Si chiama Capucine la nave che ieri è transitata nel porto di Piombino per caricare — denuncia il sindacato autonomo USB — tritolo, detonatori, batterie e gas compressi. Destinazione: il porto di Gedda, in Arabia Saudita. Oltre a essere parte [1] — in quanto alleato di Washington — del conflitto scatenato da Israele e USA nel Golfo, l’Arabia Saudita è direttamente coinvolta [2] nella guerra civile in Yemen. Il sindacato di base ha così invitato allo sciopero tutti i lavoratori dello scalo toscano, per non rendersi complici di una violazione non solo sul piano etico, ma anche su quello legale, dal momento che la legge n. 185/90 vieta l’esportazione di materiale bellico verso Paesi in stato di conflitto armato. Non vanno poi dimenticate le sistematiche violazioni dei diritti umani denunciate dagli organismi internazionali: soltanto nel 2024 Riyad ha giustiziato [3] più di 300 persone.
«Siamo di fronte a una tendenza preoccupante». Sono queste le parole utilizzate [4] da USB Piombino per denunciare la presenza, all’interno del porto, della nave Capucine. Quest’ultima, «come ha già fatto altre volte», dovrebbe trasportare in Arabia Saudita un carico di tritolo, detonatori, batterie e gas compressi. «Ai lavoratori e alle lavoratrici dell’area portuale» è stata data «la possibilità di non collaborare a questi transiti indicendo lo sciopero», ha dichiarato USB, invitando la popolazione di Piombino a supportare le associazioni impegnate contro guerre e riarmo. Sono state rilanciate le manifestazioni sul tema, a partire da quella dell’11 aprile, che vedono proprio i portuali in prima linea.
I lavoratori contestano la violazione dell’articolo 11 della Costituzione, così come della legge n. 185/90, che disciplina la compravendita di armi. Nel suo comunicato, l’USB ha richiamato le autorità competenti «a vigilare e intervenire affinché la legge n. 185/1990 sul divieto di esportazione di armi a Stati belligeranti sia pienamente rispettata e non aggirata». Oltre a essere impegnata nell’attuale aggressione all’Iran, scatenata dall’alleato statunitense di concerto con Israele, l’Arabia Saudita è coinvolta direttamente nella guerra civile in Yemen, finanziando una delle parti in conflitto. Si sprecano le denunce di violazione dei diritti umani, a partire dall’utilizzo della pena di morte: soltanto nel 2024 Riyad ha giustiziato circa 350 persone. Tra conflitti e problemi interni, emerge una netta violazione del perimetro tracciato dalla legge n. 185/90 — motivo per il quale USB avrebbe presentato un esposto alla Procura di Livorno.
Al di là delle motivazioni etiche e legali, i lavoratori adducono anche problemi di sicurezza: «la movimentazione di esplosivi e di altri mezzi militari avviene a due passi da un rigassificatore e persino in contemporanea all’arrivo di navi metaniere e al processo di rigassificazione». Il riferimento è al rigassificatore voluto [5] ai tempi dal governo Draghi, tra le polemiche, rimaste inascoltate, di cittadini e comitati.