Nonostante le continue violazioni del diritto internazionale, «l’Unione europea non ha ancora sospeso l’accordo di associazione con Israele, pietra miliare della cooperazione commerciale bilaterale, economica e politica tra l’UE e Israele». Di fronte all’inerzia istituzionale, i cittadini europei si sono attivati, dando continuità alla mobilitazione di piazza realizzata negli ultimi due anni a sostegno del popolo palestinese. È stata lanciata una raccolta firme per chiedere alla Commissione di «presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’accordo di associazione». L’iniziativa dal basso ha già superato le 650mila firme e ha messo nel mirino l’obiettivo del milione, necessario affinché la Commissione prenda in considerazione la richiesta.
«Secondo la Commissione europea, lo Stato di Israele è responsabile di un livello senza precedenti di uccisioni e ferimenti di civili, di operazioni su vasta scala di sfollamento della popolazione e della distruzione sistematica di ospedali e strutture mediche a Gaza», scrivono [1] i promotori. Vengono poi citati altri crimini commessi da Israele in Palestina, tra cui l’uso [2] della fame come arma. Inoltre, i cittadini ricordano il processo in corso alla Corte Internazionale di Giustizia con l’accusa di genocidio. Di fronte a tutto ciò, l’Unione europea non ha sospeso l’accordo di associazione con Israele, firmato nel 1995 per agevolare il commercio tra le parti, aprendo a diversi programmi di cooperazione, come Horizon. «Con oltre il 34% delle importazioni di Israele provenienti dall’UE e il 28,8% delle esportazioni israeliane verso l’UE, l’Unione è il principale partner commerciale di Israele. Nel 2024 gli scambi totali di merci tra l’UE e Israele ammontavano [3] a 42,6 miliardi di euro».
Si comprende la portata della partnership e l’impatto che avrebbero delle sanzioni europee sull’economia israeliana, forzando Tel Aviv al rispetto del diritto internazionale. Un obbligo non soltanto morale, che risponde ai principi fondanti dell’UE, ma anche giuridico. La stessa intesa di associazione, all’articolo 2, stabilisce che “[l]e relazioni tra le parti, così come tutte le disposizioni del presente accordo, si fondano sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, cui si ispira la loro politica interna e internazionale e che costituisce elemento essenziale dell’accordo”.
«I cittadini dell’UE non possono tollerare che l’Unione continui ad applicare un accordo che contribuisce a legittimare e finanziare uno Stato responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità», scrivono i promotori, invitando «la Commissione a presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele». L’iniziativa dei cittadini europei (ICE) era stata lanciata il 13 gennaio. A quanto pare sarà necessario molto meno di un anno, il tempo che le ICE hanno a disposizione, per raggiungere il milione di firme. In tre mesi la richiesta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele ha infatti superato le 662mila adesioni.
Una volta raccolto il milione di firme, la Commissione dovrà valutare la proposta e decidere, in quanto titolare del diritto di iniziativa, di presentare al Consiglio una proposta di legge. Bruxelles potrà anche non dare seguito alla richiesta, nonostante le firme e le mobilitazioni di piazza, l’ultima avvenuta proprio nel cuore dell’Unione. «L’UE sta pianificando Horizon Europe 2028-2034, il programma di ricerca da 175 miliardi di euro», hanno detto i manifestanti scesi in strada a Bruxelles, spiegando come «con la crescente militarizzazione e l’adozione di tecnologie a duplice uso, le università e le aziende israeliane potrebbero ricevere miliardi per i loro strumenti di sorveglianza, repressione e controllo, collaudati sul campo di battaglia a spese dei palestinesi».