La NATO è una «tigre di carta» e l’uscita degli USA dall’Alleanza Atlantica è «irrevocabile». A dirlo è il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in una intervista [1] al quotidiano britannico The Telegraph. Trump ha specificato di stare «seriamente» considerando l’uscita degli USA dalla NATO a causa del rifiuto di inviare navi da guerra verso lo Stretto di Hormuz da parte dei membri dell’Alleanza. «Noi siamo sempre stati lì per loro, e lo saremmo sempre stati. Loro non sono lì per noi», ha detto Trump. Le dichiarazioni arrivano in un momento in cui gli Stati Uniti e Israele sembrano trovarsi in seria difficoltà sul campo: la guerra in Iran, che doveva essere una “operazione lampo”, si sta trascinando ormai da oltre un mese (con evidenti difficoltà sul campo da parte di Tel Aviv e Washington), scatenando una crisi energetica globale. In un contesto del genere, il rifiuto dei Paesi UE a farsi trascinare nel conflitto ha incendiato ulteriormente i malumori del tycoon.
Nei giorni scorsi, il presidente USA ha lanciato critiche e minacce nei confronti di diversi Stati europei, proprio per la mancata collaborazione nelle operazioni militari in Medio Oriente. Dopo che la Francia ha chiuso il proprio spazio aereo ai mezzi militari carichi di armi e diretti verso Israele, Trump ha pubblicato un post sul suo social Truth nel quale ha accusato [2] Parigi di essere “ALQUANTO INUTILE [maiuscolo originale, ndr]” nell’ambito della guerra contro l’Iran e che “gli Stati Uniti se ne RICORDERANNO!!!”. Una risposta della quale la Francia si è detta “sorpresa” dal momento che la propria posizione è la medesima dall’inizio del conflitto: pochi giorni dopo l’attacco, infatti, Parigi aveva fatto sapere che non avrebbe permesso all’esercito USA di usare le basi francesi, salvo offrire un “appoggio temporaneo” in caso questi avessero avuto l’incarico di difendere i partner di Parigi nella regione. Ancora meno lusinghiere erano state le parole spese da Trump nei confronti [3] del premier spagnolo Pedro Sanchez, che aveva minacciato di imporre un embargo al Paese socialista e di troncare tutte le relazioni commerciali – minaccia che ad ora non ha avuto seguito, anche se le basi di Rota e Moron permangono chiuse ai voli USA coinvolti nella guerra, insieme all’intero spazio aereo spagnolo. Il presidente non ha poi mancato di deridere il premier britannico Keir Starmer, dichiarando “non avete nemmeno una marina. Siete troppo vecchi e avevate portaerei che non funzionavano”. Tuttavia, Starmer lo ha ribadito chiaramente: “Questa non è la nostra guerra e non verremo trascinati dentro di essa”.
Dall’inizio della guerra in Iran, Trump (che ha vinto le elezioni promettendo di non scatenare guerre) continua a ripetere che la fine è molto vicina e che gli obiettivi statunitensi sono ormai stati raggiunti, con l’avversario dipinto come ridotto in ginocchio e senza speranze di rialzarsi. Un quadro che non sembra poi tanto corrispondere alla realtà delle cose: la “operazione lampo” annunciata a inizio conflitto si sta incancrenendo, il cambio di regime non si è verificato e l’Iran si sta dimostrando [4] padrone assoluto dello Stretto di Hormuz. La situazione è tale per cui gli USA sono stati costretti [5] a prepararsi ad eventuali operazioni di terra, dispiegando all’incirca 10 mila marines in Medio Oriente – eventualità che piace poco agli stessi vertici militari USA. A tutto ciò si aggiungono le dichiarazioni del presidente USA in merito a un accordo di pace sempre più vicino, puntualmente smentite dai vertici iraniani, che lo hanno accusato di star solamente cercando di influenzare l’andamento dei mercati e contenere la crisi energetica che ha travolto l’Occidente. Di fatto, il piano di pace ipotizzato da Washington è stato prontamente rispedito al mittente, senza nemmeno passare per mediatori o colloqui.
A fronte delle difficoltà sul terreno e della riluttanza dei Paesi UE a entrare in un conflitto scatenato unilateralmente da USA e Israele, Trump ha prima minacciato di interrompere i rifornimenti di armi all’Ucraina, poi attaccato i singoli Paesi e infine l’Alleanza Atlantica. Le dichiarazioni hanno mandato in allarme Mark Rutte, segretario generale della NATO, che dovrebbe incontrare il tycoon la prossima settimana. Tuttavia, permangono dubbi riguardo al fatto che questa rappresenti solamente l’ennesima minaccia di Trump che verosimilmente non avrà seguito. La NATO, infatti, è sempre stato lo strumento principe che ha permesso agli USA di avere una presenza militare importante nella UE, mantenendo anche un controllo sulle alleanze del continente e garantendo un appoggio militare alle guerre imperialiste scatenate da Washington. Si pensi in primis alla Russia, prima della guerra alleato commerciale della UE, ora tagliata fuori a favore degli Stati Uniti, divenuti primi fornitori di GNL del continente. E poi alle guerre in Jugoslavia (i cui bombardamenti furono lanciati senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU) e in Medio Oriente, finalizzate a ottenere [6] cambi di regime funzionali agli interessi imperialistici di Washington. Inclusa quella attuale contro l’Iran, nella quale gli USA non stanno riuscendo, per ora, a trascinare l’Alleanza.