitto dalle conseguenze della guerra devono fare la loro parte per alleviare il peso sulla collettività». La Commissione ha affermato di avere ricevuto la proposta, che sarebbe ancora sotto esame; nel frattempo starebbe lavorando «a stretto contatto con gli Stati membri su possibili misure politiche mirate», che tuttavia non sono state rese pubbliche.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.