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Crisi delle nascite e infertilità: i dati (impressionanti) dell’inverno demografico italiano

Nel 2025, l’Italia ha registrato appena 355mila nuovi nati, il valore più basso della sua storia recente, con un crollo del 3,9% rispetto all’anno precedente. A fronte di questo tracollo delle culle, i decessi sono stati 652mila, lasciando un saldo naturale negativo di quasi 300mila unità. Un divario che le migrazioni – pur positive per 296mila ingressi – riescono a tamponare solo in parte, mantenendo la popolazione totale sostanzialmente stabile attorno a 58,9 milioni di abitanti. Ma dietro l’apparente equilibrio si nasconde una realtà drammatica: l’Italia invecchia a ritmo vertiginoso e la piramide demografica si sta capovolgendo, con conseguenze sociali ed economiche destinate a durare per decenni.

Il dato più allarmante citato dal rapporto [1] Istat concerne la fecondità, che l’anno scorso è precipitata a 1,14 figli per donna (ulteriore decremento rispetto agli 1,18 del 2024). L’Italia risulta dunque tra i fanalini di coda nella comunità europea: guardando ai Paesi più importanti, è molto distante ad esempio da Francia (1,61) e Svezia (1,43), mentre la Spagna registra dati ancora peggiori (1,10). Si tratta di un valore molto lontano dalla soglia di sostituzione delle generazioni, che costituisce una piena conferma una tendenza ormai strutturale. Il calo non è solo quantitativo, ma anche sociale: l’età media al parto sale a 32,7 anni, segno di una maternità sempre più rinviata. La regione più fragile resta la Sardegna, ferma a 0,85 figli per donna, mentre il Mezzogiorno, pur restando sopra Centro e Nord, non evita il tracollo della natalità. A resistere è il Trentino-Alto Adige, che registra un tasso di 1,40. «Per il peso di over 65enni l’Italia è il Paese più anziano della Ue27», certifica l’Istat.

Al 1° gennaio 2026, gli ultrasessantacinquenni sono 14,8 milioni (un quarto della popolazione), mentre i bambini sotto i 14 anni sono appena 6,8 milioni (l’11,6%). Un rapporto di oltre due anziani per ogni bambino. L’impressionante squilibrio tra le generazioni si acuisce guardando agli ultra-ottantacinquenni: sono oltre 2,5 milioni, più di 101mila rispetto all’anno prima (gli ultracentenari raggiungono invece quota 24.700 unità). A fronte di questa massa di grandissimi anziani, i neonati sono appena 355mila. Il confronto è impietoso: per ogni bambino nato nel 2025, ci sono più di sette persone con oltre 85 anni. E mentre i giovani sotto i 15 anni diminuiscono di 168mila unità, la popolazione al di sopra dei 65 anni vede un incremento di 240mila. Il Paese, insomma, è sempre più vecchio, con uno squilibrio che tende ad accentuarsi: l’Istat ha già stimato in passato che entro il 2050 gli over 65 passeranno dal 24,3% al 34,6% della popolazione, mentre la fascia 15-64 anni scenderà dal 63,5% al 54,3%; i giovani under 14 anni caleranno, invece, dal 12,2% all’11,2%.

Questo quadro produce effetti concreti sulla società italiana, che ha visto crescere l’età media fino a 47,1 anni (sei mesi in più in un solo anno) e le famiglie unipersonali al 37,1% del totale; quelle con figli, invece, calano al 28,4%. Il numero medio di componenti per famiglia è sceso a 2,2. Il Paese si regge sull’apporto degli stranieri: i residenti di cittadinanza italiana sono diminuiti di 189mila unità, mentre quelli stranieri sono aumentati di 188mila, raggiungendo quota 5,56 milioni. Tale fenomeno non è comunque sufficiente a invertire la tendenza di un «inverno demografico» che rischia di avere pesanti ripercussioni sul futuro del sistema pensionistico, sanitario e del mercato del lavoro.

Guardando al macro-scenario europeo, fotografiamo la medesima rotta. Lo raccontano con dovizia gli emblematici dati recentemente pubblicati [2] da Eurostat, che attestano come, nel 2024, il tasso di fertilità nell’UE abbia toccato il suo valore più basso, fermandosi a 1,34 figli per donna. Nel 2023, la media era di 1,38. Tra i Paesi membri, Malta ha registrato il tasso più basso (1,01). In controtendenza, la Bulgaria guida con 1,72. Emerge inoltre un ritardo nella maternità rispetto al passato: le over 30 risultano essere le più feconde, con l’età media al primo figlio che sale a 29,9 anni. Infine, cresce il contributo delle madri straniere, che rappresentano il 24% dei parti.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.